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VIAGGI & REPORTAGE

Il Venezuela: tra bellezza e contraddizioni

Dalle meraviglie di questi luoghi alla scoperta di due anime e di due cuori del posto

Il centro di Maracaibo (Foto: Oreste Malatesta)

Il centro di Maracaibo (Foto: Oreste Malatesta)

Appena si scende dall'aereo, a Caracas, si intuiscono subito gli aspetti contraddittori del Venezuela, che, comunque, è un paese bellissimo. Il primo contrasto è tra gli slogan della rivoluzione chavista, esposti in ogni angolo dell'aeroporto, e la realtà. Uno slogan, in particolare, mi ha colpito: In Venezuela la povertà è stata sconfitta! A mostrare che questo slogan non è vero sono stati i primi chilometri percorsi in autostrada: sulle colline sono ben visibili i ranchos con le numerose baracche, in cui vive la metà della popolazione di Caracas; oltre 2 milioni di abitanti risiedono in locali di 30 o 40 metri quadri, costruiti abusivamente, coperti da lamiere e privi di servizi igienici. Tuttavia (ed ecco la contraddizione) nei ranchos sono visibili migliaia di parabole satellitari, rivolte verso le stazioni televisive degli Yankiees norte americanos. E, se non c'è spazio per un bagno, nella baracca il posto per una TV a schermo gigante non manca; ed i bambini, dai 10 anni in su, hanno il blackberry, e le ragazze, dai 15 anni in su, trovano i soldi per ritoccarsi il seno, le sopracciglia, le labbra...Con un'espressione di madre Teresa di Calcutta potremmo dire che la maggior parte dei venezuelani non è povera, ma miserabile: secondo la santa di Calcutta i miserabili sono quelle persone che non hanno niente, ma hanno la testa piena dei sogni e dei desideri propri dei ricchi borghesi.

Il clima di Caracas è da paradiso terrestre, perché la città si trova a 1.000 metri di altezza, tra un monte (l'Avila, che è alto 2.700 metri) e l'altro (Bellomonte), con temperature che, per tutto l'anno, sono stabili tra i 23 ed i 30 gradi. Intorno fiorisce una natura che offre, sempre, ogni ben di Dio. Eppure (ecco un'altra contraddizione) è difficile godere questa bellezza, perché il pericolo di essere uccisi, rapinati o sequestrati è reale ed incombente.

La media dei morti per sparatorie a Caracas è di 30 al giorno. Nel 2009, in Venezuela, le persone uccise violentemente sono state circa 28 mila: il doppio dei morti causati dalla guerra in Iraq nello stesso anno. Anche i sequestri di persona sono migliaia ogni anno. I più frequenti sono i piccoli sequestri: una persona viene rapita per 24 ore e portata a fare il giro dei bancomat, costringendola a prelevare danaro fino al prosciugamento del conto corrente o ad esaurimento del limite massimo. Non è noto il numero reale delle rapine che, ormai, non vengono più neanche segnalate alla polizia. Ad esempio, i miei colleghi transalpini, che, in quei giorni, hanno ispezionato l'Ambasciata di Francia, sono stati rapinati all'ingresso dell'Ambasciata stessa, che è ubicata in un quartiere considerato tra i più sicuri della città. Con questo clima sociale, la gente preferisce non uscire la sera, ma rimanere a casa o andare nei clubs, ove la vita dei benestanti si svolge protetta dai corpi delle polizie private.

Più calda ed afosa è la seconda città del Venezuela, Maracaibo, la città del petrolio, fondata dai pirati sulla sponda sinistra di un grande lago, inquinatissimo. Tanti italiani in questa città hanno fatto fortuna, ma, spesso, sono vittime dei sequestri: qui, nel 2009, sono stati sequestrati quasi 100 italo venezuelani. Un pomeriggio anche noi siamo stati fermati, mentre eravamo in macchina, da un gruppo di indios, accampati in un grande prato. Abbiamo temuto una rapina: invece essi ci hanno chiesto i soldi e, dopo averli generosamente accontentati, ci hanno lasciati passare. Questi indios - ci ha detto l'autista - sono venuti a Maracaibo, perché sono stati cacciati recentemente dai loro villaggi, costruiti in mezzo alla foresta: autori degli espropri sono state le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Columbia - Ejercito del pueblo), la guerriglia colombiana che ha le basi logistiche nel Venezuela. Poveri indios! Prima erano i latifondisti e cacciarli dalle loro terre, oggi sono i guerriglieri, l'esercito del popolo!

