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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 27 agosto 2017

Il commento della XXI Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

Probabilmente si inizia a vivere la vita davvero solo il giorno in cui si lascia sgorgare dal profondo del proprio cuore una domanda cruciale: chi sono io? È una domanda che porta con sé tanti altri interrogativi, un corollario di dubbi e paure, un miscuglio di aspettative e di speranze, una miriade di timori e di inquietudini. Porta con sé la ricerca del senso dell'esistenza, ma anche le tracce di ferite e fallimenti, di delusioni e cadute che forse hanno scalfito il naturale ottimismo dell'infanzia. Ci sono esperienze dolorose e incontri decisivi che fanno emergere la questione decisiva del nostro essere al mondo. Cosa ci sto a fare? Perché qui e non altrove? Come mai questi doni e questi limiti? E perché la mia sofferenza e i segni che bruciano nella carne e nell'anima? Gesù, ‘il Figlio dell'uomo' e quindi uomo davvero, non è stato esente da questa ricerca e ha percepito la stessa domanda venire a galla come motore del suo cammino nel mondo. Forse l'aveva già intuita fortemente quando, dodicenne, si era fermato inquieto a chiedere qualche spiegazione ai dottori del tempio. Si comincia così: si chiede di questo, di quello, si scava sui dubbi religiosi, si indaga sull'uomo in generale e su Dio... per arrivare a un certo punto a dirsi a voce alta la vera domanda: e io, chi sono? A questa domanda si risponde nell'intimo del proprio animo. Ma non si risponde mai da soli. E forse sta tutta qui la Buona Notizia del Vangelo di oggi. La risposta a questa domanda esiste, ma è una risposta relazionale. La si trova insieme, la si trova in due: mai da soli. Scopriamo perché, scopriamo come. Gesù interpella i suoi: non per quel senso di insicurezza che noi portiamo dentro fin a età avanzata, che ci fa cercare nella risposta altrui un certo qual senso di appartenenza. Non è l'altro che mi dice chi sono; l'altro mi aiuta a scoprirlo. Ma per questo sono necessari la libertà e il coraggio di mettersi in gioco e di non dare nulla per scontato. Gesù ha già cercato tanto: dentro di sé, con l'arte della custodia del cuore appresa da mamma Maria. Egli ha ascoltato, osservato, toccato, accolto ed ha visto così prendere forma il suo essere figlio di madre e Figlio del Padre. La propria umanità si è svelata ai suoi occhi nelle relazioni familiari e amicali, nel lavoro domestico e di carpentiere, nella frequentazione delle tradizioni culturali e religiose del suo popolo. La propria divinità gli viene ora riconosciuta da Simon Pietro, su ispirazione di Colui che a Gesù ha manifestato volto a volto - nella preghiera - il dono di essere suo Padre. (commento di Don Luca Garbinetto)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-20


In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "L'UOMO SI SALVA FACENDO LE COSE DI DIO". Cosa dice la gente? E voi che cosa dite? Ge­sù usa il metodo delle domande per far crescere i suoi amici. Le domande di Gesù nel Vangelo hanno davvero una funzio­ne importantissima, non sono interrogazioni di catechismo, ma scintille che accendono qual­cosa, mettono in moto trasformazioni e cre­scite. «Nella vita, più che le risposte, contano le domande, perché le risposte ci appagano e ci fanno stare fermi, le domande invece, ci obbli­gano a guardare avanti e ci fanno camminare» (Pier Luigi Ricci). Ma voi che cosa dite? Non c'è una risposta già scritta da qualche parte, con un contenuto da apprendere e da ripetere. Le sue domande assomigliano semmai di più alle do­mande che si fanno gli innamorati: chi sono io per te? E l'altro risponde: Sei la mia donna, il mio uomo, il mio amore, la mia vita. Voi, miei ami­ci, che io ho scelto uno per uno, chi sono per voi? Ciò che Gesù vuole sapere dai discepoli di sempre è se sono innamorati, se gli hanno a­perto il cuore. Cristo è vivo solo se è vivo dentro di noi. Il nostro cuore può essere culla o tomba di Dio.

LA RISPOSTA DI PIETRO. Pietro risponde: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.
- Il Cristo... non un nome proprio, ma un attri­buto che indica l'origine e il compito di Gesù e rimanda subito oltre lui: sei la ma­no di Dio nella storia.
- Il Figlio di Dio... tu sei entrato in Dio piena­mente e Dio è entrato in te totalmente. E ora tu fai le cose che solo Dio fa', nelle tue dita è lui che accarezza il mondo.
- Del Dio vivente... Colui che fa viva la vita, il miracolo che la fa fiorire. Il Vivente è grembo gravido di vita, fontana da cui la vita sgorga i­nesauribile e illimitata.

TUTTI POSSIAMO ESSERE ROCCIA E CHIAVE. Beato te, Simone... tu sei roccia, a te darò le chia­vi del regno; ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.... Non solo Pietro, ma chiunque professi la sua fede ottiene questo potere. Il po­tere di perdonare i peccati non è il potere giu­ridico dell'assoluzione (non è nello stile di Ge­sù sostituire vecchi codici con nuovi regola­menti). È invece il potere di diventare una pre­senza trasfigurante anche nelle esperienze più squallide e impure e alterate dell'uomo. Com­piendo il cammino dalla nostra povertà origi­naria verso una divina pienezza, per essere im­magine e somiglianza di Dio, «figli di Dio». In­teriorizzare Dio e fare le cose di Dio: questa è la salvezza. Gesù dice a ogni discepolo: terra e cielo si ab­bracciano in te, nessuna tua azione resta sen­za eco nel cielo, il tuo istante si apre sull'eter­no, l'eterno si insinua nell'istante. Tutti possiamo essere roccia che trasmette so­lidità, forza e coraggio a chi ha paura. Tutti sia­mo chiave che apre le porte belle di Dio, che può socchiudere le porte della vita in pienezza.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

- 24 Agosto 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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