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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 25 luglio 2010

Il commento della XVII Domenica del Tempo Ordinario è di Don Roberto Seregni

La preghiera è il modo che l'umanità ha scelto per comunicare con Dio. Nelle numerosissime religioni del mondo esistono un'infinità di preghiere e alcune sono davvero belle. Parole sublimi, espressione della profondità dell'anima, che illustrano tutta la gamma dei sentimenti e danno voce alla storia delle vicende quotidiane. Nelle preghiere emerge spesso la gratitudine per la bellezza del mondo, così come nelle richieste di sostegno nei momenti difficili della vita, l'uomo riconosce il  proprio limite storico e la propria finitudine. Nel turbamento si cerca la pace, nella paura il coraggio, nella malattia la guarigione, nel dolore la consolazione, nella morte l'immortalità e si chiede a Dio o agli dèi. Nella religione cristiana, dove si adora il Dio unico, la Bibbia rappresenta un dialogo incessante tra il Signore della vita e un'infinità di personaggi, uomini o donne, che si riconoscono bisognosi di salvezza sebbene siano personaggi saggi e potenti. Anche molti passi dei vangeli descrivono Gesù assorto in preghiera con parole meravigliosamente poetiche, espressione di un'anima di grandezza incomparabile.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,1-13

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione".
Poi aggiunse: "Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall'interno gli risponde: Non m'importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!".

IL COMMENTO DI DON ROBERTO SEREGNI. Insegnaci a pregare! I discepoli non erano certo degli sprovveduti nell'esperienza della preghiera, eppure sentono il bisogno di chiedere a Gesù: "insegnaci a pregare". Sono convinto che i dodici erano profondamente colpiti dall'intensità della preghiera del Rabbì. Mi immagino i loro sguardi affascinati mentre il Maestro saliva sul monte a pregare. I dodici l'avevano intuito: da quel rapporto unico e speciale con il Padre è scaturita quell'unica preghiera insegnata dal Rabbì, che oggi la liturgia ci offre nella versione lucana. Vorrei attirare la vostra attenzione sulla parabola che oggi la liturgia ci propone, perché ci fa entrare nell'esperienza della relazione con il Padre così come il Figlio l'ha insegnata ai suoi discepoli. Prima di tutto bisogna dire che il personaggio centrale non è l'amico che bussa, ma quello che si alza. Il centro della parabola non è un invito all'insistenza, ma la certezza di essere ascoltati. La perseveranza, secondo il Vangelo, non è frutto di ascesi mistica o di forza di volontà, ma della certezza che il Padre ci ascolta e ci accoglie. Ecco un atteggiamento fondamentale dello "stile" della preghiera insegnato da Gesù: pregare è stare davanti ad un Padre, ad un interlocutore amorevole, attento, disponibile.

PERSEVERARE. La preghiera del discepolo ha bisogno di perseveranza, di quotidianità. Le grandi abbuffate in occasioni speciali (prima degli esami, per un appuntamento importante...) servono a poco. O forse a niente. Gesù invita alla perseveranza, a dedicare ogni giorno un tempo all'incontro con Lui e con la Sua Parola, con la certezza di essere ascoltati. Sempre. Qualcuno si potrebbe chiedere: ma se Dio è un Padre che ci ascolta sempre, perché non otteniamo ciò che chiediamo? La domanda è legittima e complessa, ma forse basta intuire che a volte Dio non ci dona quello che chiediamo, perché le richieste che facciamo non sono per la nostra felicità. Noi ci illudiamo e ci convinciamo che sia così, ma Dio sa bene cosa ci rende felice (ci ha creato Lui!) e cosa è solo un imbroglio. Lui ascolta, aspetta, educa il nostro cuore a desiderare e chiedere secondo le sue promesse. Animo, fratelli! Lasciamoci plasmare dalla Parola di Gesù, impariamo da Lui a stare davanti a Dio, a fare l'esperienza della Sua presenza, a concedere spazio all'ascolto dello Spirito e a chiedere in tutta umiltà: "Signore, insegnaci a pregare!". Buona settimana

Il commento è di Don Roberto Seregni

- 23 Luglio 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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