Stampa

PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 5 settembre 2010

Il commento della XXIII Domenica del Tempo Ordinario è di Don Marco Pedron

Questa settimana, approfittando della bellezza e della profondità della prima lettura tratta dal Libro della Sapienza dell'Antico Testamento, tacitiamo i nostri pensieri tumultuosi e lasciamo parlare Dio. Dal libro della Sapienza (Sap 9,13-18): Quale uomo può conoscere il volere di Dio?  Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri. A stento ci raffiguriamo le cose terrestri, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi può rintracciare le cose del cielo? Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirito dall'alto? Così furono raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono ammaestrati in ciò che ti è gradito; essi furono salvati per mezzo della sapienza.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,25-33

In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo".  

IL COMMENTO DI DON MARCO PEDRON. Solo la realtà esiste. Nel vangelo di oggi Gesù è veramente duro, ma così duro da togliere il fiato. Il vangelo esordisce dicendo: "Siccome molta gente andava da lui...". Noi siamo molto contenti quando c'è tanta gente, quando c'è molta folla, quando siamo in tanti. Ma questa non sembra davvero la logica di Gesù. Gesù non vuole raduni oceanici, né gente che lo segue per fanatismo, né gente che lo segue perché in famiglia tutti fanno così, né perché si è sempre fatto così. Vedendo tutta questa gente Gesù dice: "Ma avete la più pallida idea di cosa voglia dire seguirmi? Avete la ben che minima idea di cosa vi chiedo? Siete molto entusiasti e vi proclamate facilmente cristiani e battezzati, ma sapete cosa vuol dire?". Il vangelo dice: "Chi non odia il padre, la madre, il figlio, le sorelle non può essere mio discepolo". Vi chiedo: che effetto vi fanno queste parole? Cosa vogliono dire? Se Gesù avesse detto: "Se uno viene a me e odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli e le sorelle, non può essere mio discepolo", tutto sarebbe molto semplice. Saremmo d'accordo tutti con le parole di Gesù. E invece no! Dice proprio il contrario. Queste parole ci sono scritte un sacco di volte nel vangelo: perché? Al posto di padre, di madre, di figli, io ci metto il nome di mio padre, di mia madre, dei miei figli, di mio marito. E adesso cosa provate? Cosa sentite dentro di voi? Non vi fanno un po' di paura? Non sarebbe meglio che non fossero scritte nel vangelo? Con queste parole Gesù vuol dire che c'è un amore che libera e un amore che lega. C'è un amore che ti fa libero, che ti ridona a te, e un amore che ti ingabbia, che ti imprigiona e che ti lega a sé. L'amore ci salva se ci libera; ci uccide se ci lega. Prova a chiederti: come amo? Come sono stato amato? Quando una persona vuole che io faccia come dice lui: sta facendo il mio bene? Ma che amore è quello che fa solo come piace a noi? In tutte queste situazioni quando  l'affetto, l'amore, la famiglia, gli amici, i rapporti mi impediscono di seguire il mio vero bene, cioè la volontà di Dio, devo distaccarmi, devo separarmi e andare. Non è molto più facile fare come tutti ed essere accettati dal collettivo, dalla società, dagli altri, piuttosto che esporsi per seguire la propria strada, essere se stessi nella propria unicità di figli di Dio e seguire la sua chiamata? Mentre tutti noi cerchiamo di essere uguali agli altri, Gesù ci ricorda che ciascuno di noi è diverso dagli altri. Se non abbiamo il coraggio di differenziarci, di separarci da ciò che tutti dicono, che tutti fanno, per intraprendere la nostra strada, unica, pensata e voluta solo per noi; se non abbiamo il coraggio di vincere la paura dell'abbandono, della solitudine, dell'impopolarità, dell'essere giudicati, non possiamo seguire Gesù. Vi pare che sia facile tutto questo? Vi pare che non sia una croce? Vi va ancora di seguirLo?

