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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 27 giugno 2010

Il commento della XIII Domenica del Tempo Ordinario è di Ileana Mortari

Le parole di Gesù nel Vangelo di questa domenica suonano molto dure, ma profondamente vere. Nelle sue risposte a chi vorrebbe seguirlo ma... ha sempre altre cose da fare, c'è la profondità di chi sa leggere nell'animo, di chi ha comunque il proprio cammino verso Gerusalemme, la Città Santa di Dio, da compiere e non si può fermare. Se si sceglie di seguire Dio, non si può venire a compromessi: è come tuffarsi in un fiume che scorre al mare e pretendere di nuotare in un altro senso. La risposta di Gesù: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti" è proprio tremenda, ma c'invita a stare con la Vita, a vivere dove si sente l'amore di Dio, la vibrazione e la bellezza dell'esistenza e lasciare ciò che è morto spiritualmente, lasciare lì dove non c'è più novità vivente, ciò che va avanti solo per inerzia e non vuole cambiare o crescere. E' inutile perdere tempo con persone o ambienti sclerotici, chiusi ed autoreferenziali, ormai vuoti di Spirito. Tu sta con i vivi, con chi respira aria fina, pura. Infine con l'espressione: "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio", Gesù ci mette in guardia sul pericolo del soffermarsi a  guardare indietro, a quello che poteva essere stato ma che non è stato, perché ci fa diventare statici, morti. Ci si fissa su fatti avvenuti e non più attuali senza cercare rimedi o possibilità di crescita e piano piano si regredisce, ci si restringe in pensieri ristretti, fatti di rimpianti, rabbie, voglia di vendetta o dolore. Qualunque cosa  succeda nella vita, bisogna trovare la forza di andare avanti, di amare la vita finché ci siamo. Ciò che è stato fa ormai parte della nostra storia personale, ma adesso non è più. In ogni momento della vita bisogna cercare e seguire il soffio dello Spirito Santo che ci guida nella via del Signore.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?". Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio.
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: "Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù gli rispose: "Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". A un altro disse: "Seguimi". E costui rispose: "Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre". Gesù replicò: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va' e annunzia il regno di Dio".
Un altro disse: "Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa". Ma Gesù gli rispose: "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio".

IL COMMENTO DI ILEANA MORTARI. Tu va' e annunzia il Regno di Dio.

IL VIAGGIO DI GESU'. Con la pericope evangelica della 13° domenica per annum inizia il cosiddetto "grande inserto lucano": dieci capitoli, per lo più costituiti da materiale proprio del terzo evangelista, nei quali è descritto il viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Veramente, più che di un viaggio in senso proprio (dal momento che è letteralmente impossibile seguirlo su una carta geografica!), è un cammino in senso teologico e spirituale, come si capisce fin dal primo versetto: "Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme". Il Nazareno, che in Galilea ha già incontrato l'ostilità di scribi e farisei, è ben consapevole che a Gerusalemme, sede delle massime autorità religiose, il conflitto crescerà al punto da mettere in pericolo la sua stessa vita; ma questo è il compito affidatogli dal Padre, e allora - come dice l'originale greco - "rende la sua faccia dura come pietra", segno questo di una decisione molto sofferta, ma anche molto ferma. Si capisce allora perché Luca abbia concentrato in questa sezione gran parte degli insegnamenti di Gesù, facendone una sorta di "testamento" del Maestro, dove per prima cosa troviamo delineata la fisionomia del discepolo che il Messia chiama alla sua sequela.

IL BUON DISCEPOLO. Il brano include infatti tre scene di vocazione, che il redattore lascia volutamente indeterminate (non è nota l'identità degli interessati, e tanto meno che cosa abbiano poi deciso di fare), proprio perché ogni lettore del vangelo possa rispecchiarsi nelle tre situazioni descritte, e sentire come rivolte a sé le parole di Gesù. Anzitutto la chiamata è per tutti, non solo per i successori degli apostoli che stanno accompagnando Gesù nel viaggio verso Gerusalemme. Luca non perde occasione per ricordarcelo; basti pensare ad un'altra fondamentale pericope, la cosiddetta "confessione di Cesarea", quando Gesù, dopo aver domandato ai discepoli "Voi, chi dite che io sia?" e aver avuto la giusta risposta di Pietro, continua, rivolgendosi a tutti: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua." (Luca 9,23). In secondo luogo seguire il Messia richiede una totale radicalità. Il Signore non conosce mezze misure o tentennamenti, non li conosce per Sé, non li ammette in chi decide di seguirlo. A questo mirano le espressioni, piuttosto forti (secondo lo stile semitico): "Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (v.58) e "Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio" (v.62). Chi risponde positivamente alla chiamata non può scendere a nessun tipo di compromesso, perché il regno di Dio comporta una novità di vita così radicale e sconvolgente che i residui del passato, se mantenuti, verrebbero fatti a brandelli, come un tessuto vecchio su cui venissero cucite toppe prese da una stoffa nuova (cfr. Luca 5,36) e la "novità" stessa del regno verrebbe vanificata. Queste richieste possono sembrare troppo dure, come può apparire eccessivo chiedere di "tagliare" completamente i rapporti familiari (v.62), ma l'accento non è posto tanto sul passato, quanto sul futuro che attende ogni discepolo. La novità del Regno è tutta da scoprire e Gesù ci chiede anzitutto una totale disponibilità in tale direzione. Perciò dice che il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo (v.58); se questo, secondo i criteri umani, può significare precarietà e insicurezza, secondo il criterio della fede significa invece un nuovo tipo di certezza: la "casa" di Gesù e dei suoi è ormai solo la sicurezza che viene da una fiducia incondizionata nel Padre, il quale tra l'altro ci ridona anche il passato in modo nuovo. Lo aveva capito bene Paolo: "Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore...Dimentico del passato (egli dunque non si volge più indietro verso l'aratro!) e proteso verso il futuro, corro verso la meta." (Filippesi 3,8 e 14). E la riprova ne è che, per poco che ci si incammini al seguito del Signore, si sperimenta pure la verità dell'altra sua consolante Parola: "Non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà." (Luca 18,29 -30)

Il commento è di Ileana Mortari

- 24 Giugno 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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