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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 30 agosto 2009

Il commento della XXII^ Domenica del Tempo Ordinario è di don Paolo Ricciardi

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù insiste sull'autenticità del comportamento da tenere nella propria vita perché davanti a Dio conta l'essere e non l'apparire. L'apparenza può anche  ingannare gli altri, o noi stessi, se ci illudiamo di essere ciò che non siamo, ma non può ingannare né Dio né la nostra anima profonda. Di fronte all'immensità della vita ed all'ultima resa dei conti della morte, vale solo ciò che effettivamente siamo e abbiamo fatto. Quindi è bene sforzarsi di vivere in modo autentico. Il Salmo della messa odierna suggerisce un ottimo inizio...

SALMO RESPONSORIALE (Sal 14)

Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l'innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.

Dal Vangelo secondo Marco
(Mc 7,1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate - i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti -, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto:
"Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini".
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».

COMMENTO ALLE LETTURE DI DON  PAOLO RICCIARDI. Domenica di fine agosto. Le chiese di città hanno un respiro diverso, con poche persone. Le chiese al mare, a cielo aperto, o tra i monti, si affollano di gente diversa, turisti e abitanti del luogo si confondono, ci si ritrova comunità pur non conoscendosi, in quel clima che solo il Signore sa donare. E in questa domenica - dopo aver ascoltato per quattro settimane il Vangelo di Giovanni, con il segno della moltiplicazione e il lungo discorso sul pane della vita - Marco ci presenta Gesù in discussione con i farisei a proposito delle tradizioni circa la purità rituale. L'estate oscilla sempre tra tradizioni e trasgressioni, e la Parola di questa domenica ci scuote ad andare al cuore del nostro rapporto con Dio. Chissà, forse avremo partecipato anche a qualche bella festa di paese, con tanto di processione, e nel nome del Signore o dei santi avremo fatto tante belle cose, con il rischio di non aver incontrato Dio, ma di avere riempito le pance e svuotato i cuori, con occhi ricolmi di fuochi d'artificio ma ciechi di fede. E se ci è capitato di lamentarci dell'inquinamento del mare o della sporcizia delle strade, chiediamoci ora quanto siamo inquinati noi. I farisei, famosi per l'osservanza scrupolosa della Torah e della Tradizione, sono antipatici a tutti, ma nessuno di noi si sente mai tra di loro. Eppure quante volte anche la nostra fede si riduce al formalismo e al moralismo...I farisei avevano già attaccato Gesù più di una volta: quando l'avevano visto mangiare con i peccatori (2,15-17), quando si erano accorti che i discepoli di Gesù non digiunavano (2,18-22) e quando avevano visto gli stessi discepoli mangiare il grano di sabato e Gesù guarire un uomo nello stesso giorno (2,23-3,6). Ora, di nuovo, notano che gli amici di Gesù non osservano pienamente la tradizione, ossia non si lavano come dovrebbero. L'uso giudaico di lavarsi le mani prima di mangiare non era fondato tanto su motivi igienici, quanto su quelli religiosi. L'osservanza a puntino della lavatura del corpo, così come delle stoviglie, dava la certezza di "stare a posto" davanti a Dio. Ma le regole di questo lavaggio erano veramente esagerate. Ad esempio non tutti i recipienti per lavarsi erano ammessi e bisognava lavarsi e risciacquarsi più di una volta fino al gomito. Gesù con uno sguardo che sa sempre andare oltre la superficie per leggere in profondità, non può accettare questa ulteriore ottusità dei suoi avversari. Si accorge che ciò che dovrebbe essere questione di cuore e di interiorità, è solamente diventato questione di purezza di "mani" o di "labbra". La purezza - dice Gesù - non è qualcosa esterna a noi. Non va confusa con la pulizia esteriore. Si può essere infatti perfettamente puliti, ma non puri. E ci si sporca così delle macchie più insopportabili: l'ipocrisia e la formalità. Anche noi siamo chiamati, mentre ci riaffacciamo non senza difficoltà ad un nuovo anno sociale, a interrogare il nostro cuore, le nostre intenzioni, per non nasconderci dietro una bella facciata di circostanza. Il nostro cuore non si purificherà perché assolveremo formalmente il precetto festivo, faremo digiuni quando ci è comandato o daremo qualche spicciolo in elemosina. Il nostro cuore si purificherà se sapremo accogliere veramente Dio. Tutte le leggi religiose, come quelle date al popolo tramite Mosè, hanno un senso se partono dall'amore. Allora sono per la libertà, altrimenti è una scocciante schiavitù. Se il rapporto con Lui e con gli altri è animato dall'amore, le leggi non sono più comandamenti gravosi, ma giuste condizioni di un Dio che si è fatto vicino, perché l'uomo sperimenti la vita nel possesso di una terra santa - Cristo stesso - in cui non ci si sente più stranieri. Anche il testo della lettera di Giacomo rientra nella tematica generale di questa domenica: non bisogna essere solamente ascoltatori della Parola di Dio, ma è necessario passare dalla Parola alla vita. Per accogliere in pienezza il dono della Parola che viene dall'alto bisogna vivere di carità concreta su questa terra, conservandosi puri dal mondo. Con l'invito di oggi a guardarci dentro, a osservare la nostra profondità, pensiamo allo Sguardo stesso di Dio rivolto su ciascuno di noi, ricordando ciò che diceva Dio a Samuele, quando era in procinto di scegliere il successore di Saul tra i figli di Iesse: "Non guardare l'aspetto, né la statura. L'uomo guarda all'apparenza. Il Signore guarda al cuore". Sì, Lui guarda il mio cuore. Non posso dare spazio a tutti i desideri e le intenzioni cattive che possano distogliere quello Sguardo. Voglio essere pronto ai suoi occhi. E allora il nuovo anno che inizia, con l'aria strana di settembre, le scuole, il lavoro, il ritmo quotidiano, gli incontri, gli imprevisti, gli amici, i nemici, le gioie, i dolori e tutto il resto della nostra vita non saranno elementi intralcianti un cammino di fede sereno, ma l'ambiente che Dio ha scelto per noi, per donarci se stesso, vero Pane di vita.

Il commento è di don Paolo Ricciardi

- 28 Agosto 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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