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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 22 agosto 2010

Il commento della XXI Domenica del Tempo Ordinario è di Mons. Antonio Riboldi

In questo brano del Vangelo, Gesù mette a confronto la Sua lezione e la mentalità del mondo, di un certo tipo di mondo. Le mode, i costumi, le abitudini, le mentalità, non sempre sono a misura d'uomo, figurarsi se possono essere a misura di Dio! Il denaro, il potere, il vivere stesso, se non sono a servizio della promozione umana, sono sempre contro. Non è detto, insegna Gesù, che chi ha raggiunto posizioni di dominio nel mondo, possa poi entrare nel regno di Dio, sebbene questo sia la meta alla quale tutti sono chiamati. Entrare per la porta stretta significa guadagnarsi la vita eterna e la gioia vivendo secondo ciò che il Signore ha predicato perché le sue parole e le sue azioni sono in funzione della salvezza dell'umanità. Veniamo in questo mondo umili e indifesi; lo lasciamo vecchi, fragili, e non portiamo nulla nell'aldilà se non il risultato delle nostre azioni, ovvero ciò che siamo diventati vivendo. A ciascuno la propria riflessione in proposito...

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13,22-30

In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?". Rispose: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi".

IL COMMENTO DI MONSIGNOR ANTONIO RIBOLDI. Entrate per la porta stretta.

LA MENTALITA' DEL MONDO. Quante volte abbiamo udito queste frasi: 'Sono un buon cristiano, migliore forse di tanti altri che vanno in Chiesa ogni giorno e magari si battono il petto' - 'Non frequento tanto Chiesa e sacerdoti, ma non mi tiro indietro dal fare l'elemosina al povero che incontro e mi tende la mano'. Senza contare le pubbliche dichiarazioni di gente che è considerata 'famosa', magari dopo aver seminato scandali in abbondanza, e poi non hanno alcun pudore nel mettersi in prima fila ovunque, dichiarando il loro essere 'credenti'. Insomma tutte affermazioni - a essere buoni - da giudicare avventate, che si possono solo mettere nel Cuore di Dio, che sa tutto di noi, dicendo: 'Padre, perdona loro, non sanno quello che dicono e fanno'. Una volta esisteva un certo pudore e si sapeva che certe affermazioni avrebbero potuto risultare ridicole, per non dire di peggio. Oggi si assiste a un tale rosario di violazioni delle più elementari norme morali, che, non solo si è cancellata o resa invisibile la linea di demarcazione - che dovrebbe essere chiara - tra ciò che è lecito e onora la coscienza di un uomo o donna, ancora più se cristiani, e ciò che tale non è, ma a volte l'illegalità o l'illecito viene proposto come 'stile di vita moderna', 'esigenza dei tempi', un 'essere alla moda', cercando così di trovare una ragione a questo mettere a tacere la coscienza e la stessa dignità. Ci avverte S. Paolo: "Fratelli, avete dimenticato l'esortazione a voi rivolta come a figli: 'Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore, e non ti perdere d'animo quando sei ripreso da Lui: perché il Signore corregge colui che Egli ama e sferza chiunque riconosce come figlio'. É per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non è corretto dal padre? Certo ogni correzione sul momento non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. Perciò rinfrancate le vostre mani cadenti e le ginocchia infiacchite e raddrizzate le vie storte per i vostri passi, perché il piede zoppicante non abbia a storpiarsi, ma a guarire". (Ef. 12, 5-13) Sono tanti i racconti di vita quotidiana - tralasciando quelli ormai sconfinati nella degradazione dell'uomo, che trascinano con sé la dignità e sono purtroppo cronaca di ogni giorno - che danno la misura esatta di come siano troppi quelli che pretendono di arrivare al Regno del Cielo, percorrendo la via larga del mondo, e non la porta stretta di cui parla Gesù nel Vangelo. Una lezione di verità e santità, quella del Vangelo. Meditiamola insieme, perché pare scritta proprio per noi, oggi, che a volte ci adattiamo alle mode del mondo - davvero 'via larga' - che non tiene in alcun conto la nostra vera natura di figli del Padre.  Un esempio di vita. Due sposi,  facendosi illuminare dalla preghiera e dall' illimitata fiducia che riponevano nel Padre, prendono la decisione di avere un figlio, oltre i tre che già hanno - decisione oggi rara, un tempo normale, quando era considerato dono avere fino a 12 figli, come mia nonna, o 7 come mia mamma -. La loro tavola, in tutti i sensi, poteva contenere benissimo un posto in più, se la fiducia nella Provvidenza li guidava. Volevano donare ad un altro figlio, 'dono immenso di Dio, sempre', generato dal loro amore, la possibilità di conoscere la bellezza della vita e del creato e, ancor più di poter, domani, cercando di esserne degni, di appartenere alla grande famiglia del Cielo con i Santi. Degli sposi ricchi dunque di umanità e, soprattutto, di fede. Ma nel momento in cui si seppe nei dintorni che 'quella santa donna' aveva deciso di dare alla luce un quarto figlio, ci fu una vera processione di cosiddette 'amiche e vicine, che si alternavano a 'farla ragionare' - secondo loro - sulla non 'convenienza, con i tempi che corrono' di una tale decisione. 'E' un attentato alla propria serenità - dicevano - Non bastano forse già tre figli, per impegnare totalmente la vita di una coppia, e per di più di modeste condizioni?'. La signora, come pure suo marito, un uomo di grande forza e dolcezza, non riuscivano a capire, nella semplicità della loro fede, tutte queste improvvise e apparentemente disinteressate attenzioni, che considerano di fatto raccomandazioni e preoccupazioni 'scandalose'. Decisero di proseguire per la strada intrapresa, ma ne seguì... l'abbandono delle 'cosiddette amiche'!

