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PAROLA DEL SIGNORE
Il commento della XIV Domenica del Tempo Ordinario è di Ileana Mortari
Quando si è innamorati non si fa altro che parlare dell'amato perché questo ci colma di gioia. La stessa cosa succede a chi sceglie di annunciare il Vangelo perché in Gesù ha trovato la felicità e il senso della propria vita. Ora questo annuncio va fatto per amore e non per ottenere il potere, inteso come prepotenza sulla vita di altri esseri umani o esercizio narcisistico. L'amore per Dio e l'amore per la persona vanno di pari passo nella missione perché l'annuncio di Gesù è annuncio di salvezza. Scrive l'evangelista Giovanni: "Egli era la vita e la vita era luce per gli uomini. Quella luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta" (Gv 1,4-5). Gesù non è venuto nel mondo per far vedere quanto fosse bello, intelligente e di successo; non cercava fans, non faceva marketing. Lui è la vita, luce per gli uomini, figli sperduti di un grande Padre immensamente innamorato di loro.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-12 .17-20
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: È vicino a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: "Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città".
I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: "Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome". Egli disse: "Io vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli".
IL COMMENTO DI ILEANA MORTARI. Sappiate che il regno di Dio è vicino
LA MISSIONE. Il brano evangelico, proprio di Luca, descrive l'invio in missione da parte di Gesù di un altro folto gruppo di discepoli, oltre ai Dodici (di cui si parla al cap.9) e il loro ritorno. Il numero degli inviati, simbolico come quasi sempre nella Scrittura, indica totalità, che qui vediamo espressa in due direzioni. E' la totalità delle nazioni sulla faccia della terra, che secondo la tradizione giudaica erano appunto 72, e quindi viene sottolineata l'universalità della missione, destinata non solo a Israele, ma a tutti i popoli. Ma è anche la totalità dei discepoli di Gesù (e dei loro successori), perché la missione non è prerogativa solo dei Dodici o di alcuni chiamati a questo compito (i "missionari"), bensì di tutti, anche se in forme diverse; essere cristiani significa per ciò stesso essere investiti di una missione di annuncio, nei vari ambiti in cui si è chiamati a vivere la propria vocazione e a testimoniare, rendendolo visibile, l'amore del Padre rivolto a tutti gli uomini. "Il Signore designò altri 72 discepoli" (v.1); il termine "designare" rende l'originale greco, molto solenne, che indica l'investitura ufficiale di inviati "plenipotenziari", che hanno cioè la stessa autorità di colui che li manda; dunque un compito e una responsabilità altissimi, tanto che al v.16 Gesù arriverà a dire: "Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me." Per questo l'inviato non può che riproporre lo stile di vita e il messaggio di Gesù stesso. "Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi" (v.3). Pur in presenza di forti ostilità, il discepolo è disarmato, non può far uso di mezzi violenti, conta solo sulla protezione del Signore che lo preserva dai danni del Maligno (cfr. il v.19); ed è sempre e innanzitutto uomo di pace, di dialogo, di comprensione. La pace è appunto il grande dono che il cristiano è chiamato a comunicare (vv. 5 e 6); anche qui il termine biblico, "shalom", dice molto più della semplice assenza di conflitti: è il benessere inteso in tutta l'ampiezza possibile, che implica la piena realizzazione dell'uomo in armonia con se stesso e con gli altri, una pienezza di vita che solo Dio può dare e che, grazie a Cristo, è possibile per tutti. "Il Signore della pace - dice S. Paolo - vi dia egli stesso la pace, sempre e in ogni modo." (2 Tess.3,16). Pace tuttavia non significa superficiale pacifismo o illusorio irenismo. La parola evangelica è molto chiara. Se il discepolo è caratterizzato da un'illimitata disponibilità al dialogo, egli è anche tenuto a non annacquare o sminuire il messaggio, pur di ottenere l'assenso. "Se vi sarà un figlio della pace (semitismo che significa uomo pacifico, aperto alla pace), la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi" (v.5). Dio rispetta sempre la libertà dell'uomo, tanto da mettere in conto anche la chiusura del cuore e il rifiuto dei suoi inviati, i quali di fronte al diniego sono autorizzati a compiere lo stesso gesto dell'israelita che, tornando dall'estero, scuoteva pubblicamente la polvere dai propri piedi, per indicare la netta separazione dai pagani.
ANNUNCIARE IL REGNO DI DIO. Così, dice Gesù ai suoi, non può esserci alcuna forma di compromesso tra la Buona Novella e quanto la contraddice e la respinge; e tuttavia ogni gesto del discepolo - anche quello di doverosa rottura! - è sempre accompagnato dalla carità e dalla speranza di poter un giorno riaprire il fronte del dialogo: "Sappiate però che il regno di Dio è vicino" (v.11) è infatti l'ultima parola del congedo. L'elemento che forse più sorprende in questa "magna charta" dell'apostolo - e che invece spesso viene dimenticato - è proprio il fatto che altissime responsabilità e seri rischi (anche della propria vita!) sono accompagnati da una grande calma e dalla serena dignità del messaggero cui non è chiesto altro che di proclamare il lieto annuncio, passando subito, nel caso di rifiuto, ad altri destinatari, perché "la messe è molta" (v.2) e soprattutto perché dietro l'inviato è Dio che opera e che realizza comunque il suo piano di amore, anche se in modi misteriosi e a noi sconosciuti. "Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa." (Marco 4, 26 -27). Non può saperlo a livello conoscitivo, ma se ne rende ben conto sul piano esperienziale, perché - come i 72 della pagina lucana - se ne torna a casa pieno di gioia!
Il commento è di Ileana Mortari, teologa e biblista
- 02 Luglio 2010
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