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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 6 settembre 2009

Il commento della XIII Domenica del Tempo Ordinario è di padre Romeo Ballan

Il Vangelo ci presenta oggi un altro miracolo. I miracoli di Gesù hanno un significato che va ben oltre il fatto che viene narrato: la guarigione di un sordomuto è in verità il superamento di un limite presente nel comportamento di molte altre persone. Si vuole sconfiggere  l'incapacità di ascoltare e di comunicare che isola l'essere umano e lo disumanizza. L'infermità è il simbolo di un peccato (attenzione, non si vuole dire che il sordomuto è un peccatore), di una forma di male che allontana l'uomo da Dio e da una vita felice. Gesù, nei miracoli di guarigione,  ristabilisce la vera natura umana rendendola conforme all'ordine originario che le ha dato vita.

Dal Vangelo secondo Marco
(Mc 7,31-37)
 

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

IL COMMENTO  DI PADRE ROMEO BALLAN. Missione è ascolto di Dio e opzione per i poveri. Riflessioni. Il brano evangelico inizia con un tocco di apertura a regioni e popoli lontani. Le indicazioni geografiche del Vangelo di Marco inquadrano il miracolo della guarigione del sordomuto in zone periferiche, lontane dai centri abituali del popolo ebraico. Tiro, Sidone, mare di Galilea, Decàpoli... (v. 31) corrispondono oggi al sud del Libano e alla regione settentrionale di Israele. Fanno parte degli attuali scenari di conflitti bellici che insanguinano vaste regioni del Medio Oriente. Per quelle strade, che erano zone di 'pagani' e di commercianti, passò un giorno Gesù, suscitando lo stupore di tutti: "Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!" (v. 37). Il miracolo della guarigione del sordomuto può avere anche un'applicazione emblematica alla situazione attuale del conflitto medio-orientale e di ogni altro conflitto: le soluzioni nascono ascoltandosi e dialogando.

Il messaggio della Parola di Dio in questa domenica è globale, va in profondità: è un invito ad ascoltare Dio e ascoltare il povero per amore di Dio, fino ad annunciargli che Dio fa bene ogni cosa (v. 37) e opera il bene per tutti, indistintamente. Il verbo ascoltare abbonda nell'Antico Testamento (più di 1100 volte), riferito in primo luogo a Dio che ascolta sempre il grido del povero; e riferito spesso all'uomo: "Ascolta, Israele..." (Dt 6,4). Perciò la sordità è considerata, nella Bibbia, una patologia grave, perché evoca il rifiuto della Parola di Dio. Quando Dio interviene per salvare il suo popolo, gli apre simbolicamente gli occhi, gli orecchi, la bocca... (I lettura), perché possa vedere, ascoltare, parlare, saltare: entrare, cioè, in contatto con Dio e con i fratelli. In questo modo, assicura il profeta, l'acqua vitale scorrerà anche nella steppa e nel deserto (v. 6-7).

"Il primo servizio che dobbiamo rendere ai fratelli è quello dell'ascolto. Chi non sa ascoltare il proprio fratello, presto non saprà neppure ascoltare Dio, sarà sempre lui a parlare, anche con il Signore" (Dietrich Bonh-ffer). Chi ha fatto veramente l'esperienza di ascoltare Dio, sa ascoltare anche il fratello e farsi suo accompagnatore per condurlo a Dio, come nel caso del sordomuto, che qualcuno condusse presso Gesù pregandolo di imporgli la mano (v. 32). Accompagnare, condurre altri è il gesto missionario per eccellenza, un gesto che corrisponde ai genitori, ai padrini, agli educatori nella fede..., nella consapevolezza, però, che solo Dio può pronunciare con efficacia l'effatà (apriti: v. 34), che tocca il cuore delle persone e le fa giungere alla fede.

Gli effetti del miracolo di Gesù sono descritti come apertura degli orecchi, come scioglimento della lingua, come correttezza nel parlare, come stupore e proclamazione missionaria del fatto avvenuto (v. 35-37). Il card. Carlo M. Martini, nella sua lettera pastorale "Effatà, Apriti" (Milano 1990) commentava: "Tale capacità di esprimersi diviene contagiosa e comunicativa... La barriera della comunicazione è caduta, la parola si espande come l'acqua che ha rotto le barriere di una diga. Lo stupore e la gioia si diffondono per le valli e le cittadine". Nel mondo attuale, che insegue ad ogni costo la comunicazione rapida, on-line, resta la sfida di umanizzare la comunicazione, aprirne i canali a tutti i livelli e con ogni persona, con un'attenzione speciale ai più deboli e ai più lontani.

Fra le persone da ascoltare -che sono poi tutte le persone, senza esclusione di alcuna!- Dio ci insegna che ci sono i 'preferiti', cioè i poveri. Egli dà coraggio ai più deboli, cura i malati e i derelitti (I lettura). Da parte sua, San Giacomo (II lettura) dichiara perversi (v. 4) i giudizi di quanti discriminano le persone in base alla condizione socio-economica e afferma un principio generale di condotta: "Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno?" (v. 5). Questa scelta dei poveri, per quanto non possa escludere nessuno, non è un'opzione facoltativa o alternativa, ma un criterio di azione: è lo stile di Dio, e quindi diventa un'imposizione per l'attività pastorale e missionaria della Chiesa, come afferma con forza Giovanni Paolo II. (*) Soltanto così l'annuncio missionario diventa credibile e universale.

PAROLA DEL PAPA.  (*) "Nessuno può essere escluso dal nostro amore, dal momento che «con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo» (GS 22). Ma stando alle inequivocabili parole del Vangelo, nella persona dei poveri c'è una Sua presenza speciale, che impone alla Chiesa un'opzione preferenziale per loro. Attraverso tale opzione, si testimonia lo stile dell'amore di Dio, la sua provvidenza, la sua misericordia, e in qualche modo si seminano ancora nella storia quei semi del Regno di Dio che Gesù stesso pose nella sua vita terrena venendo incontro a quanti ricorrevano a lui per tutte le necessità spirituali e materiali". (Giovanni Paolo II - Lettera apostolica Novo Millennio Ineunte (6.1.2001) n. 49)

Il commento è di padre Romeo Ballan 

- 04 Settembre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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