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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 9 febbraio 2020

Il commento della V Domenica del Tempo Ordinario è di Don Mario Simula

Voi siete sale, voi siete luce. Sale che conserva le cose, minima eternità disciolta nel cibo. Luce che accarezza di gioia le cose, ne risveglia colori e bellezza. Tu sei luce. Gesù lo annuncia alla mia anima bambina, a quella parte di me che sa ancora incantarsi, ancora accendersi. Tu sei sale, non per te stesso ma per la terra. La faccenda è seria, perché essere sale e luce del mondo vuol dire che dalla buona riuscita della mia avventura, umana e spirituale, dipende la qualità del resto del mondo. Come fare per vivere questa responsabilità seria, che è di tutti? Meno parole e più gesti. Che il profeta Isaia elenca, nella prima lettura di domenica: «Spezza il tuo pane», verbo asciutto, concreto, fattivo. «Spezza il tuo pane», e poi è tutto un incalzare di altri gesti: «Introduci in casa, vesti il nudo, non distogliere gli occhi. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà in fretta». E senti l'impazienza di Dio, l'impazienza di Adamo, e dell'aurora che sorge e della fame che grida; l'urgenza del corpo dell'uomo che ha dolore e ferite, ha fretta di pane e di salute. La luce viene attraverso il mio pane quando diventa nostro pane, condiviso e non possesso geloso. Il gesto del pane viene prima di tutto: perché sulla terra ci sono creature che hanno così tanta fame che per loro Dio non può che avere la forma di un pane. Guarisci altri e guarirà la tua ferita, prenditi cura di qualcuno e Dio si prenderà cura di te; produci amore e Lui ti fascerà il cuore, quando è ferito. Illumina altri e ti illuminerai, perché chi guarda solo a se stesso non s'illumina mai. Chi non cerca, anche a tentoni, quel volto che dal buio chiede aiuto, non si accenderà mai. È dalla notte condivisa che sorge il sole di tutti. «Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, ricco di sale e di luce, e non partecipo all'esistenza degli altri, se non mi dischiudo agli altri, posso essere privo di peccati, e tuttavia vivo in una situazione di peccato» (G. Vannucci). Ma se il sale perde sapore con che cosa lo si potrà rendere salato? Conosciamo bene il rischio di affondare in una vita insipida e spenta. E accade quando non comunico amore a chi mi incontra, non sono generoso di me, non so voler bene: «non siamo chiamati a fare del bene, ma a voler bene» (Sorella Maria di Campello). Primo impegno vitale. Io sono luce spenta quando non evidenzio bellezza e bontà negli altri, ma mi inebrio dei loro difetti: allora sto spegnendo la fiamma delle cose, sono un cembalo che tintinna (parola di Paolo), un trombone di latta. Quando amo tre verbi oscuri: prendere, salire, comandare; anziché seguire i tre del sale e della luce: dare, scendere, servire. (commento di Padre Ermes Ronchi)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: " Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte,
né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli."


