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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 23 luglio 2017

Il commento della XVI Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

Questo quadretto di vita contadina, all'apparenza così semplice, esprime un illuminante insegnamento su come Dio guarda agli uomini che popolano il pianeta, e risponde a un interrogativo che spesso si sente ripetere. Perché Dio non interviene a bloccare chi fa del male? Perché non manda subito all'inferno tipi come Hitler, o come chi violenta, uccide, tortura, affama e così via? Risposta: Dio è paziente, è tollerante, è misericordioso; come si dice in altre parti della Scrittura, Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Egli dà tempo (e richiami) a tutti, perché cambino vita; è come il padre di quell'altra celebre parabola, in ansiosa attesa che il figlio prodigo torni da lui. Certo, se malgrado la pazienza e le tante sollecitazioni un uomo persiste sino alla fine nel suo rifiuto, Dio rispetta la libertà che lui stesso gli ha donato e non lo costringe a stare con lui. Sarà per sempre senza di lui: e questo è propriamente l'inferno, che l'immaginario popolare ha riempito di fiamme e diavoli neri col forcone, mentre in realtà è semplicemente (ma terribilmente!) la condizione di una vita per sempre priva dell'unica vera ragione per viverla. Dio è paziente: mille esempi lo dimostrano, e nel contempo rendono evidente che è meglio così. (...) Il perdono, la pazienza, la misericordia: questo è lo stile di Gesù, che in croce ha perdonato chi ce l'aveva inchiodato, e ha perdonato Pietro che l'aveva rinnegato tre volte, e avrebbe perdonato anche Giuda, se si fosse pentito. E' lo stile di Gesù, riflesso di quello del Padre suo, e modello per noi. Quante volte, gli chiese un giorno Pietro, devo perdonare chi mi fa del male? Sette volte? E gli pareva che sette fosse un numero generoso; chissà lo stupore nel sentirsi rispondere: Non sette, ma settanta volte sette. Cioè, sempre. E quando insegnò a pregare, Gesù invitò a chiedere al Padre nostro: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Se, nei confronti di chi riteniamo ci abbia fatto torto, non siamo disposti a perdonare ma coltiviamo pensieri di vendetta o semplicemente pretendiamo giustizia, che sarà di noi se Dio farà altrettanto con noi? (commento di mons. Roberto Brunelli)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,24-43


In quel tempo, Gesù espose alla folla una parola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.
Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania?
Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?
No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.
Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
Un'altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
Un'altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole,
perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: "Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo".
Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno,
e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!».

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "GUARDIAMO AL BELLO, AL BUONO CHE DIO SEMINA IN NOI". Questa parabola mi ha cambiato il volto di Dio. La interpretava con parole luminose padre Giovanni Vannucci, uno dei massimi mistici del '900. Diceva: il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e assediato da erbacce; una zolla di terra dove intrecciano le loro radici, talvolta inestricabili, il bene e il male.
«Vuoi che andiamo a togliere la zizzania?» domandano i servi al padrone. La risposta è perentoria: «No, perché rischiate di strapparmi spighe di buon grano!». Un conflitto di sguardi: quello dei servi si posa sul male, quello del padrone sul bene. Il seminatore infaticabile ripete: guarda al buon grano di domani, non alla zizzania. La gramigna è secondaria, viene dopo, vale di meno.
Tu pensa al buon seme. Davanti a Dio una spiga di buon grano vale più di tutta la zizzania del campo, il bene è più importante del male, la luce conta più del buio.
La morale del Vangelo infatti non è quella della perfezione, l'ideale assoluto e senza macchia, ma quella del cammino, della fecondità, dell'avvio, di grappoli che maturano tenacemente nel sole, di spighe che dolcemente si gonfiano di vita.
La parabola ci invita a liberarci dai falsi esami di coscienza negativi, dallo stilare il solito lungo elenco di ombre e di fragilità, che poi è sempre lo stesso. La nostra coscienza chiara, illuminata e sincera deve scoprire prima di tutto ciò che di vitale, bello, buono, promettente, la mano viva di Dio ha seminato in noi: il nostro giardino, l'Eden affidato alla nostra cura.
Mettiamoci sulla strada con cui Dio agisce: per vincere la notte accende il mattino; per far fiorire la steppa sterile getta infiniti semi di vita; per sollevare la farina pesante e immobile mette un pizzico di lievito. Dio avvia la primavera del cosmo, a noi spetta diventare l'estate profumata di messi. Io non sono i miei difetti o le mie debolezze, ma le mie maturazioni. Non sono creato a immagine del Nemico e della sua notte, ma a immagine del Creatore e del suo giorno.
L'attività religiosa, solare, positiva, vitale che dobbiamo avere verso noi stessi consiste nel non preoccupiamoci prima di tutto delle erbacce o dei difetti, ma nel venerare tutte le forze di bontà, di generosità, di accoglienza, di bellezza e di tenerezza che Dio ci consegna. Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro potenza e vedremo le tenebre scomparire.
Custodisci e coltiva con ogni cura i talenti, i doni, i semi di vita e la zizzania avrà sempre meno terreno. Preoccupati del buon seme, ama la vita, proteggi ogni germoglio, sii indulgente con tutte le creature. E sii indulgente anche con te stesso. E tutto il tuo essere fiorirà nella luce.

Il commento al Vangelo è di padre Ermes Ronchi

- 21 Luglio 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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