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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 13 giugno 2010

Il commento della XI Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Gian Franco Scarpitta

Il perdono e la pace o la vendetta e l'odio? Certamente i primi sono preferibili ai secondi perché l'odio macera l'anima e avvelena la vita portando inevitabilmente la violenza e la distruzione sia nelle vite private che nella società. Famiglie dilaniate, divorzi, figli e genitori abbandonati, violenze, omicidi, sfilano nelle notizie dei telegiornali come se fossero pane quotidiano e invece sono il volto del male che distrugge la nostra pace lasciandoci sgomenti e depressi. Recentemente ho letto un libricino di poche ma dense pagine, intitolato Guarire il cuore, la cui autrice, Chiara Amirante, fa una semplice affermazione: "Il perdono è il passaggio necessario per ottenere dalla misericordia di Dio la guarigione del cuore". Se non perdoniamo noi stessi e gli altri per il male fatto e ricevuto, non riusciamo a ritrovare la pace e la serenità. Inoltre, per chi ha fede, non si ricostruisce la comunione con Dio perché il male scava dei solchi separandoci da Lui che è la fonte della gioia e  ci colma l'anima con la sua grazia.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7,36-8,3

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice".
Gesù allora gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, di' pure". "Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene".
E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con la lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi.
Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei: "Ti sono perdonati i tuoi peccati". Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?". Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va' in pace!".
In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.

IL COMMENTO DI PADRE GIAN FRANCO SCARPITTA. Quanto è lontana da noi la via di Dio Giudicare in che misura Dio sia capace di perdonare e stabilire le condizioni e i destinatari del suo perdono, è proprio di chi è solito predicare bene e razzolare male, facendosi forte di una presunta erudizione sulla Scrittura e sulla Legge di Dio. Tipico insomma del fariseismo, che Gesù condanna e dal cui lievito invita tutti noi a guardarci (Mt 16, 6. 11); lievito, cioè pedagogia di mera falsità e ipocrisia, incentrata sulla pura osservanza dei precetti esteriori di provenienza umana, piuttosto che nella vera interiorità di cuore da cui scaturisce il monito dell'amore verso il prossimo, unico comandamento indispensabile di Dio. I farisei erano soliti osservare puntualmente ritualità, costumi, usanze tipicamente umane per un finto perbenismo e per una presunta compitezza ed eleganza, in realtà solo sterile e apparente. Solitamente erano anche illuminati conoscitori della Legge e dei Profeti, e tuttavia poco inclini a mettere in pratica quanto queste insegnavano. Una classe insomma doppia e ipocrita, pronta a predicare bene e a razzolare male. In forza del loro presunto sapere teologico, essi potevano quindi anche sostituirsi a Dio quanto all'amore e al perdono, come sta facendo questo tale Simone, che oltre a confermare la vanità del lievito farisaico, sta anche smentendo se stesso. Infatti, quelli che Gesù gli rimprovera di aver omesso nei suoi confronti, sono proprio precetti umani, consuetudini proprie dell'epoca che solitamente il fariseismo era pronto ad osservare e che adesso invece egli stava di fatto disattendendo, permettendosi di giudicare una donna peccatrice e per ciò stesso anche l'atteggiamento di Gesù: dare il bacio di benvenuto, offrire l'acqua per il pediluvio, ungere i capelli con olio di nardo erano comuni norme di rispetto e di educazione da parte degli anfitrioni nei confronti dei loro ospiti, paragonabili al nostro salutare, stringere la mano e aiutare a togliere o rimettere la giacca e questo Fariseo le sta disattendendo, venendo meno non solo alla Legge di Dio, ma anche alla tendenza farisaica medesima. Come può allora, in piena coscienza, biasimare una donna che mostra molta più accortezza di lui, non soltanto mostrandosi educata e rispettosa ma addirittura manifestando sincerità e amore in ciascuna delle sue azioni? Certamente quella donna era una peccatrice, indubbiamente era rea di colpa grave, ma proprio lui non ha voci in capitolo per giudicarla e soprattutto non ha alcun argomento per giudicare l'atteggiamento di Gesù e di conseguenza per interpretare il vero insegnamento di Dio. Come affermerà poi anche Paolo, la pienezza della Legge è l'amore e chi compie anche una sola opera di bene animato dalla consapevolezza di essere stato a sua volta raggiunto dall'amore di Dio e motivato dal fervore della carità operosa ed effettiva, ebbene ha certamente adempiuto la legge di Dio, anche prescindendo dalle disposizioni normative e dai decreti scritti. La carità supera le comuni inadempienze che la norma scritta dispone molte volte con rigorismo e fissità e poiché Dio è pronto ad amare anche il peccatore più spietato e ostinato anche un solo atto di amore sincero da parte di questi gli merita il perdono delle colpe. Cosicché, indipendentemente da chi sia questa donna sopraggiunta a casa del fariseo trafelata e in preda alla concitazione, ella diventa destinataria della misericordia del Signore, del perdono e del suo amore infinito perché con questi atti umili, semplici ma disinvolti ha mostrato di saper amare. Non agisce infatti mossa da un puro desiderio di soddisfazione di usanze esteriori, non interessata da una possibilità di ricompensa o di soddisfazione meramente personale, bensì spronata da un sentimento di umiltà e di sottomissione che la porta ad accrescere e ad accentuare le stesse azioni di rito e di accoglienza nei confronti di Gesù. Simone fra sé e sé giudica l'atteggiamento di Gesù come troppo indulgente e spropositato: "Se fosse davvero un profeta saprebbe che donna è costei.." Ma appunto perché Gesù è al corrente che si tratta di una peccatrice, proprio perché sa di che estrazione sociale è quella donna e quale sia la sua condizione si mostra incline al perdono dei peccati nei suoi confronti: nonostante il suo stato, le sue abitudini peccaminose, la mancata formazione umana e spirituale per cui adesso vive battendo la strada senza il conforto di alcun riferimento morale, questa donna mostra molta più sensibilità e amore di quanto non ne manifesti chi invece si vanta di essere fra i giusti perché conosce la Legge di Dio solamente per via intellettuale. Seppure  non conosce la normativa della Legge scritta, Ella manifesta con la sua stessa vita di esemplare sensibilità di vivere una relazione con il Dio vivo che è amore. Questa povera donna ha mostrato diretto ravvedimento per i suoi peccati semplicemente amando fino in fondo e senza condizioni. Come diceva Lucia all'Innominato che la teneva prigioniera (Manzoni) "Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia" anche perché, quando esercitate con reale sprone di carità e senza il minimo interesse personale, le opere di carità sono indice di ravvedimento dal male commesso e chi le compie è certamente pentito del male che ha fatto.

