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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 4 ottobre 2009

Il commento è di don Marco Pedron. Questa domenica si festeggia San Francesco d'Assisi patrono d'Italia

Il matrimonio secondo il progetto di Dio nasce dall'Amore. Si, si, proprio con la "A" maiuscola perché amare è una cosa grande, da grandi nell'anima. Non è sopportare, non è tollerare, non è schiavizzare, non è subire, non è imporre con la forza il proprio punto di vista. Amare è dare con intelligenza senza invadere l'essere dell'altro; è dare vita, come si dà l'acqua a una piantina ed essere felici quando cresce bella e sana. Amarsi è condividere e fare festa insieme. Non la festa sciocca, ma la gioia di vivere il tempo che ci è dato. La luce negli occhi dell'altro diventa la nostra luce, la sua gioia diventa la nostra gioia. Dio è Amore e gli sposi autentici ne sono un segno visibile. Questo stesso Amore si manifesta quando nasce un bambino, la bellezza della vita si scorge nei loro sorrisi, nelle manine tenere che si protendono, nei visetti paffuti e coloriti. Nei loro giochi c'è tutto il loro essere e sono molto seri. Noi adulti frettolosi, non sempre li guardiamo in modo sereno e invece lì c'è una piccola anima che si affaccia curiosa nel nostro caos e cerca la sua strada nel mondo. Il bambino che siamo stati rimane per sempre in noi, è il nostro nucleo, è la parte più profonda e quando invecchiamo e cadono le nostre sovrastrutture caratteriali riemerge. Questa domenica si festeggia San Francesco d'Assisi, che con la semplicità di un bimbo incontrò Gesù e se ne innamorò. Con la stessa semplicità egli divenne il seme del francescanesimo, dal quale sono usciti altri grandi santi e sante. San Francesco ha seguito la propria anima, lasciando le sovrastrutture, i ruoli stabiliti, la volontà del padre che lo voleva ricco mercante. Se provassimo a fare la stessa cosa, forse saremmo più felici.

Dal Vangelo secondo Marco
(Mc 10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall'inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

IL COMMENTO DI DON MARCO PEDRON. Donne e bambini. Siamo nel capitolo 10 di Mc. In questo capitolo Gesù ammaestra i suoi discepoli su vari argomenti: divorzio, matrimonio, bambini, ricchezza, regnare e servire. In tutti questi temi il centro è sempre l'atteggiamento interiore. Ciò che conta è ciò che tu vivi dentro, ciò che tu senti, ciò che hai nel cuore. Non sono tanto le regole o l'osservanza ma è il cuore che determina se tu segui o no Gesù.

I FARISEI IPOCRITI. In questo Vangelo i farisei vanno da Gesù per tendergli una trappola. Ai farisei in realtà non interessa la questione del matrimonio, ma vogliono avere un permesso per il loro comportamento. Invece di mettersi in discussione cercano giustificazioni. Vogliono cioè "fare giuste" le loro inique azioni. A quel tempo in Israele era pacifico che un uomo potesse ripudiare la propria moglie. Cioè: il problema era indiscusso; era qualcosa di evidente, qualcosa su cui neppure si discuteva. Se si discuteva, se vi era diversità d'opinione non era tanto se un uomo potesse ripudiare o mandare via la moglie, ma casomai il motivo per cui mandarla via: era necessaria l'infedeltà o bastava molto meno? Nei fatti a quel tempo una donna poteva essere cacciata per qualsiasi motivo: perché usciva con i capelli sciolti; perché scambiava qualche parola con un estraneo; perché bruciava il pasto, ecc. Insomma, se un maschio voleva, quando voleva, poteva "scaricare" la propria moglie. Il punto era che la donna a quel tempo non aveva un lavoro proprio se non quello domestico. Così una donna cacciata era una donna destinata "alla fame", al disonore, esposta ad ogni genere di pericoli, compreso quello di morte per fame, lei e i suoi figli. In questo vangelo allora Gesù si scontra con una mentalità diffusa e data per scontata a quel tempo. Lui si pone in maniera totalmente diversa da ciò che gli altri facevano e pensavano. I farisei si giustificavano dietro la legge di Mosè: "Mosè ce l'ha permesso". "Sì - dice Gesù - ve l'ha permesso non perché sia giusto ma perché avete un cuore di pietra". Ve l'ha permesso perché facevate dell'amore un inferno, una alienazione, una totale inautenticità. Ve l'ha permesso per non crocifiggere delle persone. Ma non perché sia il piano di Dio.