LA LOGICA DEL MONDO. Essere voluti bene dagli amici è una cosa buona e bella. Andare bene a scuola è una cosa buona. Essere stimati e rispettati è una cosa buona. Essere belli e attraenti; sentirsi in grazia è una cosa buona. Essere efficienti, organizzati, sapersi ben programmare è una cosa buona. Tutte cose buone, ma sono una droga quando iniziamo a sentire che senza di loro non potremo più vivere. Allora abbiamo paura di perderle. Allora ci si attacca e con tutte le forze ci si lega. In quel momento non più le cose servono a noi, ma noi serviamo le cose. Non più amiamo le persone ma abbiamo assoluto bisogno di essere amati. In quel momento perdiamo la nostra libertà. Cosa non facciamo per essere voluti bene! Alcune persone pur di essere amate, riconosciute, pur di ricevere briciole di amore, si sposano con "personaggi" che mai  le potranno amare; altre mandano giù di tutto e immolano la propria vita solo perché temono di cambiare o di rimanere da sole; altre si impediscono di esprimere le loro doti, la loro creatività, la loro emotività e fantasia; altre si distruggono nel posto di lavoro per ricevere (e non arriva mai!) un "bravo", un "grazie!". Gesù dice: "Staccati, separati da tutto questo. Se vivi così rovini la tua vita". Noi abbiamo bisogno di essere amati, di essere riconosciuti, voluti, accolti, abbracciati, che qualcuno stia con noi. C'è stato un tempo (quand'eravamo bambini) in cui non potevamo viverne senza e abbiamo fatto di tutto pur di averne almeno un po'. Ma se per fare questo oggi perdiamo la nostra identità, ci adattiamo e siamo disposti a tutto, allora quest'amore ci rende schiavi, dipendenti e fa di noi qualcosa che non siamo. E ce ne dobbiamo staccare, anche se è difficile, anche se è doloroso, anche se è lacerante. Ci sono delle donne, degli uomini, che amano troppo (non è amore!), che pur di stare insieme si annullano, perdono la propria libertà, che sopportano cose insopportabili, che accettano tutto. Bisogna non permettere agli altri di farci il male; bisogna non rimanere dove la gente ci ferisce. L'amore è una faccia della medaglia. L'altra è la libertà. Una medaglia ha sempre due facce. Non c'è amore vero senza libertà. L'amore è la faccia bella della vita. La libertà la faccia esigente. L'amore crea unioni, la libertà crea persone. L'amore senza libertà crea solo legami di fusione, di confusione, di simbiosi e di paura. E' come essere ancora attaccati al cordone ombelicale. Non si è sciolti, slegati, indipendenti. L'amore con la libertà crea una persona che non marcia più al ritmo dei tamburi della società, ma segue la danza, la musica che sgorga dal proprio cuore. A volte è in sintonia con quella degli altri, a volte no. Chi è libero può seguire Iddio. Chi è occupato segue (ovviamente) qualcun altro.

LA LOGICA DI GESU'. Gesù non vuol dire che non bisogna amare il padre, la madre, i figli, gli amici. Ma vuol dire: fa' che tutti i legami siano liberanti, che vivano della libertà. Liberati da tutti i legami che ti imprigionano e che ti condizionano, da tutte le camicie di forza. Sii libero. Tieni tutto ciò che c'è da tenere ma non farti trattenere da ciò che uccide la tua anima. Gesù è molto radicale: "Lascia, staccati, liberati dagli attaccamenti". Anche Lui fece così... e non fu capito (cfr Mc 3, 21). Grande compito della nostra vita è diventare figli di Dio. Noi veniamo da una madre e un padre. Ci piaccia o no, è così. Noi siamo i loro figli. Non solo abbiamo in noi le somiglianze fisiche, ma "prendiamo" dai nostri genitori anche le somiglianze caratteriali, emotive e interiori. Siamo un miscuglio di nostro padre e di nostra madre. Ma il grande compito della vita non è quello di diventare come loro (loro ci sono già, Dio non crea fotocopie!) ma di diventare figli di Dio perché è Dio il nostro Padre vero e la Vita la nostra madre vera. Poi Gesù fa due esempi per dire: "Fai i conti con la realtà". I due esempi si riferiscono a quanto appena detto: "Se vuoi seguire Gesù fa' i conti con ciò che questo vuol dire ed implica". Ma ciò che Gesù dice per chi lo vuol seguire, vale per ogni cosa. Se devi costruire una torre calcolerai prima quanto materiale hai a disposizione, è ovvio. Se devi affrontare una battaglia calcolerai quanto è forte il nemico, è ovvio. Se vuoi laurearti calcola quanto sei disposto a studiare. Per ogni cosa fa i conti con la realtà. Un giorno mia madre mi disse di spolverare in salotto, dove c'era un vaso molto costoso e pesante. Dissi a mia madre che l'avrei spostato. Lei mi disse ripetutamente di non farlo perché era troppo pesante. Io insistetti e lei insistette nel dirmi di lasciarlo lì. Senza dirle nulla lo spostai... e mi cadde: era troppo pesante! Il mio desiderio era buono ma le mie capacità non c'erano ancora. Allora, per non prendere cantonate dalla vita, bisogna inseguire non solo ciò che si vorrebbe fare od essere, ma ciò che si può fare ed essere in base alle nostre reali possibilità ed energie attuali. Alcune persone continuano a fallire perché si pongono degli obiettivi troppo alti, presumono da sé, non calcolano chi sono, cosa possono dare e quanto possano impegnarsi. Bisogna sempre fare i conti con la realtà, con la dura e cruda legge della realtà. Perché la realtà è l'unica cosa che esiste, il resto è fantasia della nostra testa. Confessiamocelo: molti di noi vorrebbero essere diversi e invece siamo questo. Molti di noi, come vorrebbero cambiare la loro storia, il loro passato, le loro scelte! E invece sono queste. Molti di noi vorrebbero vivere in un altro mondo, in un mondo che non c'è, che non esiste e che non ci sarà mai. Non in questo così crudele, difficile e duro, invece, questo è l'unico mondo che esiste. Vorremmo essere più semplici, più simpatici, più intelligenti, meno ansiosi. Vorremmo non aver detto quel "sì" o invece, avere avuto il coraggio di dire quel "no".  Ma la realtà è questa. Io sono questo; io vivo in questo mondo. Questa è la mia unica esistenza, la mia unica storia, la mia unica possibilità. Questo è l'unico mondo, l'unico spazio dove posso realizzarmi, distendermi e divenire. Tutto il resto: "Vorrei... come sarebbe bello... se gli altri... se la gente cambiasse... se fosse andata diversamente... se..." è solo una fantasia e un sogno della mia testa: non esiste. Ascolto le persone e le loro vicende mi commuovono il cuore: il padre di una donna era alcolizzato e la picchiava e sua madre non la difendeva; un'altra ha dato la vita per suo marito, sopportando e incassando sempre tutto, e lui adesso se ne è andato con un'altra; un anziano è stato rifiutato dai suoi figli che prima gli hanno "mangiato tutto" e poi lo hanno messo in una casa di ricovero; un uomo si è accorto di aver fallito la sua vita e adesso ha un tumore; una ragazza se l'è sempre raccontata, si è sempre detta un sacco di bugie su di sé, sulle sue relazioni e sulla sua fede, tutto sembrava andare bene e invece niente andava bene; un uomo ha dato la sua vita a Dio ma dentro è tormentato dalla paura di Dio e della sua condanna all'inferno; un ragazzo viene picchiato, umiliato e deriso dai propri genitori, lo sai e non puoi fare niente! Molti di noi hanno traumi, dolori e sofferenze di ogni genere che condizionano la propria vita e che impediscono a loro di prendere il volo. Allora mi guardo attorno e a volte mi chiedo: "Ma dove vivo? Ma che mondo è questo?". Come vorrei, come sognerei che le cose fossero diverse. E invece no, sono così. Questo è il mondo, questa è la realtà. La realtà fa male, e certe volte tremendamente male. Perché la vita non è quella che noi vorremmo, quella che noi ci aspetteremo, quella che noi sogniamo, quella che noi abbiamo in testa o che fantastichiamo. La vita è questa. Allora guardo la realtà e guardo al materiale che ho davanti e mi dico: io sono questo. Cosa posso realisticamente vivere, costruire, realizzare? E poi guardo al mondo che mi è attorno e mi chiedo: questo è il mondo, mi va di vivere in questo mondo? Mi va di amare e di impegnarmi in questo mondo? Questa nostra vita e questo nostro mondo è l'unico spazio del possibile, l'unico posto in cui stare. Stiamoci ora. Devo rinunciare ad un idealismo troppo alto, a molte pretese su di me, sugli altri e sul mondo, ad aspirazioni troppo infantili (cioè esagerate). Questo mondo non è perfetto, è questo. E l'unica possibilità che ho è di amare un mondo imperfetto e a volte molto crudele, ma è l'unico che esiste. Io stesso sono molto, ma proprio molto imperfetto, ma l'unica possibilità che ho è di prendermi così come sono e tentare di vivere, e di voler costruire qualcosa di significativo con la mia esistenza che è questa. Mi guardo attorno e mi dico: "Questo esiste, nient'altro che questo". Questo è l'unico mondo da amare, in cui vivere, in cui lottare, in cui espandermi. Non ce n'è un altro di migliore o di diverso. C'è solo questo. Pensiero della settimana: ho incontrato un serpente. Ho chiuso gli occhi per non vederlo. Mi ha morso lo stesso.

