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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 2 maggio 2010

Il commento della V Domenica di Pasqua è di Don Giovanni Berti

Amare non vuol dire possedere, ma far crescere la vita dell'altro, aggiungervi qualcosa di meglio. Per saper amare davvero ci vuole una certa grandezza d'animo associata ad  una notevole pulizia interiore perché con la vita e i sentimenti di un'altra persona non si può giocare. Ecco che cosa scrive Sant'Agostino nella sua omelia 65 su Gv 13, 34-35 a proposito del comandamento nuovo: Amare Dio negli altri [...] Non crediate, fratelli, che il Signore dicendo: Vi do un comandamento nuovo: Che vi amiate a vicenda, abbia dimenticato quel comandamento più grande, che è amare il Signore Dio nostro con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente. Potrebbe infatti sembrare che abbia detto di amarsi a vicenda quasi non calcolando quel comandamento: come se, invece, l'ordine che dava non rientrasse nella seconda parte di questo precetto dove è detto: Amerai il prossimo tuo come te stesso. E' infatti su questi due comandamenti che poggiano la legge e i profeti (Mt 22, 37 40). Ma per chi li intende bene, ciascuno dei due comandamenti si ritrova nell'altro; perché chi ama Dio, non può non tener conto del suo precetto di amare il prossimo; e chi ama il prossimo di un amore sincero e santo, chi ama in lui se non Dio? Questo amore, che si distingue da ogni espressione di amore mondano, il Signore lo caratterizza aggiungendo: come io ho amato voi. [...] Amiamoci dunque gli uni gli altri in maniera tale da stimolarci a vicenda, mediante le attuazioni dell'amore, a possedere Dio in noi per quanto ci è possibile. Questo amore ce lo dà colui stesso che ha detto: Come io ho amato voi, così voi amatevi a vicenda (Gv 13, 34). Per questo dunque ci ha amati, perché anche noi ci amiamo a vicenda. Con l'amarci egli ci ha dato l'aiuto affinché col mutuo amore ci stringiamo fra noi e, legate le membra da un vincolo così soave, siamo corpo di tanto Capo.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13,31-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

IL COMMENTO DI DON GIOVANNI BERTI. L'amore oltre la notte.  L'AMORE VA OLTRE. Gesù insegna il comandamento dell'amore appena dopo che "Giuda fu uscito dal cenacolo...". Nel Cenacolo si è anche appena consumata la rottura dell'amicizia perché Giuda ha tradito preferendo l'amicizia di Satana a quella di Gesù. Il Vangelo ci racconta che quando Giuda esce è notte... E' la notte dell'amicizia, dell'amore. Gesù dopo questa uscita non rimane come una statua di eroe impassibile e senza cedimenti come spesso facciamo di chi mettiamo sui piedistalli per onorare e nello stesso tempo per tenere anche lontano dalla nostra vita reale. Gesù è infatti turbato e soffre profondamente di questa separazione. Soffre che il suo amore non è stato capito proprio quando è stato mostrato fino all'estremo. Ma è incredibile che proprio adesso ribadisce l'insegnamento dell'amore, proprio quando capisce che amare è difficile e rischioso. Gesù non si tira indietro e da' il comandamento nuovo, perché ci crede davvero e sa che è questo che salva dalla notte che ha avvolto il tradimento di Giuda e che rischia di avvolgere anche gli altri. Noi discepoli di oggi abbiamo questo comandamento che è quello di costruire una comunità che si caratterizza dall'amore e da niente altro. E' difficile amare, perdonare, servire... ma è da questo che la nostra identità cristiana sarà chiara per tutti e prima di tutto a noi stessi. Ed è su questo che costruiamo la Chiesa. Non è il campanile più alto o la processione più lunga che fa bella una parrocchia. Ma sono le relazioni che i cristiani vivono tra di loro e con coloro che vivono accanto.

AMARE RIDONA LA VITA. Mi ha profondamente colpito che, tempo fa, in Chiesa durante i funerali della ragazza uccisa a Roma in metropolitana, quando il parroco ha parlato di perdono, molti hanno detto "no, mai" e si è levata la voce del razzismo contro gli immigrati (chi aveva ucciso è una donna straniera). E' il dolore forte che fa parlare così ed è comprensibile in un primo momento. Ma sarebbe terribile se la notte dell'odio avvolgesse per sempre chi ha subito un torto così terribile. Sarebbe la morte della fede e il crollo della comunità cristiana. Quando facciamo l'esperienza del non amore, della violenza e del rifiuto non dobbiamo scoraggiarci e non dobbiamo cedere nemmeno un secondo nel credere che l'amore è il primo e unico comandamento che ridona vita alla terra e a noi stessi. Ogni volta che sto dalla parte di chi giudica, di chi odia, di chi pensa solo a se stesso e si vendica, in quel momento sono insieme a Giuda ed esco dal cenacolo degli amici di Gesù. E se esco trovo la notte che mi attende e mi avvolge lasciandomi solo...

Il commento è di Don Giovanni Berti 

- 28 Aprile 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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Molto bello il vangelo di questa Domenica, il commento risalta degli aspetti che mi hanno fatto riflettere. Grazie Fabiana con che cura scegli il commento!

Commento inviato il 01-05-2010 da carmela

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