IL COMMENTO DI DON MARIO SIMULA: "LA DEBOLEZZA IRRESISTIBILE DELLA CROCE". Tutti siamo un po' buoni. Tutti doniamo qualcosa. Obbediamo alla naturale vocazione alla solidarietà. Questo atteggiamento da persone con la coscienza apposto, in realtà un atteggiamento da sazi e da soddisfatti, sembra bastarci. La Parola di Dio ci fa entrare molto più in profondità riguardo al bene da compiere. Vuole condurci a scoprire le motivazioni e gli effetti del bene che compiamo. Sullo sfondo di ogni atto di bontà, vuole che intravvediamo “Dio servito negli ultimi”. Ci aiuta a prendere coscienza di un amore consapevole, generoso e totale, che assume, se vissuto alla maniera di Dio, la colorazione di un sacrificio profumato, proteso come incenso verso di Lui.
Dobbiamo capire questo: se dividiamo, se accogliamo, se vestiamo, se diamo un tetto, se visitiamo, se ci accorgiamo senza clamore dei bisogni, sorgerà come aurora la nostra luce.
In quei momenti di dono delle nostre persone e del nostro amore non siamo i benemeriti della generosità. Piuttosto guariremo dalle nostre ferite, perché Dio le rimarginerà. Scoprendo i bisogni di chi ci sta attorno, mettendoci al servizio di questi bisogni, ogni nostra preghiera rivolta al Signore, troverà la sua risposta. Noi lo invocheremo e sarà Lui a dirci: “Eccomi!”. Sarà Lui a mettersi a nostra disposizione.
La nostra luce brillerà fra le tenebre, e le nostre tenebre saranno come un tramonto radioso, se ci spenderemo contro l'oppressione, contro le parole ingiuste, contro ogni sopraffazione, contro ogni fame blasfema, contro ogni silenzio davanti al cuore afflitto, contro ogni emarginazione del malato e dell'anziano e di ogni persona che non accresce la nostra visibilità.
Tuttavia dobbiamo ricordare sempre che non sono soltanto gli altri a trascurare l'amore. Talvolta siamo noi a dimenticare l'amore. Non riconosciamo il Volto di Dio, ciò che gli dà gioia.
Se noi serviamo a qualsiasi costo la giustizia, se abbiamo il coraggio delle nostre opere contro corrente e fuori moda, contrarie alle opinioni maggioritarie, ci seguirà la Gloria di Dio. Dio sarà dietro di noi per incoraggiarci, per rendere irresistibile la nostra azione, per trasformarla in denuncia coraggiosa e piena di speranza, instancabile anche se motivo di sofferenza.
Pensiamo seriamente a ciò che scrive san Paolo, scrivendo a noi anche se la lettera è destinata ai Corinzi. Scopriamo un'ulteriore ragione che ci deve spingere a condividere l'amore. Paolo non sa altro se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso.
Amo gli inamabili, visito gli inospitali, nutro chi non può restituirmi la stessa attenzione perché essi sono “il nulla”.
Perché non so altro se non Gesù Cristo e Gesù Cristo Crocifisso. Dietro la maschera della miseria di ogni tipo c'è il suo volto.

Non possiamo rimandare come persone e come chiesa le domande inquietanti del Vangelo. Perché siamo chiamati ad amare le povertà? Perché siamo mandati a sconfiggere le ingiustizie? Perché dentro di noi deve bruciare il fuoco dell'indignazione contro ogni opulenza e stando accanto ad ogni miseria?
La risposta è una sola: noi conosciamo Cristo Crocifisso. Noi siamo debolezza di Cristo Crocifisso. Noi siamo debolezza dei nudi, degli affamati, degli smarriti, degli inascoltati, degli anonimi, degli scartati, dei miserabili, dietro i quali e nei quali è Gesù il Crocifisso.
Essere Luce che brilla visibile per tutti. Essere città sopra il monte, essere sale che insaporisce di forza e di franchezza la nostra presenza nella storia di tutti i giorni è ciò che Gesù chiede.
A Gesù non piacciono né i credenti né le comunità camuffate, timorose, nascoste, che non scandalizzano mai nessuno, perché rassomigliano a tutti i pagani del mondo.

Anche se con fatica, la nostra luce deve risplendere, il nostro sale deve insaporire.
Gesù va oltre. Tutti devono vedere le nostre opere buone, non perché possano darci gli attestati di benemerenza o le medaglie al valore, ma perché guardando la nostra vita, glorifichino il Padre che è nei cieli.

O un'autentica rivoluzione evangelica sconquassa la nostra vita e le nostre comunità oppure lentamente moriremo di insignificanza. Avremo tenuto nascosto il volto e l'amore di Gesù. Avremo ostentato, esclusivamente, il nostro volto sbiadito.

Il commento al Vangelo è di Don Mario Simula

- 08 Febbraio 2020

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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