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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 30 luglio 2017

Il commento della XVII Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

Se non siamo così fortunati di imbatterci improvvisamente nel Regno, occorre andarlo a cercare tra le cose preziose di questo mondo. È facile trovare una cosa bella tra tante brutture, la si riconosce subito, se invece ci mettiamo alla ricerca tra le cose belle di qualcosa di veramente prezioso dobbiamo mettere in moto una capacità di discernimento non indifferente, abbiamo bisogno di affinare le capacità, di farci un'esperienza per distinguere il superlativo dall'ottimo. Dobbiamo immergerci nella bellezza di questo mondo, tra le bontà della nostra storia perché lì possiamo intravedere i segni del Regno. Poi occorre il coraggio del mercante che vende tutti i suoi averi; se il nuovo padrone può vivere del campo e del tesoro che vi ha trovato, il mercate non sopravvive con il valore della perla una volta che ha venduto tutto quello che possiede. Il sacrificio è totale, pur di possedere tanto valore, il mercante ha già trovato tutto ciò che desiderava, il suo è un incontro decisivo, determinante. Dell'uomo che ha trovato il tesoro si dice che era pieno di gioia, anche del mercante si ha la medesima percezione; chi trova i segni del Regno non può che non entrare nella dimensione della gioia; i racconti fanno trasparire una sorta di follia, una forma di innamoramento, una attrazione fatale. Così si riconosce il Regno: quello che ci procura gioia, che ci libera dalle fatiche della vita, che ci rigenera dal di dentro appartiene al Regno dei cieli, che ci fa innamorare. (commento di Don Luciano Cantini)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,44-52


In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose;
trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».
Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni
e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».


IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "GESU' NEL TESORO NASCOSTO CI DA' LA CERTEZZA DELLA FELICITA'". Un contadino e un mercante trovano tesori. Accade a uno che, per caso, senza averlo programmato, tra rovi e sassi, su un campo non suo, resta folgorato dalla scoperta e dalla gioia. Accade a uno che invece, da intenditore appassionato e determinato, gira il mondo dietro il suo sogno. Due modalità che sembrano contraddirsi, ma il Vangelo è liberante: l'incontro con Dio non sopporta statistiche, è possibile a tutti trovarlo o essere trovati da lui, sorpresi da una luce sulla via di Damasco, oppure da un Dio innamorato di normalità, che passa, come dice Teresa d'Avila, "fra le pentole della cucina", che è nel tuo campo di ogni giorno, là dove vivi e lavori e ami, come un contadino paziente.

NEL TESORO E NELLA PERLA LA PRIMA RIVOLUZIONE FELICE DEL VANGELO. Tesoro e perla: nomi bellissimi che Gesù sceglie per dire la rivoluzione felice portata nella vita dal Vangelo. La fede è una forza vitale che ti cambia la vita. E la fa danzare. «Trovato il tesoro, l'uomo pieno di gioia va, vende tutti i suoi averi e compra quel campo». La gioia è il primo tesoro che il tesoro regala, è il movente che fa camminare, correre, volare: per cui vendere tutti gli averi non porta con sé nessun sentore di rinuncia (Gesù non chiede mai sacrifici quando parla del Regno), sembra piuttosto lo straripare di un futuro nuovo, di una gioiosa speranza.

INVESTIRE NON E' PERDERE MA SCEGLIERE UN TESORO CHE NON SI ESAURISCE. Niente di quello di prima viene buttato via. Il contadino e il mercante vendono tutto, ma per guadagnare tutto. Lasciano molto, ma per avere di più. Non perdono niente, lo investono. Così sono i cristiani: scelgono e scegliendo bene guadagnano. Non sono più buoni degli altri, ma più ricchi: hanno investito in un tesoro di speranza, di luce, di cuore. I discepoli non hanno tutte le soluzioni in tasca, ma cercano. Lo stesso credere è un verbo dinamico, bisogna sempre muoversi, sempre cercare, proiettarsi, pescare; lavorare il campo, scoprire sempre, camminare sempre, tirar fuori dal tesoro cose nuove e cose antiche. Mi piace accostare a queste parabole un episodio accaduto a uno studente di teologia, all'esame di pastorale. L'ultima domanda del professore lo spiazza: «come spiegheresti a un bambino di sei anni perché tu vai dietro a Cristo e al Vangelo?». Lo studente cerca risposte nell'alta teologia, usa paroloni, cita documenti, ma capisce che si sta incartando. Alla fine il professore fa: «digli così: lo faccio per essere felice!». È la promessa ultima delle due parabole del tesoro e della perla, che fanno fiorire la vita. Anche in giorni disillusi come i nostri, il Vangelo osa annunciare tesori. Osa dire che l'esito della storia sarà buono, comunque buono, nonostante tutto buono. Perché Qualcuno prepara tesori per noi, semina perle nel mare dell'esistenza.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

- 28 Luglio 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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