VIVERE DA FIGLI DI DIO. Lo constatiamo tutti come oggi sia davvero difficile, in questa società, che ha per legge il consumo, la moda, l'ambizione, l'individualismo, voltare le spalle a queste umilianti forme di vita che spesso calpestano la vera dignità, e vivere quella sobrietà, che è frutto della povertà di spirito e di una umiltà, che non scende mai a compromessi con esibizionismi, ambiguità e modi di vivere del mondo. Noi cristiani abbiamo come regola il Vangelo, che ci accompagna in ogni atto della vita, ma non è forse vero che troppi, pur definendosi cristiani, sposano di fatto la mentalità del mondo? Il vero cristiano sceglie uno stile di vita che darà diritto, alla fine, quando tutto sarà svelato nella verità, ad entrare per la porta stretta. È impossibile sposare la mentalità del mondo, che ci sta addosso ad ogni passo, e, nello stesso tempo, scegliere lo  stile evangelico, che è semplicità ed austerità, come un vestirsi delle vesti di Dio. Dobbiamo decidere oggi da che parte stare, perché sarebbe davvero terribile, 'quel giorno' - e verrà -, sentirsi dire da Gesù: 'Non vi conosco!'. Terribile! Allora cominceremo a recitare il rosario della nostra doppia vita, che eravamo sicuri potesse mettere d'accordo Dio e il demonio: 'Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze'. Ma Egli dichiarerà: 'Vi dico che non vi conosco. Allontanatevi da Me voi tutti operatori d'iniquità. Nelle sue risposte, Gesù può sembrare duro. Duro nello sbattere in faccia la porta stretta. Ma quando si è vissuto, come avviene oggi tante volte, con un piede in Chiesa e uno nella mentalità del mondo, non si può essere pronti ad accogliere il Regno e, alla fine, non vi può essere che quella risposta: 'Non vi conosco'. Se, carissimi, cerco di esservi dì aiuto per vivere umanamente, semplicemente, armoniosamente la vostra vita, ma con la sapienza del Vangelo, è per cercare di evitare quello che dice il proverbio: 'non mettere due piedi in una scarpa'... è impossibile poi camminare! C'è tanta gente che, senza fare rumore, vive, per fortuna, la Parola, dando poco peso o nessuno a quello che il mondo propone.

UNA PREGHIERA. Così il grande poeta Luzi pregava, per cercare la porta stretta: "Padre mio, mi sono affezionato alla terra, quanto non avrei voluto. È bella, è terribile la terra. Io sono nato in un angolo quieto, tra gente povera, amabile ed esecrabile. Il cuore umano è pieno di contraddizioni, ma neppure un istante mi sono allontanato da Te. Ti ho portato perfino dove pensavo non fossi o avessi dimenticato di essere stato. La vita sulla terra è dolorosa, ma è anche gioiosa. Sono forse stato troppo uomo tra gli uomini, oppure troppo poco. La nostalgia di Te è stata continua e forte. Padre non giudicarlo questo mio parlare umano, quasi delirante. Accoglilo come un desiderio di amore. Sono venuto sulla terra per fare la Tua volontà eppure alle volte l'ho discussa. Sii indulgente, con la mia debolezza, te ne prego. Ma da questo stato umano di abiezione vengo ora a Te. Comprendimi nella mia debolezza". (Mario Luzi)

Il commento è di mons. Antonio Riboldi

- 19 Agosto 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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