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PAROLA DEL SIGNORE
Il commento della I Domenica di Quaresima è di Mons. Roberto Brunelli
Un difetto del tempo nel quale stiamo vivendo è proprio quello della mancanza di riflessione, di pensiero. Quanti di noi, alla sera, si concedono un attimo di pace e riflettono su loro stessi, su come hanno vissuto o si sono comportati durante la giornata? Un mio caro amico fa questo "gioco": apre a caso una pagina del Vangelo o della Bibbia e legge una frase, una qualsiasi, poi ci riflette analizzando se stesso e cerca di capire il significato che ha per lui, per le cose che sta vivendo, come gli risuona dentro quella Parola di Dio. La Quaresima potrebbe essere un'occasione per dedicarsi un po' di tempo e coltivare la propria interiorità, magari togliendo un po' di polvere, di erbacce e lasciando entrare uno spiraglio di luce e un soffio d'aria fresca che ci porti il buon profumo di Gesù.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 4,1-13
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane". Gesù gli rispose: "Sta scritto: ''Non di solo pane vivrà l'uomo''.
Il diavolo lo condusse in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: "Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la dò a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo". Gesù gli rispose: "Sta scritto: ''Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai''".
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: ''Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano''; e anche: ''Essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra''". Gesù gli rispose: "È stato detto: ''Non tenterai il Signore Dio tuo''. Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.
IL COMMENTO DI MONS. ROBERTO BRUNELLI. Tentato lui; tentati noi. LE TENTAZIONI DI GESU'. Marco dice che fu tentato; Matteo specifica come, elencando le tentazioni cui fu sottoposto, e Luca riporta, in un ordine lievemente diverso, lo stesso elenco. In comune i tre vangeli hanno il fatto inquietante che anche alla mente di Gesù si è prospettata l'ipotesi di andare contro Dio, e addirittura di cercare di piegarlo a proprio vantaggio. Il fatto è inquietante, perché ci pone davanti al mistero di come in lui, l'Uomo-Dio, la perfezione divina potesse coesistere con la fragilità umana; il mistero, che si ripresenta in tante pagine del vangelo, di come chi manifestava una potenza divina nel moltiplicare i pani e i pesci, nel risanare i malati, addirittura nel risuscitare i morti, potesse poi anche provare fame e sete, stanchezza e angoscia e tutti i limiti dell'umana natura. Tra essi non mancò la tentazione al male: di tutti i limiti, forse quello che ce lo fa sentire più vicino. E allora è di sommo interesse vedere come nel caso egli si è comportato; se non potremo mai capire fino in fondo la coesistenza in un'unica persona della divinità e dell'umanità, possiamo vedere come, in un episodio in cui tutta e solo la sua umanità si manifesta, egli sia stato un modello per quanti tutta e solo l'umanità vivono ogni giorno.
LE NOSTRE TENTAZIONI. Le possibili tentazioni cui anche noi possiamo trovarci a dover far fronte sono riassunte in tre. Nel deserto dove si era ritirato prima di dare inizio alla sua vita pubblica, dopo quaranta giorni di digiuno Gesù ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane". E' la tentazione di pensare solo ai bisogni e alle attrattive immediate; vi si scorge facilmente la tentazione della sensualità, del cercare ciò che piace senza curarsi se è giusto o sbagliato, utile o dannoso. Pur sollecitato in tal senso, Gesù non ricorre ai suoi poteri divini ma supera la tentazione come possiamo fare noi, con la fede. Risponde infatti citando la Bibbia ("Non di solo pane vivrà l'uomo": Deuteronomio 8,3), cioè la Parola di Dio che egli assume a guida dei propri comportamenti. La seconda tentazione è quella del potere, del sottomettere gli altri a sé, di imporsi, di voler comandare: in politica, ma anche in famiglia, nei rapporti di lavoro o d'affari e in ogni altro ambito della vita; imporsi non importa come: anche "vendendo l'anima al diavolo", come è invalso l'uso di dire, proprio in base a questo passo del vangelo. "Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: Se ti prostrerai in adorazione davanti a me, tutto sarà tuo". Anche questa tentazione, secondo l'esempio di Gesù, è superabile alla luce della Parola di Dio: sta scritto, egli risponde riassumendo un'infinità di possibili rimandi ai testi sacri, "il Signore Dio tuo adorerai, a lui solo renderai culto". Allora anche il diavolo cita la Scrittura, per presentargli la terza tentazione: "gettati dall'alto; sta scritto infatti che Dio manderà i suoi angeli a impedire che ti faccia male" (Salmo 91). La mossa è subdola, ovviamente, perché sottintende una lettura di comodo della Parola di Dio; essa però riflette l'atteggiamento di chi pretende di trovare nella Bibbia la giustificazione dei propri comportamenti errati, o di chi mette a rischio se stesso e gli altri (basti pensare a chi guida sotto l'effetto di droghe o alcool) magari poi lamentando che Dio non sia intervenuto a impedirne le disastrose conseguenze. La frase della Bibbia che Gesù gli oppone (Deuteronomio 6,16) è questa: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". Tutte risposte sulle quali riflettere, nella Quaresima appena iniziata.
Il commento è di Mons. Roberto Brunelli
- 18 Febbraio 2010
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