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PAROLA DEL SIGNORE
Il commento della XXII Domenica del Tempo Ordinario è di Don Roberto Seregni
"Chi si umilia sarà esaltato..."; non è certo una frase ad effetto, e Gesù lo sa bene: è lui, infatti, l'umile per eccellenza, come San Paolo scrive: "Cristo Gesù pur essendo di natura divina... spogliò se stesso assumendo la condizione di servo... apparso in forma umana umiliò se stesso facendosi obbediente... per questo Dio l'ha esaltato..."(Fil.2,6-11); ed è questa la gloria che conta, quella vera che non tramonta. Gesù lo sa e ad essa ci esorta mentre commenta, forse con una sottile ironia, il comportamento dei commensali. Spesso il Signore conduce gli uomini sulla via della Verità in un normale contesto di vita come quello che oggi il Vangelo ci descrive: un pranzo, occasione di fraternità, di amicizia e di gioia, che la superbia e l'egoismo possono trasformare nella fiera delle vanità. Un pranzo, una cena, un banchetto: Cristo vi ha partecipato tante volte nella sua esistenza terrena, come ospite e come amico, come uomo e come Figlio di Dio redentore; nella sua infinita misericordia vede e capisce la sofferenza degli ultimi, dei poveri e ne fa degli invitati privilegiati.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14,1.7-14
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cèdigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
IL COMMENTO DI DON ROBERTO SEREGNI. La nuova logica del Regno. La liturgia ci riporta a meditare una pagina di quell'ampia sezione (9,51 - 19,28) del Vangelo, nella quale Luca - attraverso un viaggio molto teologico e poco geografico - fa avvicinare Gesù a Gerusalemme. In questi intesi capitoli l'evangelista vuole accompagnare il discepolo-lettore alla scoperta di cosa significhi in concreto camminare con Gesù verso la Croce. Siamo a casa di uno dei capi dei farisei e Gesù è invitato a pranzo. Ovviamente, gli occhi di tutti sono posati su di lui. I suoi miracoli, i suoi discorsi pungenti, le sue parabole geniali, erano già saltati di bocca in bocca e, se non bastasse, la sua ultima invettiva contro il potere costituito (Lc 13,31-35) aveva fatto del giovane rabbì di Nazareth uno degli argomenti preferiti nei circoli dei benpensanti. Apparentemente potrebbe sembrare che le regole offerte da Gesù durante questo pranzo, e proposte attraverso due parabole, siano solo norme di buon comportamento. Invece Gesù mira molto più in alto. Non vuole dare delle regole di buon educazione, ma regole del Regno di Dio. Il Rabbì di Nazareth vuole mettere sotto la lente di ingrandimento l'atteggiamento sicuro e orgoglioso dei farisei, che si credono giusti e si illudono di occupare i primi posti. Ciascuno di noi, oggi, è interpellato a scovare il piccolo fariseo che lo abita! Gesù ci mette in guardia: non è la tua presunta giustizia che ti fa guadagnare il primo posto davanti a Dio. Apparenza, intelligenza, fortuna, abbondante conto in banca, buona carriera, fisico sano e sportivo, sono criteri umani di giudizio. Ma nel Regno ciò che conta è l'amore. Su questo saremo giudicati. La seconda parabola di Gesù mira invece a superare la ricerca di simmetria, cioè la parità tra il dare e il ricevere. Il padrone di casa è invitato ad un ribaltamento dei consueti termini di giudizio: non la simmetria, ma la gratuità; non la chiusura, ma l'universalità. Così è il Regno di Dio. Così è il sogno che Gesù custodisce nel cuore per la comunità dei suoi discepoli. In questa nuova logica, prende forma la beatitudine annunciata da Gesù: "Sarai beato perché non hanno da ricambiarti" (Lc 14,14). E' la beatitudine che annuncia la buona notizia del Regno: l'avvento della gratuità; il superamento del dare per avere; l'incertezza a cui espone l'amore, che ti spoglia di tutto, ti fa nudo, autentico, semplice. In una parola sola: vero. Animo, fratelli! Lasciamoci strappare alle vecchie logiche di potere del mondo, permettiamo allo Spirito di guidarci sui nuovi e impegnativi sentieri del Regno.
Il commento è di Don Roberto Seregni
- 24 Agosto 2010
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