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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 17 gennaio 2010

Il commento della II Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Gianmarco Paris

L'episodio delle 'Nozze di Cana' racchiude in sé una profonda simbologia perché esse sono il segno dell'alleanza, dell'amore, tra Dio e il suo popolo. Maria, che avvisa Gesù con il suo semplice "non hanno più vino" passa quasi inosservata, ma in verità Ella rappresenta  il resto fedele d'Israele; i poveri, gli umili, quelli che sanno che Dio manterrà la promessa e salverà. Anche la battuta del maestro di tavola quasi non si nota, ma è la sottolineatura dell'avvenuto inizio della Nuova ed Eterna Alleanza sancita da Cristo. Il vino buono, quello di Gesù, servito quasi alla fine del banchetto è proprio simbolo dell'avvento del Salvatore e il manifestarsi della sua divinità. Quando il popolo ormai dispera, attendendo da secoli quanto promesso, Dio entra nella storia e cambia la vita di quanti credono il Lui.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 2,1-12

In quel tempo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino".
E Gesù rispose: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora". La madre dice ai servi: "Fate quello che vi dirà".
Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: "Riempite d'acqua le giare"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora attingete e portatene al maestro di tavola". Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: "Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po' brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono".
Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Dopo questo fatto, discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono là solo pochi giorni.

IL COMMENTO DI PADRE GIANMARCO PARIS. All'inizio e alla fine, una alleanza d'amore...Chi erano gli sposi? Come si chiamavano? Qual è la loro storia? Nulla ci dice Giovanni di tutto ciò. La sua attenzione (e la nostra) è attirata dal fatto che, a un certo punto della festa, il vino finisce, e perciò la festa rischia di fracassare. Sappiamo quasi a memoria come finisce la storia: è così straordinario il gesto di Gesù che trasforma l'acqua in vino che è diventato proverbiale.

LE NOZZE. Non è difficile comprendere che Gesù ha permesso che la festa di nozze non finisse malamente. Se le nozze racchiudono il prima e il dopo della vita e se il vino è simbolo della festa e della gioia, possiamo anche concludere che Gesù è venuto affinché non mancasse mai il vino delle nozze, non mancasse mai la gioia della vita, cioè la fiducia che la vita, pur con suoi limiti umani (fisici e psichici), è un dono gratuito, fatto per amore. Allargando lo sguardo al quadro più ampio del vangelo ci accorgiamo che Giovanni inserisce i primi episodi della vita di Gesù nell'arco temporale di una settimana. La festa delle nozze avviene nel sesto giorno, dopo che nei giorni precedenti aveva cominciato ad accogliere e chiamare accanto a sé alcuni discepoli. C'è un'altra storia nella Bibbia che comincia con i giorni di una settimana: è la creazione del mondo (Genesi 1). Il sesto giorno Dio ha creato l'uomo e la donna, benedicendoli nella loro unione e capacità di dare la vita. Non è troppo azzardato collegare queste due storie, visto che i primi cristiani avevano la chiara coscienza che Gesù aveva inaugurato il tempo ultimo (che dunque richiama e compie il primo). Con la venuta di Gesù è giunto il tempo delle nozze, si celebra definitivamente l'alleanza di amore tra Dio e l'umanità, di cui l'alleanza tra uomo e donna è dall'inizio delle creazione frutto e segno (nella prima lettura Isaia celebra la rinascita di Gerusalemme con i toni festosi delle nozze tra Dio e la città, tra il Creatore e le sue creature). Tutto il "vangelo", la buona notizia proclamata da Gesù, è contenuto in questo gesto inaugurale. Per questo Giovanni dice che in quell'occasione Gesù diede inizio ai segni e rivelò la sua gloria (la gloria di Gesù, che è la gloria di Dio, è rendere possibile la pienezza gioiosa della vita dell'uomo).

LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA. Forse qualcuno, durante l'ascolto attento, avrà notato una cosa un po' strana. All'osservazione di Maria (non hanno più vino) Gesù dapprima prende le distanze dalla madre e poi sembra voler negare il suo aiuto. Maria, come se avesse inteso altro, invita i servi ad obbedire a quello che Gesù ordinerà. Sembra quasi che Gesù abbia compiuto questo segno straordinario controvoglia, un po' forzato dalla madre. Guardando bene il quadro e tutta l'opera di Giovanni, non è certo questo il messaggio del primo segno. Gesù lo compie con tutta la sua volontà e coscienza. Tuttavia a Giovanni interessa far risuonare in questa prima pagina la frase di Gesù: "non è ancora giunta la mia ora" (che probabilmente dobbiamo intendere come una domanda del figlio alla madre, e a tutti noi lettori). L'effetto è di farci comprendere che quanto è avvenuto a Cana è solo l'inizio di qualcosa che non è ancora completo. Fin dalla prima pagina percepiamo che il racconto è incamminato verso un compimento, è attratto da una "conclusione" . Questa conclusione è rappresentata dalla morte e risurrezione di Gesù. L'alleanza di Dio con l'umanità si compie con il dono totale della sua vita. Durante l'ultimo saluto ai suoi discepoli, quelli che videro la sua gloria e credettero a Cana, il vino della festa e il sangue della morte sono una cosa sola. Alla croce Gesù chiama di nuovo Maria con il titolo di "donna", che nel suo dolore riceve un nuovo figlio nel discepolo che Gesù amava. La gioia della vita, minacciata di fracassare a causa della morte, sarà piena al momento del nuovo incontro con il Risorto. Perché l'amore è più forte della morte.

L'UNITA' DEI CRISTIANI. La seconda lettura si stacca un po' da questo filo meditativo, ma ci aiuta a riflettere e pregare secondo l'intenzione delle Chiese cristiane, che celebrano a partire da questa domenica, la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. San Paolo, a partire dalla sua esperienza di fede e dalla sua preoccupazione per l'annuncio del vangelo a tutti, ci ricorda che il cammino della comunione e dell'unità parte dalla Trinità e si sviluppa grazie all'azione dello Spirito, che suscita molteplici e diversi doni, che hanno la medesima origine e il medesimo obiettivo, quello di far crescere la comunità.

Il commento è di Padre Gianmarco Paris

- 15 Gennaio 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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