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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 23 agosto 2009

Il commento è tratto dall’enciclica “Ecclesia de Eucharistia” di Giovanni Paolo II

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Questa la parola del Signore per l'XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B: Jn 6,60-69). La meditazione al Vangelo è tratta dalla lettera enciclica "Ecclesia de Eucharestia" (18,19) di Giovanni Paolo II.

Dal Vangelo di Giovanni
(Gv 6,60-69)

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima?  E' lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

IL COMMENTO AL VANGELO. Colui che si nutre di Cristo nell'Eucaristia non deve attendere l'aldilà per ricevere la vita eterna: la possiede già sulla terra, come primizia della pienezza futura, che riguarderà l'uomo nella sua totalità. Nell'Eucaristia riceviamo infatti anche la garanzia della risurrezione corporea alla fine del mondo: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno » (Gv 6,54). Questa garanzia della futura risurrezione proviene dal fatto che la carne del Figlio dell'uomo, data in cibo, è il suo corpo nello stato glorioso di risorto. Con l'Eucaristia si assimila, per così dire, il «segreto» della risurrezione. Perciò giustamente Sant'Ignazio d'Antiochia definiva il Pane eucaristico « farmaco di immortalità, antidoto contro la morte ». La tensione escatologica suscitata dall'Eucaristia esprime e rinsalda la comunione con la Chiesa celeste. Non è un caso che nelle anafore orientali e nelle preghiere eucaristiche latine si ricordino con venerazione la sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo, gli angeli, i santi apostoli, i gloriosi martiri e tutti i santi. È un aspetto dell'Eucaristia che merita di essere posto in evidenza: mentre noi celebriamo il sacrificio dell'Agnello, ci uniamo alla liturgia celeste, associandoci a quella moltitudine immensa che grida: « La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello! » (Ap 7, 10). L'Eucaristia è davvero uno squarcio di cielo che si apre sulla terra. È un raggio di gloria della Gerusalemme celeste, che penetra le nubi della nostra storia e getta luce sul nostro cammino.

La meditazione al Vangelo è tratta dalla Lettera Enciclica "Ecclesia de Eucharistia" (18-19) di Giovanni Paolo II

- 22 Agosto 2009

Articolo scritto da Gioia Maria Tozzi
Redazione TevereNotizie.com

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Bravi a tutta la redazione per avere avuto questo pensiero di spiritualità da mettere nel sito.....trovo brillante e importante l'idea. Complimenti a tutti e un saluto particolare a Gioia.don Paolo, Fiano Romano

Commento inviato il 25-08-2009 da paolo quatrini

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