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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 19 novembre 2017

Il commento della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario è di mons. Roberto Brunelli

Il Padrone consegna ai suoi servi, (che è un titolo onorifico, servo del Signore) ciò che ha di più caro, il suo regno: siamo noi. Un pò come dei genitori che consegnano la figlia amata allo sposo. I talenti non sono le capacità, tant'è vero che il padrone dà i talenti, “secondo le capacità di ciascuno”. Penso che i talenti sono tutte le persone che il Signore mi dà la possibilità di amare e servire, per testimoniare il suo amore e così portare avanti e fare crescere il suo regno. Questo è la sua e la nostra più grande ricchezza; tant'è vero che da soli siamo tutti poveri e disgraziati. I primi due si comportano da servi del Signore, ovvero da figli, padroni del dono, e con entusiasmo amano e fanno crescere il dono ricevuto. Quando il Padrone torna, non è per riprendersi il dono dato, ma per vedere cosa ne hanno fatto. Se l'hanno accolto bene, gioisce con loro e li invita alla piena comunione con lui, come gioiscono dei genitori che vanno a trovare la figlia sposata e felice. Gli viene spontaneo accogliere il genero come un nuovo figlio. Ma se la tratta male, viene considerato un servo inutile. Il terzo ha una cattiva immagine del Padre, ne ha paura, tanto che il dono gli pesa. Per lui è come una responsabilità che preferirebbe non avere. Non fa nulla di male, ma vive male. Ogni volta che non faccio del bene per paura che l'altro non lo apprezzi, paura di un rifiuto, paura del giudizio, di essere ridicolo, divento inutile. Quanto bene viene paralizzato per paura, per esperienza negative fatte che mi impediscono di accogliere e aiutare l'altro. ”E se dopo che l'ho accolto diventa un delinquente? No, ognuno rimanga a casa sua”. ”E se poi i miei soldi donati con tanto sacrificio vengono usati male? No, io non aiuto più nessuno”. La paura paralizza il regno di Dio e ci rende tutti soli e inutili. Conoscere il Padre mi fa sentire le spalle coperte e mi da la libertà di amare e servire. Signore, donaci di conoscere sempre meglio il tuo volto di Padre e di saperlo rivelare a tutto il capitale umano che ci hai messo nelle mani. (commento di Padre Paul Devreux)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.
Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque.
Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due.
Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;
per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.
Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso;
avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti».

IL COMMENTO DI MONS. ROBERTO BRUNELLI: "TUTTI HANNO RICEVUTO ALMENO UN TALENTO". Questa domenica, la penultima dell'anno liturgico, come la precedente e la seguente, presenta letture che invitano a considerare il futuro, e in particolare il momento in cui ciascuno passerà dalla vita terrena a quella che segue. La seconda lettura (1Tessalonicesi 5,1-6) risponde alla domanda sul quando questo accadrà. Inutile consultare oroscopi o maghi o altri imbroglioni; l'apostolo spiega: "Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte", cioè senza preavviso, e ne deduce che a scanso di brutte sorprese occorre essere sempre pronti. Il cristiano coerente, peraltro, mira ad essere pronto sempre: "Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro: infatti siete tutti figli della luce, figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre". La notte, il buio, sono simboli del male; il cristiano è "figlio della luce" se conduce una vita in positivo, anche per prepararsi al momento in cui della sua vita si tireranno le somme. In proposito, il Vangelo (Matteo 25,14-30) presenta la parabola dei talenti: dovendosi allontanare, un padrone affida la gestione dei suoi beni ai dipendenti, cinque talenti a uno, due a un altro, e uno a un altro ancora; al ritorno, premia i primi due che si sono dati da fare tanto da raddoppiare il capitale, mentre "licenzia" il terzo, che si è limitato a custodire quanto ricevuto, senza farlo fruttare.

I TALENTI. I talenti erano monete di gran valore; Gesù ne fa il simbolo delle innumerevoli capacità e possibilità di bene di cui ciascun uomo è dotato: l'intelligenza, la salute, il tempo disponibile, gli ambiti della vita, il possesso di beni materiali, gli incontri con altri uomini, e così via, e su tutto l'impareggiabile possibilità di conoscere Lui e vivere un rapporto stabile e arricchente con Lui. Di talenti dunque ne abbiamo tanti: tradotto, abbiamo infinite possibilità di operare in positivo, per il bene nostro e di chi incontriamo, e a maggior gloria di Dio, che ci ha fatto a sua immagine e somiglianza. Dio è il sommo bene: più operiamo in bene, più gli assomigliamo, così rivelando la sua grandezza, e insieme anche la nostra.

NESSUNO E' SENZA TALENTI. In questo quadro, due motivi di rammarico: quando dobbiamo riconoscere di aver sprecato i talenti affidatici, e quando - qualcuno ne è convinto, o quanto meno lo dichiara - riteniamo di non averne. In verità nessuno è senza talenti: la parabola implica che almeno uno è affidato a tutti. Nessuno è senza talenti; per il solo fatto di esistere, ogni creatura è un valore; dichiararsi incapaci talora è un alibi alla pigrizia. In realtà quanti talenti si trovano, anche là dove l'opinione corrente di solito non li riconosce! Prendiamo le casalinghe: sino a non molto tempo fa erano considerate nullafacenti; solo da poco si è compreso che una donna di casa è dotata di multiformi abilità: lavora di braccia, tiene i conti, aiuta i figli nei compiti, gestisce gli acquisti e le spese, e magari trova tempo anche per coltivare amicizie e interessi culturali e per dare una mano ad altri. Per tanto tempo non si è capito quanto una donna sappia essere versatile; eppure lo riconoscevano già avanti Cristo: la prima lettura di oggi (Proverbi 31,10-31) è costituita appunto dal vivace ritratto di una donna saggia, operosa e timorata di Dio. Dice: "Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto; gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani; stende la sua mano alla conocchia e le sue dita tengono il fuso. Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero. Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani; le sue opere la lodino alle porte della città".

Il commento al Vangelo è di mons. Roberto Brunelli

- 18 Novembre 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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