IL PERDONO CONTRO LA VENDETTA. Esempio eloquente di colpa grave, deprezzabile e ignominiosa è quella commessa da Davide e smascherata dal profeta Natan, della quale ci parla la Prima Lettura di oggi. Per mezzo di un suggestivo racconto parabolico, l'uomo di Dio infatti mette il monarca di fronte alla sua propria colpa, giacché in precedenza con uno stratagemma sottile questi aveva mandato a morte l'Hittita Uria dopo aver reso gravida la sua consorte a sua insaputa. Facendo morire il coniuge in battaglia, Davide credeva infatti che nessuno potesse scoprire della sua relazione segreta con Betzabea terminata con la gravidanza di quest'ultima e di conseguenza aveva risolto di essere al sicuro da qualsiasi punizione. Davide riconosce l'entità e la gravità delle sue malefatte, ne prova dolore ed è disposto anche a porvi rimedio attraverso opere di bontà e di giustizia, anche se di natura differente. Il suo animo è turbato perché ha appena commesso un abominio e non è solo il timore della pena ad animare la sua richiesta di perdono a Dio; sicché egli viene riconciliato con il Signore e riammesso nella comunione con Lui. Un simile epilogo non può mai essere accettato da parte di chi è solito equiparare la giustizia con la vendetta e da chi è stato colpito da ingiustizie tali da covare adesso risentimenti atti ad omettere e sconfessare ogni argomento relativo al perdono, poiché chi ha subito atrocissime ingiustizie e terribili cattiverie è tendenzialmente propenso a giustificare anche teologicamente la logica del sangue e della vendetta. E' quanto ho riscontrato io stesso alcune settimane or sono, impartendo la benedizione presso uno studio legale: ho incontrato persone a cui erano state barbaramente uccisi fratello e cugino, che riprovavano anche con (presunti) argomenti biblici le conclusioni di "certi preti che parlano di perdono", visibilmente sfiduciati dall'evidenza di cattiverie e di barbarie che non meriterebbero altro che risposte corrispondenti di ritorsione e di violenza. Che dire? Certo, l'esperienza che provano certe persone gravate in prima persona dall'odio e dalla malvagità umana umanamente parlando non può che scuoterci alla comprensione e alla pazienza nei loro riguardi; ma non si deve desistere dalla considerazione che Dio sceglie altre vie molto lontane dal nostro modo di pensare e che lui stesso, in Cristo e negli apostoli, ha patito persecuzioni, pene, flagelli molto più insostenibili delle nostre; l'umanità dello stesso Signore Gesù Cristo è di esempio che il perdono e l'amore non sono impossibili e restano sempre la soluzione migliore ai nostri raffronti con la malvagità e a lungo andare offrono più serenità di quanto non ne diano vendette e misure di sangue. Saper amare e perdonare è condizione per essere amati e perdonati da Dio, che assume altri parametri di resistenza al male. E si aspetta che questi diventino i nostri.

Il commento è di Padre Gian Franco Scarpitta

- 11 Giugno 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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