In passato ero già stato in Venezuela ed ho potuto vedere alcune meraviglie, che in questa occasione, non ho sono riuscito a visitare. Otto anni fa andai a Los Roques, un arcipelago da favola; ma quest'anno, un uragano, che ha investito le isole del Caribe, mi ha scoraggiato. Una mia collega ha rischiato ed, una domenica, è andata: dopo mezz'ora di volo da Caracas, è atterrata in un paradiso terrestre, un centinaio di isolette, a 80 Km dalla costa del Venezuela, che affiorano dall'acqua e che sono separate da brevi tratti di mare, con una profondità massima di 2 - 4 metri. I fondali limpidissimi, in quell'arcipelago, mostrano i coralli dai colori più diversi e tutti vivissimi: il rosa diventa improvvisamente viola e, poi, verde. Il bianco della sabbia, di tanto in tanto, è interrotto dalle rosse stelle marine, che si lasciano prendere in mano senza opporre resistenza.

L'altra bellezza che non ho potuto vedere è stato il Salto Angel, la cascata più alta del mondo (1.000 metri), che si trova a sud, verso i confini con il Brasile, in una zona (Canaima), dove la natura è incontaminata, perché non conosce insediamenti umani. In effetti i 28 milioni di venezuelani sono concentrati sulla costa del nord, in particolare tra Caracas e Maracaibo. Il resto del Venezuela, che è grande tre volte l'Italia, è praticamente disabitato. A Canaima non sono potuto andare perché, da Caracas (andata e ritorno), ci volevano tre giorni ed io, in quella parte dell'America, ero andato...per lavoro. Se il Venezuela non fosse un paese così pericoloso, consiglierei a tutti di visitarlo; soprattutto non è da perdere Los Roques e Salto Angel.

L'incontro con due ragazze di 22 anni, con storie diverse, conosciute per motivi di lavoro, mi ha mostrato un'altro contrasto: la bellezza fisica e quella del cuore. La prima ragazza è Miss Venezuela International, che mi è stata presentata nella sede del Consolato d'Italia a Caracas, ove, una mattina, si è recata per chiedere il passaporto italiano (sua madre è italiana e, di conseguenza, ella è anche cittadina italiana). Inutile dire che è una ragazza bellissima, brillante, perfetta in ogni curva e fattezza, con un sorriso da diva e lanciata verso il mondo dello spettacolo, della ricchezza, delle soddisfazioni... Tutti la cercano, le elogiano, desiderano starle accanto e poter raccontare, come faccio io, di averla conosciuta. Non ricordo il suo nome, ma si può scoprirlo, leggendo i magazines a carta patinata, abbondanti sia in Italia che in America. La seconda ragazza, invece, fa la contabile presso una società di lavoro interinale. A 22 anni è già mamma di due bambini, essendosi sposata a 17 anni. Ella non ha le forme perfette di miss Venezuela, anzi è abbastanza arrotondata e un po' sformata, come succede alle donne che hanno partorito di recente. Sul suo volto sono evidenti varie cicatrici, probabilmente causate da un incidente. E' una delle poche donne venezuelane che non ha pensato di ricorrere all'estetista per rifarsi. Il marito, che fa l'imbianchino, la ama così come è. La giovane mamma non è lanciata verso le vette del successo: si accontenta di guadagnare il pane quotidiano, onestamente, con il suo modesto lavoro. Si vede che è contenta della vita e del suo compito: educare i figli ed amare il marito. A questa ragazza nessuno chiede gli autografi, nessuno rotocalco le riserva attenzioni, nessuno le chiede di farsi con lei le fotografie. Ho sbagliato a dire nessuno: i figli ed il marito la cercano e la fanno sentire desiderata ed amata. E' evidente che è una donna amata. Si vede dallo sguardo sereno e materno; anche se qualche precoce ruga, appena accennata sulla fronte, non nasconde le fatiche della vita e qualche dolore. E la sera, quando torna a casa, recita un rosario, affidando alla Madonna la sua famiglia.  La mia preferenza è tutta per la bellezza matura di questa giovanissima mamma e lavoratrice. E' una bellezza semplice ed attraente perché non ha nulla di artefatto: vive in armonia con il suo destino, accettato e riconosciuto come buono. E quando ha deciso di sposarsi, non ha ascoltato quelli che le dicevano "Sei troppo giovane, divertiti prima!". Ha abbracciato la realtà, che le veniva incontro con il volto del marito e dei figli, e l'ha amata. Anche miss Venezuela mi ha fatto tenerezza e un po' di compassione, perché tutti apprezzano la sua bellezza appariscente, la perfezione del suo corpo, come se fosse una statua greca, una Venere di Milo. Invece, anche questa ragazza necessita di quell'attenzione cordiale, che merita qualsiasi essere umano (bello o brutto, famoso o ignorato), perché anche lei è bisognosa di felicità e di amore. 

L'articolo e il reportage fotografico sono di Oreste Malatesta

- 25 Novembre 2010

Articolo scritto da Oreste Malatesta
Redazione TevereNotizie.com

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