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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 19 marzo 2017

Il commento della III^ Domenica di Quaresima è di mons. Roberto Brunelli

Il dialogo che intercorre tra Gesù e questa donna che si rifiuta di dare un pò d'acqua al Signore, perché non c'erano buoni rapporti tra giudei e samaritani, è tra i più ricchi di riflessioni umane, sociali, psicologiche e spirituali. Qui entrano in gioco pregiudizi, conflitti sociali e politici, luoghi di appartenenza ed origini geografici. Sembra emergere in questo primo approccio con la donna un mare di guai della società. Poi a man mano che la conoscenza di approfondisce tra i due si scioglie il ghiaccio e la resistenza che è nel cuore della donna, dovuti alla sua difficile esistenza di moglie, che aveva avuto 5 mariti e in quel momento conviveva con un sesto uomo che non era suo marito. Tutto il discorso di Gesù è, in verità, incentrato sul tema dell'acqua della grazia, rappresentata da lui in persona in quel momento e che la donna non poteva assolutamente comprendere. Lo comprenderà di lì a poco quando Gesù le dice esattamente chi era ed ella corre in città a dire che ha incontrato il Messia e diventa così la prima donna ad annunciare il vangelo della salvezza al di fuori dei confini della giudea. Possiamo giustamente definirla la prima messaggera della salvezza che viene da Dio, mediante la grazia, oltre i confini della Giudea. Dovremmo ispirarci tutti a questa donna, non certo nel comportamento morale e coniugale, ma nella sua analisi e autocritica per metterci in sintonia con la parola di Dio e farne di essa uno strumento di dialogo, pace, grazia e riconciliazione con se stessi, con gli altri e con il mondo intero. (commento di Padre Antonio Rungi)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,5-42


In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:
qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.
Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere».
I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.
Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva?
Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».
Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete;
ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Le disse: «Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui».
Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito";
infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta.
I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.
Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.
Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.
Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa».
Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?».
La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente:
«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?».
Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».
Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».
E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?».
Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.
Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che gia biondeggiano per la mietitura.
E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete.
Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete.
Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola
e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».IL

IL COMMENTO DI MONS. ROBERTO BRUNELLI: "ALLORA EGLI AMA ANCHE E PROPRIO ME". L'acqua, si dice, sarà il business di domani: l'acqua potabile, già ora drammaticamente scarsa in tanti Paesi, anche nei più progrediti si rivelerà presto insufficiente alle richieste, e dunque costosa, e dunque un affare per chi ne avrà da vendere. Anche nella terra di Gesù l'acqua era un problema, e da sempre, tanto che avevano imparato a raccoglierla e conservarla in cisterne sotterranee, dove però stagnava e rischiava di imputridire; ovviamente, almeno da bere preferivano l'acqua "al naturale", quella dei pozzi, delle sorgenti e dei fiumi, che in modo molto eloquente chiamavano "l'acqua viva". Quest'acqua, nella sua dimensione fisica cui è attribuita una valenza spirituale, è al centro delle letture di oggi.
 La prima (Esodo 17,3-7) presenta un episodio accaduto al popolo d'Israele, che Mosè ha guidato fuori dalla schiavitù dell'Egitto. Incapaci di comprendere il valore della libertà, sempre pronti a lagnarsi per ogni disagio e a proporre di tornare indietro, un giorno i liberati si lamentano per la mancanza di acqua. Mai stanco di sostenerli nel cammino verso la terra promessa, Dio gli fa trovare di che dissetarsi: l'acqua diventa così un segno dell'amorevole provvidenza divina. L'acqua torna nel Vangelo (Giovanni 4,5-42), con un significato ancora più alto. Attraversando la Samaria, Gesù giunge con gli apostoli all'antico pozzo scavato dal patriarca Giacobbe. E' mezzogiorno, stanchezza fame e sete si fanno sentire, si decide una sosta; mentre gli apostoli si recano nel vicino villaggio a comperare cibo, una donna del luogo viene ad attingere al pozzo.

UN ACQUA SENZA PREZZO...E GESU' LA OFFRE GRATIS. Una normale scena di vita quotidiana, che però subito si vivacizza, quando a quella donna Gesù chiede da bere. Lei stessa se ne meraviglia: "Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?" I giudei infatti disprezzavano i samaritani in quanto eretici, e se ne tenevano lontani. Inoltre un ebreo non avrebbe mai rivolto la parola a una donna in pubblico; per di più, come di lì a poco Gesù dimostrò di sapere, quella donna non era certo un modello di virtù ("Hai detto bene, 'Non ho marito'; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito"). Lei tenta di sviare lo scottante argomento, sollevando una delle controversie che dividevano i due popoli, sul luogo legittimo dove adorare Dio: per gli ebrei era il tempio di Gerusalemme, per i samaritani il vicino monte Garizim.
 Gesù risponde al quesito, ma va ben oltre; superando ogni convenzione, egli parla a una donna, eretica, nemica e di vita dissoluta, e le dice cose che non risulta avesse rivelato, almeno sino a quel momento, neppure ai suoi apostoli. Vuole catturare la sua attenzione; l'ha stupita manifestando di conoscere il suo passato, ma non la blandisce con parole ambigue: sulle divergenze religiose è chiaro e netto; la vera fede, dice, viene dai giudei. Nel contempo, di quella fede manifesta il compimento che proprio lui è venuto a portare. Primo, Dio è spirito, da adorare non in un luogo particolare ma dentro di noi. Secondo, lui, Gesù, è il Messia annunciato dai profeti, il rivelatore di Dio che è Padre. Terzo, egli porta a tutti "l'acqua viva" della fede piena e di un amore senza limiti. Quarto, chi accoglie questi doni avrà la vita eterna.
 Altro che business: un'acqua come quella non ha prezzo. Eppure Gesù la offre gratis, e persino a una donna che per i benpensanti di allora era l'ultima persona cui Gesù avrebbe dovuto rivolgersi. Ancora una volta egli rovescia l'ottica terrena: rivela cose sublimi proprio a lei; benché lo attendano folle intere, egli si intrattiene con una persona sola, senza preoccuparsi dell'audience, degli indici di ascolto. Anche una singola persona, anche un solo peccatore vale il suo interessamento. E' consolante, perché allora ciascuno di noi, pur se non lo merita, può trarne una deduzione: il Signore si interessa specificamente anche a me, entra in dialogo con me, vuole il mio bene, ama anche e proprio me.

Il commento al Vangelo è di mons. Roberto Brunelli

- 15 Marzo 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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