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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 16 agosto 2009

Il commento della XX^ Domenica del Tempo Ordinario è di Suor Piera Cori

Il Vangelo di Giovanni è, a mio modesto parere, il più bello e profondo, ma richiede un salto dal dato concreto e storico fin dentro il mondo dell'anima, lì dove regna sovrana la bellezza dell'essere umano creato da Dio. Gesù diventa cibo, quindi vita, per colui che cerca la fonte e il profondo significato dell'esistenza. La nostra mente metabolizza migliaia di parole, immagini, fatti, ma ha bisogno di cibo buono e sano per ritrovare la giusta dimensione, umana e buona, che si apre sull'infinito progetto di una vita gioiosa e piena di significati, malgrado i problemi che tutti viviamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni
(Giov. 6,51 -58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

IL COMMENTO DI SUOR PIERA CORI. LA STORIA DEL "PAESE DEI POZZI". Qualche anno fa ho ascoltato la storia del "Paese dei pozzi", mi è piaciuta molto per questo ve la voglio raccontare. C'era un paese abitato solo da pozzi, pozzi colorati. Un paese arido, perché quel paese ha pozzi senza acqua. Ogni pozzo è pieno di tante cose, le più varie, le più stravaganti. La vita nel paese trascorre tranquilla, sempre uguale, un po' monotona per la verità. Ogni tanto si scambiano una parola sugli ultimi acquisti o si lamentano perché il paese non offre sufficienti attrazioni. Un giorno un pozzo torna con una novità: l'apertura di un nuovo supermarket con prezzi favolosi. Di nuovo il paese si anima e il pozzo marrone comincia a dare una sistemata alle sue cose per far spazio alle nuove che desidera acquistare. Vuole proprio dare una bella sistemata, da tempo non arriva in profondità e così si dà da fare. Nel fondo della sua realtà si accorge di una sensazione di freschezza che è così bella! È tutta un'altra cosa, rispetto all'aridità della superficie. Allora cerca di comunicare la scoperta agli altri pozzi: "ragazzi, cercate nel vostro profondo proverete una sensazione meravigliosa". Alcuni lo prendono in giro, altri invece cominciano a cercare. Il pozzo azzurro si accorge che quella cosa nel fondo non dona solo freschezza, ma è anche luminosa. È così entusiasta che getta via tutto quello che ha, tutto ciò che occupa spazio per lasciare posto solo all'acqua. Il paese questa volta si anima davvero, anche i più restii sono contagiati dalla novità dell'acqua e così si danno da fare per liberarsi di tutto ciò che non serve. Anche il rapporto tra i pozzi è diverso, si salutano con gentilezza e si accorgono che intorno la terra comincia a fiorire. Un giorno alcuni pozzi si chiedono: "ma da dove viene questa sostanza così preziosa?" Notano che viene dalla montagna. Come mai, si dicono l'un l'altro, non ce ne siamo mai accorti? Eppure la montagna è sempre stata lì in mezzo a noi e non ce ne siamo mai accorti! A noi che come i pozzi della storia, siamo così presi e preoccupati da troppe cose, affannati cercatori di apparenti felicità, la liturgia di oggi ci invita a cercare e a gustare ciò che conta, ciò che serve per la vita. È la voce della sapienza, nella prima lettura che chiama tutti a un banchetto imbandito nella casa forse costruita apposta per questa festa. Casa lussuosa dalle sette colonne. La mensa è ricca, viene descritto il cibo preparato e il vino che accompagnerà le pietanze succulenti. Poi manda le sue ancelle a far conoscere il suo invito. E l'annuncio, fatto nei punti più alti della città, riguarda anche noi, inesperti di sapienza. Ci chiama, ci invita, perché nutriti alla sua mensa troviamo il coraggio di abbandonare l'inesperienza, la stoltezza, per scegliere sapienza, per andare verso la via dell'intelligenza. L'intelligenza non è la semplice cultura, o il sapere le cose. L'intelligenza è la capacità di leggere dentro le cose per coglierne il senso, il valore e il bene per la nostra vita. Questa sapienza dal volto femminile, ci racconta l'amore provvidente di un Dio che si "china verso di noi per darci da mangiare". Dio nella liturgia di oggi si fa gustare e vedere nella sua bontà, nella sua misericordia. Il Vangelo ci mostra a che vertice arriva questa misericordiosa bontà del Signore. Lui offre se stesso come carne da "mangiare". Per sette volte Giovanni nel suo Vangelo ripete questo termine. È un termine importante. Mangiare significa fare comunione. Noi siamo chiamati a nutrirci di lui. Ad accogliere questa Alleanza eterna che Dio offre a tutti ma che ciascuno di noi è chiamato ad accogliere personalmente. Nella celebrazione eucaristica fatta di tanti 'amen' che come popolo di chiamati pronunciamo insieme, fa eco l'amen personale del momento della comunione, quando ciascuno di noi accogliendo il Dono di Dio, s'incammina verso di Lui per ricevere quel dono di amore che chiede a chi l'accoglie di diventare amore capace di mostrare l'amore accolto. Essere cristiani non è garanzia di nulla se non c'è nella volontà e nel cuore dell'uomo il desiderio di vivere con saggezza, di vivere secondo lo Spirito. Che il Signore ci sostenga in questa volontà di bene.

Il commento è di suor Piera Cori

- 15 Agosto 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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