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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 18 giugno 2017

Il commento della solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo è di Padre Ermes Ronchi

Il Vangelo di oggi (Giovanni 6,51-58) ci porta a un discorso pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, dopo avere moltiplicato pani e pesci per nutrire la folla che lo aveva seguito. Il discorso era come la spiegazione di quel clamoroso miracolo, condensata nelle parole: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna": affermazione, questa, che ha suscitato nei presenti sorpresa e sconcerto. "Come può costui darci la sua carne da mangiare?" si chiedevano. La risposta è venuta in seguito, nell'ultima cena, quando egli prese il pane e il vino e ne distribuì ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo sacrificato per voi... Prendete e bevete, questo è il mio sangue versato per voi". Parole basilari, se da duemila anni ci sono uomini, sparsi in tutto il mondo, che ogni giorno, celebrando la Messa, le ripetono, per rendere attuali quelle pronunciate da Gesù durante la sua ultima cena, e beneficiarne insieme con innumerevoli fedeli. Ogni giorno, col rischio perciò di non badarci più quanto meritano: e allora, per dissipare le caligini di cui ama vestirsi l'abitudine, ecco l'odierna solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, il Corpus Domini, come ancora si usa chiamarla. Quelle parole portano al cuore della fede. Esprimono tutta la considerazione, tutto l'amore di Dio per l'uomo, e invitano a intendere la fede non come l'asettica accettazione di una serie di verità, ma come un rapporto vitale, una relazione di intimità con Lui. Mangiare e bere il Signore: i termini sono concreti, quasi crudi; ma esprimono da un lato quanto l'uomo abbia bisogno di Dio, e dall'altro con quanto amore Dio sia proteso a soddisfare ogni autentica fame dell'uomo. Gesù era stato preannunciato come l'Emanuele, cioè "Dio-con-noi"; l'Eucaristia ne è il più esplicito adempimento: Dio è con noi al punto da farsi tutt'uno con noi. (commento di mons. Roberto Brunelli)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58


In quel tempo, Gesù disse alla folla dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "COSI' GESU' SI FA PANE VIVO NELLA MESSA DEL MONDO". Io sono il pane vivo: Gesù è stato geniale a scegliere il pane. Il pane è una realtà santa, indica tutto ciò che fa vivere, e che l'uomo viva è la prima legge di Dio. Che cosa andremo a fare domenica nelle nostre celebrazioni? Ad adorare il Corpo e Sangue del Signore? No. Oggi non è la festa dei tabernacoli aperti o delle pissidi dorate e di ciò che contengono.
Celebriamo Cristo che si dona, corpo spezzato e sangue versato? Non è esatto. La festa di oggi è ancora un passo avanti. Infatti che dono è quello che nessuno accoglie? Che regalo è se ti offro qualcosa e tu non lo gradisci e lo abbandoni in un angolo? Oggi è la festa del prendete e mangiate, prendete e bevete, il dono preso, il pane mangiato. Come indica il Vangelo della festa che si struttura interamente attorno ad un verbo semplice e concreto "mangiare", ripetuto per sette volte e ribadito per altre tre insieme a "bere".
Gesù non sta parlando del sacramento dell'Eucaristia, ma del sacramento della sua esistenza, che diventa mio pane vivo quando la prendo come misura, energia, seme, lievito della mia umanità. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo a vivere l'esistenza umana come l'ha vissuta lui.
Mangiare e bere la vita di Cristo non si limita alle celebrazioni liturgiche, ma si dissemina sul grande altare del pianeta, nella "messa sul mondo" (Theilard de Chardin). Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con combattiva tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. Faccio mio il segreto di Cristo e allora trovo il segreto della vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Determinante è la piccola preposizione: "in". Che crea legame, intimità, unione, innesto, contiene "tutta la ricchezza del mistero: Cristo in voi" (Col 1,27). La ricchezza della fede è di una semplicità abbagliante: Cristo che vive in me, io che vivo in Lui. Il Verbo che ha preso carne nel grembo di Maria continua, ostinato, a incarnarsi in noi, ci fa tutti gravidi di Vangelo, incinti di luce.
Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d'amore: "Io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell'intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita".
Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore: Dio in me, il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola, con la stessa vocazione: non andarcene da questo mondo senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno.

Il commento al Vangelo è di padre Ermes Ronchi

- 17 Giugno 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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