Il commento è di Don Marco Pedron

- 03 Settembre 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

Commenti dei lettori

scrivi commento

annulla commento

Scrivi il tuo commento

Nome

Inserisci il tuo nome e cognome

Email

La tua mail non sara' visibile al pubblico

Commento

Hai qualcosa da dire o da condividere? Ora lo puoi fare!...

Per l'anima

Il Vangelo di domenica 12 agosto 2018

I giudei si misero a mormorare perché aveva detto: io sono il pane disceso dal cielo, il pane della vita. Dio è disceso dal cielo, il mondo ne è gravido. È dentro di te, intimo a te come...

Per l'anima

I messaggi del mese di luglio 2018 della Regina della Pace

"Cari figli! Dio mi ha chiamata per condurvi a Lui, perché Lui è la vostra forza. Perciò vi invito a pregarLo e a fidarvi di Lui, perché Lui è il vostro rifugio da ogni male che sta in agguato e porta le anime lontano dalla grazia e dalla gioia alla quale...

Per l'anima

Il Vangelo di domenica 5 agosto 2018

Credere è come mangiare: chi di noi passando vicino a un panificio non è affascinato dal profumo che emana? Siamo conquistati dalla croccantezza della crosta come dalla...

Per l'anima

Il Vangelo di domenica 29 luglio 2018

Davanti a Dio siamo più propensi a fare obiezioni che a fidarci. Forse perché le proposte di Dio contengono una dose imprevista di irresponsabilità. Il Dio del rischio e della...

Per l'anima

Il Vangelo di domenica 22 luglio 2018

La pastoralità di Cristo nei nostri confronti si esercita per mezzo del ministero degli apostoli, che la scorsa Domenica abbiamo visto partire provvisti della sola assistenza della...