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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 20 settembre 2009

Il commento della XXV Domenica del Tempo Ordinario è di don Roberto Seregni

La competizione sfrenata che guasta la serenità in molti ambiti della vita quotidiana, fino al punto di distruggere le vite dei singoli, le famiglie, le amicizie, gli amori, è evidentemente un male antico. Tutto è lecito pur di annientare l'invidiato "nemico" per conquistarsi il "prestigio sociale" o  semplicemente perché la nostra superbia ci  fa disprezzare gli altri. Ebbene, invece di massacrarsi la vita, sarebbe un buon esercizio di riflessione comprendere che per il Buon Dio ogni persona è un progetto speciale, ed è scelta e amata dall'Eternità; la vera gerarchia, la stabilisce Lui, non le nostre regolette. Tutto il resto, per dirla con Gesù, viene dal Maligno.

Dal Vangelo secondo Marco
(Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

IL COMMENTO DI DON ROBERTO SEREGNI. Il primato dell'amore. La strada verso Gerusalemme è la stessa, il Rabbì di Nazareth e i suoi discepoli la percorrono insieme, ma i loro cuori e le loro menti sono su sentieri diversi. Per la seconda volta, Gesù annuncia la sua passione, morte e resurrezione. Marco stesso annota che "essi non capivano queste parole" (v.32). C'è un'incomprensione radicale tra Gesù e i suoi discepoli. L'evangelista esplicita questa distanza con la risposta secca che i dodici danno all'amara domanda del Rabbì. Lui parla di dare la vita, di consegnarla nelle mani degli uomini che lo uccideranno, annuncia la sua resurrezione e i suoi discepoli che fanno?

"CHI E' IL PIU' GRANDE TRA NOI?". "Chi è il più grande tra di noi?". Questa è la loro preoccupazione. Quanti secoli sono passati? Quanta storia di salvezza è palpitata nelle vene della Chiesa? Quanta santità ha attraversato le nostre strade? Eppure siamo ancora lì. A quell'incomprensione, insieme ai dodici. Preoccupati del nostro potere, grande o piccolo che sia; impegnati a guadagnarci un angolo di palcoscenico per saziare almeno un po' della nostra fame di protagonismo. Ma tenetevi forte, perché il vero annuncio di questa domenica sta nella reazione di Gesù al radicale fraintendimento dei dodici. Proprio qui sta la novità del Vangelo, la bellezza di un Dio che capovolge gli schemi, che ci chiama fuori dalle nostre piccolezze che noi ci ostiniamo a chiamare normalità. Il Rabbì di Nazareth non spara fulmini e saette, non li rifiuta, non li rimanda a casa. Si siede, li chiama vicini e ricomincia da capo. Forse i discepoli si erano accorti d'averla sparata veramente grossa, magari erano già pronti a subirsi un bel predicozzo e invece no. Gesù non è così. (Almeno Lui...)

IL PRIMATO DELL'AMORE. Al centro sta il primato dell'amore. L'unica ragione per scegliere l'ultimo posto con la certezza che sia il primo. L'unico motivo logico per accettare un capovolgimento illogico. Logico, per il Vangelo di Gesù. Illogico, per il protagonismo che ci abita. Quella del Rabbì è una novità radicale di vita, di pensiero, di lettura delle proprie scelte. Ho incontrato persone trasformate dalla logica del Vangelo, rimesse in piedi dalla vita dei sacramenti, aperte dalla potenza dello Spirito ad una consapevolezza nuova della propria storia personale, lanciate verso il futuro con il desiderio di gustare la vita con serenità e serietà, fatte nuove dalla grazia. Può accadere ancora. Magari proprio a te. Buona settimana. Don Roberto".

Il commento è di don Roberto Seregni

- 17 Settembre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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