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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 22 luglio 2018

Il commento della XVI Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

La pastoralità di Cristo nei nostri confronti si esercita per mezzo del ministero degli apostoli, che la scorsa Domenica abbiamo visto partire provvisti della sola assistenza della Provvidenza di Dio, per la quale potevano anche viaggiare privi di mezzi e di sostentamento, ben certi che a loro non sarebbe mancato nulla. Gli stessi Dodici adesso vengono chiamati a rapporto da Gesù e a lui riferiscono ogni cosa di ciò che hanno fatto di quanto hanno insegnato, riferendo episodi di successo ministeriale ma anche di delusione per l'ostinazione da parte degli interlocutori a non rispondere. Gesù aveva dato loro il monito di predicare la conversione e il ravvedimento e ora loro riferiscono di quanti fra la gente li hanno ascoltati e di quanti titubavano o si ostinavano a persistere nella loro via. Raccontano di persone sensibile e ben disposte all'ascolto della parola, ma di altre refrattarie e indifferenti, di coloro che li hanno accolti benevolmente nella loro casa e di quanti li hanno respinti ed esecrati. Raccontano dei miracoli di guarigione di cui sono stati capaci in forza dell'autorità che Gesù aveva loro dato, di prodigi come pure di ostinazioni di cuore sperimentate. E intanto parecchia altra gente fa ressa attorno a loro, si accalca al punto da impedire loro perfino di prendere cibo. Gesù si mostra premuroso certamente nei confronti delle pecore che vede sprovviste di pastore, ma non manca di provvedere alla serenità e al sollievo di coloro che egli stesso aveva mandato: “Venite in disparte e riposatevi.” Il missionario necessita infatti di adeguato raccoglimento, di solitudine e di relax perché il suo ministero possa essere efficiente e fruttuoso. Non si può fare a meno di cercare luoghi ritirati e solitari dove raffrontarsi con se stessi e fare nello spirito il punto della situazione, per poteri riprendere poi a lavorare con rinnovata energia. Il riposo apporterà agli apostoli il risultato di un lavoro ministeriale all'insegna dell'amore qualitativo verso il gregge, carico di contenuti e di densità spirituale. Agli apostoli si chiede nient'altro che si dispongano a guidare il popolo che verrà loro affidato secondo quello che sarà poi il monito di Pietro: “...pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge." (1Pt 5, 2- 3) Il che vuol dire camminando accanto a ciascuna delle pecore, piangendo con essa e con essa esultando, rendendosi partecipi delle sue gioie e dei suoi dolori. Farsi modelli del gregge vuol dire far proprie le loro condizioni di vita, calarsi nelle singole realtà di ciascuno e con amore, comprensione e carità proporsi quale compagnia seria e produttiva, almeno dal punto di vista spirituale. (commento di Padre Gian Franco Scarpitta)

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,30-34


In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "L'ARTE DIVINA DELLA COMPASSIONE PER RESTARE UMANI". C'era tanta gente che andava e veniva che non avevano neanche il tempo di mangiare. Gesù allora mostra una tenerezza di madre nei confronti dei suoi discepoli: andiamo via, e riposatevi un po'. Lo sguardo di Gesù va a cogliere la stanchezza dei suoi. Non si ferma a misurare i risultati ottenuti nella missione appena conclusa, per lui prima di tutto viene la persona, la salute profonda del cuore.
Più di ciò che fai, a lui interessa ciò che sei: non chiede ai dodici di pregare, di preparare nuove missioni o affinarne il metodo, solo li conduce a prendersi un po' di tempo tutto per loro, del tempo per vivere. È il gesto d'amore di uno che vuole loro bene e li vuole felici. Come suggerisce questo testo molto noto:
Prenditi tempo per pensare / perché questa è la vera forza dell'uomo
Prenditi tempo per leggere / perché questa è la base della saggezza
Prenditi tempo per pregare / perché questo è il maggior potere sulla terra
Prenditi tempo per ridere / perché il riso è la musica dell'anima
Prenditi tempo per donare / perché il giorno è troppo corto per essere egoista
Prenditi tempo per amare ed essere amato / perché questo è il privilegio dato da Dio
Prenditi tempo per essere amabile / perché questo è il cammino della felicità.
Prenditi tempo per vivere!

E quando, sceso dalla barca vide la grande folla, provò compassione per loro. Appare una parola bella come un miracolo, filo conduttore dei gesti di Gesù: l'arte della compassione. Che è detta con un termine che evoca le viscere, un crampo nel ventre, un graffio, un'unghiata sul cuore. Che lo coinvolge. Gesù è preso fra due compassioni in conflitto: la stanchezza degli amici e lo smarrimento della folla. E cambia i suoi programmi: si mise a insegnare loro molte cose. Gesù cambia i suoi programmi, ma non quelli dei suoi amici. Rinuncia al suo riposo, non al loro. «Venite in disparte, con me», aveva detto. «Poi torneremo tra la gente con un santuario rinnovato di bellezza e generosità». E i suoi osservano e imparano ancora più a fondo il cuore di Dio: Dio altro non fa che eternamente considerare ogni suo figlio più importante di se stesso.
Stai con Gesù, lo guardi agire e lui ti offre il primo insegnamento: come guardare, prima ancora di come agire. E lo consegna ai dodici apostoli: prima ancora delle parole insegna uno sguardo che abbraccia, che ha compassione e tenerezza. Poi, le parole verranno e sapranno di cielo.
Se ancora c'è sulla terra chi ha l'arte divina della compassione, chi si commuove per l'ultimo uomo, allora questa terra avrà un futuro, allora c'è ancora speranza di restare umani, di arrestare questa emorragia di umanità, questo dominio delle passioni tristi.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

- 20 Luglio 2018

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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