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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 13 dicembre 2009

Il commento della III^ Domenica di Avvento - Gaudete è di Mons. Vincenzo Paglia

...Giovanni rispose a tutti dicendo: "Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Giovanni Battista è una figura bellissima, tanto che Gesù stesso dice che non è mai sorto un profeta grande come lui, ma quello che egli preannuncia di Gesù lascia senza fiato. Chi ha fatto esperienza dell'amore di Gesù, chi l'ha incontrato veramente nella sua vita, conosce il vero significato di quest'espressione. Gesù battezza, cioè purifica, in Spirito Santo che dissolve il male che è in ciascuno e dà la forza di cambiare. Penso a santi come Francesco d'Assisi, San Bonaventura, Santa Teresa d'Avila, Santa Faustina mentre descrive l'amore misericordioso di Gesù che lei vede. Sono una moltitudine i santi che hanno sentito e visto questo amore immenso e meraviglioso di Gesù che, come una forza magnetica fortissima attrae a sé, fa innamorare e trasforma la vita fino a fare di piccole e povere persone dei modelli di santità. Non ci sono parole tanto grandi e belle per descriverlo, Gesù è  l'Amore. Ecco perché la felicità, la gioia dell'attesa del Natale. L'Amore è verità, la Redenzione è verità e se tanti ce l'hanno fatta, anche noi, nelle nostre piccole vite faticose e tribolate possiamo veramente essere partecipi della Festa che c'è in Cielo, qui e adesso, amando la vita, facendone un giardino colorato e fertile, anche piccolo, ma senza erbacce.

Dal Salmo responsoriale (Is 12)
Alleluia: viene in mezzo a noi il Dio della gioia.
Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Lodate il Signore, invocate il suo nome;
manifestate tra i popoli le sue meraviglie,
proclamate che il suo nome è sublime.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 3,10-18

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: "Che cosa dobbiamo fare?". Rispondeva: "Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto".
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: "Maestro, che dobbiamo fare?". Ed egli disse loro: "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato".
Lo interrogavano anche alcuni soldati; "E noi che dobbiamo fare?". Rispose: "Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe".
Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: "Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile".
Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella.

IL COMMENTO DI MONSIGNOR VINCENZO PAGLIA. E noi che cosa dobbiamo fare?

LA FELICITA' IN ATTESA DI GESU'. "Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti" (Fil 4,4). Con queste parole dell'apostolo Paolo si apre la liturgia di questa domenica, chiamata "domenica gaudete", domenica della gioia. L'apostolo dettava queste parole mentre era in carcere a Roma - vicino a Trastevere, dice la tradizione - e forse aveva già di fronte la prospettiva della sentenza capitale. Eppure esorta se stesso e i cristiani di Filippi a gioire perché, aggiunge, "il Signore è vicino". Il motivo della gioia sta proprio nella prossima venuta del Signore. Anche il profeta Sofonia esorta Gerusalemme a rallegrarsi: "Grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!". Perché gioire? Sofonia spiega: "Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico... Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente... Ti rinnoverà con il suo amore" (Sof 3,14-17). Il profeta parla della liberazione di Gerusalemme: scompare la condanna, viene tolto l'assedio alla città, il nemico è disperso e la città può finalmente tornare a respirare e a vivere. Il Signore l'ha salvata. La Parola di Dio spinge a non lasciarsi prendere dalla tristezza, a non lasciarsi sopraffare dall'angoscia. Ne avremmo tutti i motivi guardando questo nostro mondo, vedendo le numerose guerre, le innumerevoli ingiustizie e la drammatica crisi che stiamo attraversando. Come non essere tristi e angosciati di fronte a tutto questo? Eppure la liturgia ci esorta a gioire. Non perché - come talora si sente superficialmente ripetere - il cristiano è per natura ottimista. No, è l'avvicinarsi del Natale il motivo della nostra gioia. Con il Natale non siamo più soli, il Signore viene ad abitare in mezzo a noi. La liturgia interrompe la stessa severità del tempo di Avvento: lascia le vesti violacee della penitenza e indossa quelle della gioia, orna l'altare con i fiori e fa festa. Il Signore, infatti, sta per arrivare. È ormai vicino. Tutto nella liturgia si fa invito affinché ciascuno si disponga ad accogliere il Signore che viene. Siamo esortati ad alzarci dal sonno dell'egoismo e dall'ubriacatura dell'orgoglio per andare incontro a Gesù. Restano pochi giorni al Natale e il nostro cuore è ancora distratto e per nulla pronto.

LA PREDICAZIONE DEL BATTISTA. L'evangelista Luca nota che tutto il popolo era nell'attesa del Messia. Egli avrebbe cambiato il mondo, liberato gli uomini e le donne da ogni schiavitù, soccorso i poveri e guarito i malati. Per questo molti, da ogni parte della Galilea e della Giudea - una folla, nota l'evangelista - lasciavano le loro città e i luoghi ove abitualmente vivevano per recarsi nel deserto ed incontrare il Battista. Anche noi abbiamo lasciato le nostre case e soprattutto le nostre faccende abituali e i nostri pensieri di ogni giorno per venire ad ascoltare Giovanni Battista in questa Santa Liturgia. Oggi, Giovanni è qui che parla, in mezzo a noi. La sua predicazione ha lo stesso vigore, la stessa forza di cambiamento che aveva allora nel deserto, accanto al fiume Giordano. Assieme a quella folla di uomini e di donne, assieme a quei soldati e a quei pubblicani che si erano accalcati attorno a lui, ci siamo anche noi e, con loro, chiediamo: "Che cosa dobbiamo fare?". È la nostra domanda di oggi: che cosa dobbiamo fare per accogliere il Signore che viene? Giovanni risponde con semplicità e chiarezza: "chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto". La carità è la prima risposta al "che fare?". L'amore gratuito, il servizio ai più poveri, la disponibilità ad amare tutti dispongono i cuori ad accogliere il Signore, che l'evangelista Matteo pone sotto le sembianze dei poveri e dei deboli. Giovanni, rivolto poi ai pubblicani e ai soldati, li esorta a non esigere nulla di più di quanto è stato fissato e a non maltrattare e a non estorcere niente a nessuno. Chiede, insomma, di essere giusti, di essere rispettosi gli uni degli altri. Il predicatore del deserto ricorda che l'attesa del Messia si compie tra carità e giustizia, tra misericordia e rispetto, tra tenerezza e compassione. Non dice forse Paolo ai Filippesi: "La vostra amabilità sia nota a tutti"? Il Signore verrà e scenderà nel cuore di ognuno per battezzarci in Spirito Santo e fuoco. Nessuno resterà con quello che possiede, nessuno rimarrà così com'è. Lo Spirito Santo allargherà le pareti dei nostri cuori e il fuoco del suo amore ci guiderà.

Il commento al Vangelo è di monsignor Vincenzo Paglia 

- 11 Dicembre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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