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IL 18 GENNAIO SCORSO NEL TEATRO ALLO SCALO

In scena 'La Ballata di Za La Mort': buona la prima!

Tante emozioni per l'ottima prova al debutto dello spettacolo

(Foto: Gl. Mar.)

(Foto: Gl. Mar.)

ROMA - Due sedie di legno, un vecchio materasso gettato a terra, una coperta arrotolata, una scodella piena d'acqua, un lume ad olio. Le luci si abbassano fino alla totale oscurità, per tornare qualche istante dopo ad illuminare lentamente la scena. Sulla sedia adesso c'è un vecchio uomo emaciato, con le mani legate dietro la schiena e vistosamente ferito, ed un ragazzo che lo osserva distrattamente mentre è intento a lucidare una scarpa, qualche metro più in la. Così inizia sul palco del teatro Allo Scalo, la prima di "La Ballata di Za La Mort", uno spettacolo semplice ma di intensità grande, scritto eccellentemente, ottimi i costumi, le scene e la musica, nel quale giganteggia su tutto la prestazione degli attori. Massimo Mirani offre al pubblico un'interpretazione toccante di questo vecchio partigiano che viene a trovarsi sotto processo dai suoi stessi compagni a causa di un gesto forse sconsiderato in un momento particolare della storia della Resistenza, alla vigilia dell'ingresso degli americani nella Capitale. 

LA TRAMA. Il leggendario partigiano Za La Mort, il cui vero nome è Quinto Zampa, capo di un gruppo di ribelli delle campagne romane, ruba un paio di stivali ad un ufficiale tedesco. Il gesto, sebbene poco significativo nel corso di una guerra cruenta tra invasori ed oppressi, assume una valenza differente in seguito al recente eccidio delle Fosse Ardeatine. Il Cln, il Comitato di Liberazione Nazionale, infatti, vieta tassativamente qualunque azione che possa portare a conseguenti rappresaglie sulla popolazione civile già martoriata, nel delicato momento in cui la guerra volge al termine e gli alleati sono ormai alle porte della Capitale. Il gesto di Za La Mort ha delle conseguenze anche gravi, pertanto egli viene posto agli arresti da parte dei suoi stessi compagni, secondo le direttive del Cln. Il suo carceriere, un ragazzo di nome Raul, lo lascia morire di fame e di sete mentre attende che arrivi da fuori un giovane capitano del Cln che lo interrogherà per fare chiarezza sull'accaduto e decidere della sua sorte. Il capitano arriva ed interroga a lungo Za La Mort, costringendolo a raccontargli tutta la sua vita anche prima della guerra, quando faceva l'attore. Il confronto tra i due è aspro, e pieno di sbalzi di tensione. Il capitano in alcuni momenti lascia che il vecchio parli e che si rilassi, gli offre da fumare e lo sfama dopo giorni di digiuno e ride di gusto ascoltando alcune parti del racconto, in altri momenti lo minaccia, lo strattona e gli punta la pistola alla tempia quando non ottiene ciò che vuole e necessita di far valere la sua autorità. Pur trasparendo il suo rispetto per quel vecchio uomo, il capitano deve obbedire agli ordini superiori, e per cui quando entra in scena con un biglietto in mano Maria, la giovane donna della quale Za La Mort è forse invaghito, egli è costretto a leggere la sentenza successiva agli accertamenti: Za La Mort è condannato a morte mediante fucilazione. Il vecchio partigiano crede ancora che non verrà giustiziato, e che tutto sia parte di un disegno che serve solo a punirlo severamente e farlo spaventare a morte. Il capitano, esita e si tormenta per qualche attimo, ma poi è costretto ad eseguire la condanna. Muore il leggendario eroe della Resistenza qualche ora prima della liberazione. Cala il sipario. 

LO SPETTACOLO. Lo spettacolo regge interamente sulla grande intensità e spessore che gli attori conferiscono ai loro personaggi, essendo sostanzialmente un interrogatorio nel corso del quale però ciascuno racconta la propria storia e la storia, quella più ampia. Za La Mort vive il dramma della sua prigionia con grande coraggio e sprezzo ed è a tratti irridente nei confronti dei suoi stessi aguzzini. Consapevole del fatto che quelli potrebbero essere gli ultimi istanti della sua vita, non rinuncia nemmeno per un momento alle sue ragioni, alle sue idee e il suo modo di vedere quella guerra che giunge alla fine. Massimo Mirani e Ferdinando Vaselli che interpreta il capitano, conferiscono ai loro personaggi un notevole spessore lasciando intendere al pubblico molto della loro storia, del loro modo di essere e di interpretare il momento storico in cui vivono. E' uno scontro tra due uomini che stanno dalla stessa parte e che hanno lottato ognuno modo proprio contro lo stesso terribile nemico, e che oggi sono l'uno di fronte all'altro come nemici. Il loro confronto è giocato sul filo della tensione di questi sentimenti contraddittori. I momenti di comicità e e distensione si alternano a quelli più drammatici, ed in ciò è fondamentale anche il ruolo del giovane Raul interpretato dal bravo Giuseppe Artale, che li interrompe continuamente. Lo spettacolo ha soprattutto i tempi ed i ritmi perfetti, merito dell'ottimo lavoro svolto in fase di scrittura a seguito di una lunga gestazione, circa due mesi e più di venti prove, come racconta il regista Fabio Galadini. Il risultato è uno spettacolo che tiene sempre alta l'attenzione dello spettatore, suscitando emozioni forti e diverse tra loro. 

dell'inviato Glauco Marino

Roma - 24 Gennaio 2011

Articolo scritto da Glauco Marino
Redazione TevereNotizie.com

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