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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 26 novembre 2017

Il commento della XXXIV Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

Gesù fa saltare in aria ogni credenza religiosa (qualsiasi sia l'appartenenza), ogni pratica devozionale, i riti su cui abbiamo costruito la nostra relazione con Dio. I precetti e gli obblighi di ogni religione svaniscono come nebbia, se ne evidenzia l'inutilità e l'inefficacia; chi ha puntato tutta la sua vita religiosa tra una visita ad un santuario e l'accensione di lumi, chi ha collezionato comunioni e rosari, si ritrova con un pugno di mosche in mano. Sono annientate le convinzioni religiose in un personale rapporto di ogni uomo con Dio tendente a sfiorare il Mistero. Tra Dio e l'uomo che lo cerca c'è l'uomo nei suoi bisogni. Incontrare Dio è di una facilità estrema perché dietro ogni angolo di mondo, tra le pieghe della storia di ogni tempo c'è l'uomo da sfamare, vestire, accogliere. Per questo non è neppure necessario essere credente, anzi il contrario; il credente di ogni fede ha le sue pratiche e le sue tradizioni che illusoriamente immagina che lo avvicinino alla divinità. Ogni pratica religiosa va vissuta, non per cercare Dio, quanto per cercare se stessi, nella propria consapevolezza è meglio accorgersi del mondo che ci circonda. Non è il bel tramonto o il fiore appena sbocciato che ci rivelano il volto di Dio quanto la moltitudine degli scartati della terra. La liturgia cristiana è orientata verso la comunione che sarà piena nel Regno ma che si prepara e si consolida in questa vita, quando usciti dall'ambito religioso incontriamo l'uomo: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”. (commento di Don Luciano Cantini)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,31-46


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "COSA RESTERA' DI NOI ALLA FINE? L'AMORE DATO E RICEVUTO". Il Vangelo dipinge una scena potente, drammatica che noi siamo soliti chiamare il giudizio universale. Ma che sarebbe più esatto definire invece “la rivelazione della verità ultima, sull'uomo e sulla vita”. Che cosa resta della nostra persona quando non rimane più niente? Resta l'amore, dato e ricevuto. Avevo fame, avevo sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere: e tu mi hai aiutato. Sei passi di un percorso, dove la sostanza della vita ha nome amore, forma dell'uomo, forma di Dio, forma del vivere. Sei passi per incamminarci verso il Regno, la terra come Dio la sogna. E per intuire tratti nuovi del volto di Dio, così belli da incantarmi ogni volta di nuovo.

L'AVETE FATTO A ME. Prima di tutto Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e gli uomini da arrivare fino a identificarsi con loro: l'avete fatto a me. Il povero è come Dio! Corpo di Dio, carne di Dio sono i piccoli. Quando tocchi un povero è Lui che tocchi. Poi emerge l'argomento attorno al quale si tesse l'ultima rivelazione: il bene, fatto o non fatto. Nella memoria di Dio non c'è spazio per i nostri peccati, ma solo per i gesti di bontà e per le lacrime.

E' SOLO IL BENE CHE DICE LA VERITA' DI UNA PERSONA. Perché il male non è rivelatore, mai, né di Dio né dell'uomo. È solo il bene che dice la verità di una persona. Per Dio il buon grano è più importante e più vero della zizzania, la luce vale più del buio, il bene pesa più del male. Dio non spreca né la nostra storia né tantomeno la sua eternità facendo il guardiano dei peccati o delle ombre. Al contrario, per lui non va perduto uno solo dei più piccoli gesti buoni, non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza, ma tutto questo circola nelle vene del mondo come una energia di vita, adesso e per l'eternità.

GLI ALLONTANATI CHE MALE HANNO COMMESSO? Poi dirà agli altri: Via, lontano da me... tutto quello che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l'avete fatto a me. Gli allontanati da Dio che male hanno commesso? Non quello di aggiungere male a male, il loro peccato è il più grave, è l'omissione: non hanno fatto il bene, non hanno dato nulla alla vita. Non basta giustificarsi dicendo: io non ho mai fatto del male a nessuno. Perché si fa del male anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi per il bene comune, restando a guardare, è già farsi complici del male comune, della corruzione, delle mafie, è la “globalizzazione dell'indifferenza” (papa Francesco). Ciò che accade nell'ultimo giorno mostra che la vera alternativa non è tra chi frequenta le chiese e chi non ci va, ma tra chi si ferma accanto all'uomo bastonato e a terra, e chi invece tira dritto; tra chi spezza il pane e chi si gira dall'altra parte, e passa oltre. Ma oltre l'uomo non c'è nulla, tantomeno il Regno di Dio.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

- 24 Novembre 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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