MASCHIO E FEMMINA. Gesù rimanda i farisei all'intenzione originaria, al piano di Dio. E nel piano di Dio maschio e femmina sono alla pari. Dio ha creato l'uomo secondo la modalità maschile e femminile. E lo scopo dell'incontro tra uomo e donna è che lascino le loro famiglie, il loro passato, per diventare una nuova famiglia e una carne sola. Non c'è unione fisica senza unione delle anime. Non c'è unione fisica senza unione dei cuori. Quindi vi ha permesso di cacciare le vostre mogli perché voi, che non le amate ma che invece le dominate e le trattate come oggetti, fate fare a loro una vita d'inferno. Ve l'ha permesso ma non è il piano di Dio. Pronunciando queste parole, allora, Gesù sta facendo, per quel tempo, un atto davvero rivoluzionario. Gesù dà dignità e diritti alle donne, e non ne avevano a quel tempo! Gesù pone la donna sullo stesso livello del maschio: cosa incredibile per quel tempo! Anche per questo le donne lo amavano. Si sentivano considerate, accettate. In lui trovavano dignità, fiducia.

I BAMBINI. Dopo il discorso sul matrimonio a Gesù portano dei bambini. Il bambino qui non è l'immagine della purezza ma della fiducia totale. Sentirsi bambini vuol dire, per Gesù, sentirsi tra le braccia della vita, protetti, amati e al sicuro. Non c'è da aver paura lì dentro, non c'è da temere fra le sue braccia; lì si è a casa, lì non c'è nulla da dimostrare perché lì si è accettati solo per il fatto di esserci, di esistere. Lì si può essere quello che si è. Ma per sviluppare questa fiducia radicale nella vita, la fiducia che si è amati, che non c'è da aver paura, che andiamo bene così come siamo al di là di ciò che facciamo o conquistiamo, ci vuole un duro cammino. E' tutt'altro che un atteggiamento infantile: è essere psicologicamente "adulti". Ogni giorno noi viviamo questo brano del Vangelo. C'è il bambino che vuole vivere: il bambino è la parte vulnerabile della mia vita, la parte che sente, che vive, che si lascia andare, che s'abbandona. E' la parte autentica, è quella che vive.

LA TENEREZZA. Il mio bambino ha bisogno di coccole, di contatto, di carezze, di ricevere, di baci. Allora intervengono i discepoli: "Alla tua età? Hai quarant'anni e hai ancora bisogno delle tenerezze e degli "struccotti"? Ma non ti vergogni? Pensa a cosa più serie? Sei grande!". Per fortuna che c'è Lui: "Tutti abbiamo bisogno di tenerezza: l'importante è ammetterlo e non sentirsi così superiori da credere di poterne fare a meno. Vieni qui da me, ti abbraccio io". A volte quando prego mi sento proprio avvolto dalle sue mani calde e forti. E permetti a chi ti è vicino di accarezzarti, di farti "le coccole"; metti giù la maschera del forte, di chi ne può fare a meno (bugia!) e ritorna ad essere il bambino che ha bisogno che qualcuno si prenda cura di lui, il bambino che ha bisogno di ricevere. Ti è difficile eh! So che preferisci aiutare tutti che ricevere un po' di tenerezza. Perché ricevere amore ti mette nella condizione di ricevere, di aver bisogno: ti fa sentire vulnerabile e debole, e tu preferisci sempre controllare e non scoprirti. Se molte persone si lasciassero amare, coccolare, l'amore trapasserebbe la crosta difensiva e andrebbe a toccare il dolore, il bambino perso e disperato, il fiume di lacrime che hanno dentro. Allora, per sicurezza, è meglio stare alla larga da tutto questo. E' che, facendo così, immersi nell'amore rimangono senza amore. Una suora mi ha scritto: "Io lo so che nel mio ruolo e nella mia condizione non dovrei averne bisogno, so che non dovrei neppure sentire certe esigenze, ma io ho così bisogno di carezze e di coccole! Ma sono suora, ti immagini se mi facessi accarezzare da qualcuno...". Gesù le direbbe: "Fallo e non ti vergognare!". Qual è il posto che più desideriamo al mondo? Qual è il posto dove stiamo meglio? Tra le braccia della mamma. Forse non quello di nostra mamma visto che non sempre erano affettive, ma tra le braccia di una madre sì. Quello che tutti noi cerchiamo sono quelle braccia, le braccia della Vita che ti avvolgono, che ti fanno sentire bello come il sole, unico come nessuno altro, vivo come non mai. Quelle braccia dove fuori ci può essere la tempesta ma lì tanto si è al sicuro. Quelle braccia che tu sai che ti proteggeranno da ogni pericolo, da ogni male, da ogni nemico per cui ti puoi abbandonare serenamente e puoi dormire in pace. Quelle braccia che sai non ti percuoteranno, non ti feriranno, non ti schiaffeggeranno, mani di cui non c'è da temere: lì non si è giudicati, lì si è solo e sempre accolti. Quelle braccia dove rifornirti di calore, di affetto, di carezze e di tenerezza finché ce ne è bisogno per poi andare nella vita e ritornare quando si è scarichi. Vivere ogni giorno fra quelle braccia è vivere al sicuro. Vivere ogni giorno fra quelle braccia è vivere senza paura. Vivere quel giorno fra quelle braccia è vivere sempre nell'amore.

Pensiero della Settimana
Solo i bambini entreranno nel regno di Dio.

Il commento è di don Marco Pedron

- 02 Ottobre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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