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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 8 novembre 2009

Il commento della XXXII Domenica del Tempo Ordinario è di padre Romeo Ballan

Leggendo alcuni passi della la vita di Madre Teresa di Calcutta o di alcuni grandi santi, si capisce il Vangelo di oggi. Loro, i santi, hanno fatto un salto, si sono fidati e affidati a ciò che si chiama Provvidenza di Dio. Erano poveri, basti pensare a Don Bosco, ma hanno osato e hanno fatto grandi cose. Le vedove, ai tempi della Bibbia e del Vangelo, erano tra le persone più povere; non avevano la pensione e non avevano diritti perché donne. Come sempre, Dio sceglie i poveri, come amici e come esempi, in barba agli ipocriti e ai potenti che usano il potere per loro stessi e non per fare il bene di tutti. Essi riceveranno una condanna più severa, dice Gesù. Vi è mai capitato di sentire la fatidica frase "lei non sa chi sono io?". A me fa ridere, ma in verità quante sono le persone che usano il proprio potere, piccolo o grande, per aiutare gli altri e fare un po' di bene? Viste le condizione sociali, penso non molti. Non si può pretendere che tutti diventino Madre Teresa o Don Bosco, ma che usino il loro piccolo potere per fare il bene si. Fare bene il proprio mestiere e metterci una goccia di miele sarebbe già un buon inizio. Gesù, i Santi, hanno dato la vita, l'amore, la gioia, la salvezza, noi che diamo?

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

IL COMMENTO E' DI PADRE ROMEO BALLAN. Dare dalla nostra povertà . RIFLESSIONI. Nella selva del Brasile, un missionario chiese un giorno a un indio della etnia Yanomami: "Chi è buono?" E l'indio gli rispose: "Buono è colui che condivide". Una risposta in sintonia con il Vangelo di Gesù! Ne danno testimonianza le due donne, vedove e povere, ambedue esperte nella fatica per vivere, protagoniste del messaggio biblico e missionario di questa domenica.

DALLE LETTURE. In terra di pagani, a nord della Palestina, la vedova di Sarepta (I lettura), nonostante la scarsità di viveri in epoca di siccità, condivide l'acqua e il pane con il profeta Elia, che sta fuggendo dalla persecuzione del re Acab e della regina Gezabele. Quella vedova, ormai stremata (v. 12), si è fidata della parola dell'uomo di Dio, e Dio non le ha  fatto mancare il necessario per vivere lei, suo figlio e altri familiari (v. 15-16). A dispetto della malvagità della coppia reale, la protezione di Dio si manifesta a favore del suo inviato (Elia) e dei poveri. La scena si ripete sulla spianata del tempio di Gerusalemme, luogo ufficiale del culto, dove Marco (Vangelo) presenta due scene contrastanti. Da un lato, gli scribi: i presunti sapienti della legge, gonfi di vanità fino all'ostentazione (fanno sfoggio di vestiti lussuosi, cercano i saluti e i primi posti), presuntuosi fino a manipolare Dio con lunghe preghiere, e persino voraci divoratori delle case delle vedove (v. 40). Dall'altro lato, Gesù mette in evidenza il gesto furtivo di una vedova povera che, con la massima discrezione, senza farsi notare, getta nel tesoro del tempio due monetine, che era "tutto quanto aveva per vivere" (v. 44). Sono pochi centesimi, di valore immenso. Lei non dà molte cose, come i ricchi, ma dà molto, tutto, come dice il testo greco: "tutta la sua vita".  

IL PROFITTO E LA GRATUITA'. Il profitto e la gratuità sono messi a confronto. Gli scribi ostentano una religiosità per profitto personale: anche nel fare opere buone cercano il loro interesse, sono vittime della cultura dell'apparire. Gesù, al contrario, esalta nella vedova la gratuità, umiltà e distacco: essa si fida di Dio e a Lui si abbandona. Ritorna qui l'insegnamento radicale del Vangelo di Marco nelle domeniche precedenti: il vero discepolo di Gesù vende tutto, lo da ai poveri, offre la vita come ha fatto il Maestro in riscatto per tutti (II lettura, v. 26), ama Dio e il prossimo con tutto il cuore. Per lei, questo duplice amore è più importante della sua stessa sopravvivenza(*). Per il Regno di Dio non è importante dare molto o poco; l'importante è dare tutto. Già il Papa S. Gregorio Magno affermava: "Il Regno di Dio non ha prezzo; vale tutto ciò che si possiede". Bastano anche due spiccioli, o "anche un solo bicchiere d'acqua fresca" (Mt 10,42). Il dono offerto dalla propria povertà è espressione di fede, di amore, di missione. (...) Paolo, Saverio, Comboni, Teresa di Calcutta e tanti altri missionari, hanno vissuto la loro vocazione all'insegna della Croce, affrontando sofferenze, ostacoli e incomprensioni, nella convinzione che "le opere di Dio devono nascere e crescere ai piedi del Calvario" (Daniele Comboni). Il missionario pone al centro della sua vita il Signore crocifisso, risorto e vivente, perché ritiene che la potenza di Cristo e del Vangelo si rivelano nella debolezza dell'apostolo e nella precarietà dei mezzi umani (cf Paolo). Nelle situazioni di povertà, abbandono e morte, il missionario scopre in Cristo crocifisso la presenza efficace del Dio della Vita e una moltitudine di fratelli da amare e da valorizzare, portando loro il Vangelo, messaggio di vita e di speranza.  

PAROLA DEL PAPA(*). "Fedele all'invito del suo Signore, la Comunità cristiana non mancherà di assicurare all'intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare «gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società». Ad ogni discepolo di Cristo, come anche ad ogni persona di buona volontà, rivolgo pertanto il caldo invito ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso. Resta infatti incontestabilmente vero l'assioma secondo cui combattere la povertà è costruire la pace". (Benedetto XVI - Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2009, n. 15)

Il commento è di Padre Romeo Ballan

- 06 Novembre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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