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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 5 agosto 2018

Il commento della XVIII Domenica del Tempo Ordinario è di Don Luca Garbinetto

Credere è come mangiare: chi di noi passando vicino a un panificio non è affascinato dal profumo che emana? Siamo conquistati dalla croccantezza della crosta come dalla midolla così soffice, il suo gusto eccita le papille ed esalta gli altri cibi nella masticazione... è una meraviglia. Domandiamoci allora cosa ci affascina di Gesù, quale profumo ci avvolge per essere spinti a credere, quale croccantezza risuona nelle nostre orecchie nell'affrontare la durezza che sembra doversi spezzare nel percorso della nostra relazione con Dio, quali morbidezze scopriamo; e infine quali aspetti altri della nostra vita emergono nel loro sapore quando sono vissuti, impastati di Vangelo e messi nella prospettiva del Regno di Dio. (commento di Don  Luciano Cantini)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,24-35


Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù.
Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?».
Gesù rispose: «Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?
I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;
il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.»

IL COMMENTO DI DON LUCA GARBINETTO: "GESU' E' PANE CHE CI FA PANE". Quello che si trova dipende certamente da ciò che si cerca. La risposta è conseguente alla domanda. Fa parte della dinamica della vita. Gesù lo sa bene, e quando vede le folle che lo seguono, sollecita il dubbio, stimola a interrogarsi.
Chi cerca nutrimento materiale, probabilmente può trovarlo: Gesù ha sfamato la moltitudine, come Dio aveva provveduto alla fame del popolo nel deserto. Ma si tratta di un cibo che perisce, che dura un giorno, che domani è già passato, se non dimenticato. La ‘manna' è qualcosa che soddisfa i bisogni di un tempo, forse proprio di una dimensione dell'uomo. Perché la manna risponde alla domanda: ‘che cos'è?' (cfr. Es 16,12-15). Esaudisce il desiderio di chi cerca qualcosa.
Ma l'uomo non è solo questo. E soprattutto Gesù non è qualcosa. Gesù è qualcuno, anzi Qualcuno con la lettera maiuscola. Gesù risponde alla ricerca di chi ha il coraggio di chiedersi e di chiedergli: ‘ma tu, chi sei?'. ‘Io sono il Pane disceso dal Cielo!'.
È un'altra dimensione, è un altro cibo, è un'altra vita. Gesù è la risposta alla domanda di relazione, di esistenza, di senso che il cuore dell'uomo porta con sé, in sé. Perché anche l'uomo non può essere ridotto a qualcosa, e chi si limita a cercare risposte materiali ai drammi dell'esistenza, non può che restare a un livello parziale, anche delle soluzioni. L'uomo è un ‘chi', è una persona. Nessuna creatura al mondo gode di altrettanta dignità, per quanto tutta la creazione meriti il rispetto e la cura affidati proprio all'uomo.
E la dignità più alta della persona umana sta proprio nel riconoscersi capace di mangiare il Pane che è Dio. Cioè capace di accogliere Lui, di assumerlo in sé come parte vitale, come nutrimento integrale, totalizzante. Gesù si dà come Persona perché ogni persona possa riceverlo nella propria esistenza e trasformarsi in Lui.
Strano cibo, questo Pane: a differenza di ogni altro pane, non è la persona ad assimilarlo a sé, ma è il Pane stesso che ci assimila alla Sua natura. L'uomo diviene divino, partecipa della Vita eterna. È un Pane che rompe i confini del tempo, e introduce i suoi commensali a un banchetto che non ha limiti, che fin da ora irradia la fragranza del Paradiso. Gesù ci fa diventare come Lui. Con la pazienza del mugnaio e del panettiere, con la costanza dei fermenti vivi, che operano da dentro una lenta e progressiva trasformazione. Nutrendoci del Pane disceso dal Cielo prendiamo il colore e il sapore del Cielo stesso.
Questo è il nutrimento di cui ha veramente bisogno il mondo. Si tratta di un cibo che non perisce, perché chi di Lui si nutre, diviene egli stesso Lui, cioè segno e strumento della sua presenza nel mondo. Noi diveniamo Pane, con sapore di Cielo. E la folla che continua a cercare, spesso inconsapevole, ma affannata e a tratti angosciata, può sentire risvegliare in sé quel desiderio di ‘Qualcuno' se sulla propria via incrocia qualcun altro che si sta lasciando contagiare di gusto di pane.
Chissà sia l'occupazione più urgente e totalizzante da fare propria, per ogni cristiano che scopre la ricchezza e la dolcezza della mensa eucaristica. Spendere tempo quotidiano a raccogliere i frammenti del Pane celeste, che stanno nella Parola e nei sacramenti, per poterli a sua volta continuamente seminare nei campi del mondo. Non solo come piccoli cestini di vimini, portatori di un cibo profumato e succulento, ma addirittura noi stessi come pagnottelle - o anche briciole, ma comunque saporite - del buon Pane disceso dal Cielo.

Il commento al Vangelo è di Don Luca Garbinetto

- 01 Agosto 2018

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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