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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 24 dicembre 2017

Il commento della IV Domenica di Avvento è di Don Giovanni Berti

L'amore è fatto di fedeltà e di sorpresa. L'amore è perseveranza e novità insieme: conferma e stupisce, consola e scuote. Dio viene nella ferialità di una fanciulla che attende, con il suo popolo, la redenzione della sua gente ferita e smarrita. Dio realizza la promessa, le promesse. Ma il compimento non è irrigidimento. Dio evita i rumori del tempio, Dio preferisce le periferie del mondo. E così la promessa che si compie diviene anche futuro che si apre. Imprevisto: Dio è imprevisto! Perché Dio è vita, è relazione, è incontro, e ogni incontro, se autentico, spalanca cammini di novità. L'incontro è bellezza. Nella sua maestosa e semplicissima intensità: un Dio che si fa amico di una ragazzina, per chiacchierare del futuro dell'umanità, per decidere le sorti di tutte le donne e gli uomini di ogni tempo. L'incontro è sussulto, impensabile... impossibile! Impossibile pensare che la meta del nostro esistere penda dalle labbra di una giovinetta. Impossibile supporre che l'Infinito attenda, trepidante, la decisione di una sua piccolissima figlia. Impossibile congiungere due poli così distanti, per la nostra cocciuta mente calcolatrice... Ma "nulla è impossibile a Dio" (v. 37). Nulla è impossibile all'amore. Anzi, l'amore porta il nulla all'esistenza, l'amore travalica i confini della ragione e porta a galla la più intima ragionevolezza. La vita ha senso se vive il piccolo, la vita è bella perché emerge la dolcezza del dettaglio, la finezza della traccia, la premura del nascondimento. Così anche l'incontro è bello, quando corre il rischio dell'attesa e lascia all'altra, la più piccola fra tutte le donne - e per questo la più bella -, tutta la libertà di scegliere la sua risposta. (commento di  Don Luca Garbinetto)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,26-38

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,
a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre
e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:
nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
E l'angelo partì da lei.


IL COMMENTO DI DON GIOVANNI BERTI: "LA STRADA IN SALITA". Per scendere tra gli uomini, Dio ha scelto una strada tutta in salita. Ma si è rivelata la strada migliore, quella preferita da Dio. Già Nell'annunciazione narrata da Luca vediamo le scelte difficili e originali che Dio ha fatto, e che possono essere una luce anche per le nostre scelte di fede e di vita.
Prima di tutto la "location" dell'evento che vede l'ingresso fisico di Dio dentro al storia umana: Nazareth di Galilea.
Nazareth tra tutte le città e villaggi che ci sono nella Bibbia non è mai citata, perché in fondo è solo un villaggio piccolo e povero, con le case mezze scavate nella roccia; e per di più si trova in Galilea, cioè nella regione a nord di Gerusalemme, che non gode certo di una bella fama tra gli ortodossi della tradizione religiosa ebraica. E' un luogo di confine con altre popolazioni, culture e religioni, con tutti i rischi di contaminazione religiosa e tensione sociale. I galilei infatti sono visti come popolazione mediamente rissosa e turbolenta. Gesù da adulto infatti verrà visto in modo negativo dal potere religioso centrale proprio per la sua provenienza (nel Vangelo di Giovanni 1,46 si legge: "Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?»"). Ecco la prima "salita" che sceglie Dio per scendere nell'umanità.
Ma anche la seconda non è da poco per chi conosce bene la storia biblica e i suoi personaggi.
Maria è il nome di colei che è scelta per diventare madre del Figlio di Dio. Questo nome che a noi suona tanto bello e pieno di dolcezza legata proprio alla Madonna, in realtà nella storia biblica è associato a sfortuna e punizione da parte di Dio, avendo questo nome proprio la sorella di Mosè, punita da Dio con la lebbra. Mai nella Bibbia il nome Maria è associato a personaggi positivi e testimoni di Dio.
Dio sceglie proprio questa donna dal nome sfortunato, in un luogo malfamato ai confini del mondo e in un villaggio senza fama religiosa, e le consegna una vocazione piena di rotture con il passato, a cominciare proprio dal nome del nascituro che sarà imposto da lei e non dal padre, come vorrebbe la tradizione ("lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù").
Ecco la difficile strada scelta da Dio, che però ha intravisto proprio in questa strada la via giusta per arrivare all'umanità. Infatti Maria di Nazareth in Galilea accetta la sua missione sentendosi serva di Dio, cioè capace di fare la sua parte nella strada della Salvezza, che incrocia proprio la sua piccola strada umana invece di passare dalla strada più ovvia di Gerusalemme il grande centro religioso della Giudea, pieno di uomini pii (i farisei) ed esperti della religione (i scribi).
Gesù nasce in salita, proprio come sono le nostre storie personali le storie di molti accanto a noi, piene cioè di contraddizioni e di piccole e grandi incoerenze.
L'annunciazione così come viene raccontata è davvero la rivelazione dell'immenso amore che Dio ha per l'umanità e la profonda fiducia che Lui ha anche per quello che umanamente sembra perduto e inutile.
Il racconto dell'incontro dell'Angelo Gabriele (che in ebraico significa Forza di Dio) con Maria è un invito ad avere anche noi questa fiducia di Dio, verso noi stessi e verso il mondo che ci circonda, che sembra così vuoto di Dio e lontano. Dio continua a scegliere la Galilea, cioè i confini dell'umanità, per dialogare e per cercare collaborazione per il suo piano di salvezza. Cerca anche me e anche te, e anche colui e colei che accanto a noi due ha desiderio di fare qualcosa per il mondo, ed essere segno di speranza.
"Nulla è impossibile a Dio", dice l'Angelo a Maria. Lo suggerisce anche al mio cuore, e al cuore di tutti noi che hanno il nostro stesso compito di essere testimoni di Dio in questa Galilea del mondo dove viviamo.
E come ha fatto Maria, questa donna apparentemente insignificante, anche noi possiamo dire "Eccomi!"... Ci sono anche io, posso farcela... Dio, conta anche sul mio aiuto su questa strada in salita che hai scelto per venire accanto a ogni uomo.

Il commento al Vangelo è di Don Giovanni Berti

- 19 Dicembre 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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