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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 4 novembre 2018

Il commento XXXI Domenica del Tempo Ordinario è di Don Luigi Trapelli

Ma cosa vuol dire amare "come se stessi"? Bisogna, appunto, guardare Gesù per poterlo capire. Lui infatti sa indicarci qual è il vero amore per noi stessi. Non di rado l'ignoranza in tale campo è notevole. Talora si cerca una felicità che non è tale; un benessere che non scende nel profondo; una libertà ch'è sottomettersi ancor più supinamente alla schiavitù di questo mondo. Gesù sembra dire: se ti rinchiudi nel tuo egoismo, non ti ami; se sei ripiegato sui tuoi interessi, ti vuoi male, rovini la tua vita, ti rattristi; e così via. È quanto accadde a quell'uomo ricco che non volle lasciare le ricchezze per seguire Gesù. Il senso dell'amare gli altri come se stessi è ben spiegato da altre parole dette da Gesù: "Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà" (Mc 8,35); e ancora: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!" (At 20,35). Gesù, che ha vissuto per primo e sino in fondo queste parole, suggerisce che la felicità sta nell'amare gli altri più di se stessi. È una parola alta ed ardua. Chi può metterla in pratica? Bisogna rispondere che nulla è impossibile a Dio. Ed in effetti questo tipo di amore non si apprende da soli o sui banchi della scuola degli uomini; al contrario, in questi luoghi si apprende, e fin da piccoli, ad amare soprattutto se stessi e i propri affari, contro gli altri. Il tipo di amore di cui parla Gesù si riceve dall'alto, è un dono di Dio; anzi è Dio stesso che viene ad abitare nel cuore degli uomini. La santa Liturgia della domenica è il momento privilegiato per ricevere il grande dono dell'amore. Per questo, nel giorno del Signore, con gioiosa riconoscenza, avviciniamoci all'altare. Anche noi, come quello scriba saggio, ci sentiremo ripetere: "Non sei lontano dal regno di Dio". (commento di mons. Vincenzo Paglia)

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,28b-34

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.


IL COMMENTO DI DON LUIGI TRAPELLI: "AMARE DIO CHE AMA". Il Vangelo di oggi ci invita ad amare Dio, ad amare gli altri e ad amare noi stessi. Tutto nasce da un incontro tra Gesù e uno scriba. Lo scriba pone a Gesù una questione spinosa. Le leggi e i precetti ebraici era tanti, esattamente 613 e la fatica era trovare il comandamento più importante. Non tanto per la grandezza, ma per la priorità. Da buon ebreo, Gesù afferma l'importanza di amare Dio con tutto noi stessi. Ma poi vi aggiunge un secondo comandamento che è l'amore del prossimo. Sono due comandamenti che, di fatto, ne formano uno solo, perché solo chi ama Dio ama anche il prossimo. E' chiaro che prima sta l'amore verso Dio.
Lo scriba capisce. L'amore verso Dio e verso i fratelli vale più di tutti i sacrifici del tempio. E Gesù fa comprendere che non è lontano dal regno di Dio. Tratta questo scriba da adulto e lo accetta senza pregiudizi. E' Gesù la nuova legge, il regno di Dio è divenuto una persona: Gesù Cristo.
Amare Dio non è facile, perché significa dare del tempo a Lui. La relazione più bella che una persona possa avere è con Dio. Perdere del tempo per Dio nella preghiera, nella Santa Messa domenicale, prima dei pasti. Siamo chiamati a tornare alla vita cristiana seria in cui Dio è sempre presente in noi. Tutta la nostra vita è una preghiera, una lode continua a Dio. Ogni relazione con qualsiasi persona, non potrà mai offuscare l'amore per Colui che, unico, dona senso alla nostra esistenza.
Siamo però chiamati ad amare gli altri di un amore puro, gratuito, sincero. Sarebbe bello poter amare così purtroppo, però, sappiamo che è difficile. Siamo circondati da odio, rancore, gelosia, invidia, rivalità. L'amore sembra soffocato da questa spirale di odio. Eppure siamo chiamati ad amare, cioè a volere il bene dell'altro. A intessere legami di empatia, mettendo al centro la crescita di chi ci sta accanto. E' l'amore divino che ci spinge a vedere nell'altro il fratello, la sorella, non l'avversario, il nemico. E' un Amore che perdona, che scusa, che ringrazia, che dona vita e gioia. E' il sorriso di un'esistenza donata.
Per amare gli altri, siamo chiamati ad amare noi stessi. Qui sta il dramma della vita. A volte non ci sappiamo amare. Non ci si accetta a livello fisico o caratteriale, non si comprendono certi nostri limiti. Pensiamo solo ai nostri adolescenti, che entrano in crisi quando si guardano allo specchio e non si scoprono belli. Ma anche a molti adulti che ancora non accettano la propria vita e la colgono come un fallimento. E' difficile amarsi, a volte è meglio amare gli altri. Ma solo chi è riconciliato con se stesso, può seriamente amare un'altra persona. La vita di coppia si sviluppa solo a a partire da tale percorso.
Gesù ci comanda di amare Dio, gli altri e noi stessi. In quel comando sta tutto il Suo infinito Amore. In noi risiede la gioia vera di chi ha scoperto in pienezza la bellezza del vivere. La vita si gioca in questo percorso di amore. Dio è Amore.

Il commento al Vangelo è di Don Luigi Trapelli

- 31 Ottobre 2018

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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