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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 19 gennaio 2020

Il commento della II Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

Dopo la conclusione del tempo di Natale, liturgicamente ritorniamo alla normalità, nel senso che il tempo che da Natale ci separa dalla Pasqua, prevede queste settimane intermedie definite del tempo ordinario. Questa che celebriamo è la seconda domenica di questo tempo, in quanto la prima è considera quella del Battesimo di Gesù, che abbiamo celebrato domenica scorsa. Ogni tempo liturgico è sempre un continuo appello alla conversione: l'Avvento in preparazione al Natale, la Quaresima in preparazione alla Pasqua, il tempo ordinario in preparazione alle grandi solennità. Tutto, insomma, concorre, a fare nostro l'appello che Gesù rivolge sempre ad ognuno di noi, in ogni tempo e in ogni situazione: convertitevi perché il Regno di Dio è vicino. Su questo tema si incentra la parola di Dio di questa domenica, soprattutto con il Vangelo, che è continuazione con quello del Battesimo del Signore. Anche oggi ci mettiamo in ascolto di quanto dice il precursore, di cui ci riporta le espressioni precise l'evangelista Giovanni, nel brano che abbiamo appena ascoltato. Infatti “Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. (commento di Padre Antonio Rungi)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,29-34

In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.
Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele».
Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.
Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».


IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "UN AGNELLO CHE PORTA LA TENEREZZA DIVINA". Giovanni vedendo Gesù venire... Poter avere, come lui, occhi di profeta e so che non è impossibile perché «vi è un pizzico di profeta nei recessi di ogni esistenza umana» (A.J. Heschel); vedere Gesù mentre viene, eternamente incamminato lungo il fiume dei giorni, carico di tutta la lontananza; mentre viene negli occhi dei fratelli uccisi come agnelli; mentre viene lungo il confine tra bene e male dove si gioca il tuo e, in te, il destino del mondo. Vederlo venire (come ci è stato concesso a Natale) pellegrino dell'eternità, nella polvere dei nostri sentieri, sparpagliato per tutta la terra, rabdomante d'amore dentro l'accampamento umano, da dove non se ne andrà mai più.
Ecco l'agnello, il piccolo del gregge, l'ultimo nato che ha ancora bisogno della madre e si affida al pastore, che vuole crescere con noi e in mezzo a noi. Non è il «leone di Giuda», che viene a sistemare i malvagi e i prepotenti, ma un piccolo Dio che non può e non vuole far paura a nessuno; che non si impone, ma si propone e domanda solo di essere accolto. Accolto come il racconto della tenerezza di Dio.
Viene e porta la rivoluzione della tenerezza, porta un altro modo possibile di abitare la terra, vivendo una vita libera da inganno e da violenza.
Amatevi, dirà, altrimenti vi distruggerete, è tutto qui il Vangelo.

Ecco l'agnello, inerme e più forte di tutti gli Erodi della terra. Una sfida a viso aperto alla violenza, alla sua logica, al disamore che è la radice di ogni peccato. Viene l'Agnello di Dio, e porta molto di più del perdono, porta se stesso: Dio nella carne, il cromosoma divino nel nostro Dna, il suo cuore dentro il nostro cuore, respiro dentro il respiro, per sempre. E toglie il peccato del mondo.
Il verbo è al declinato al presente: ecco Colui che instancabilmente, infallibilmente, giorno per giorno, continua a togliere, a raschiare via, adesso ancora, il male dell'uomo. E in che modo toglie il male? Con la minaccia e il castigo?
No, ma con lo stesso metodo vitale, positivo con cui opera nella creazione.
Per vincere il buio della notte Dio incomincia a soffiare sulla luce del giorno; per vincere il gelo accende il suo sole; per vincere la steppa semina milioni di semi; per vincere la zizzania del campo si prende cura del buon grano; per demolire la menzogna Lui passa libero, disarmato, amorevole fra le creature.

Il peccato è tolto: nel Vangelo il peccato è presente e tuttavia è assente. Gesù ne parla solo per dirci: è tolto, è perdonabile sempre! E come Lui, il discepolo non condanna, ma annuncia un Dio che dimentica se stesso dietro una pecora smarrita, un bambino, un'adultera. Che muore per loro e tutti li catturerà dentro la sua risurrezione.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

- 17 Gennaio 2020

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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