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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 12 novembre 2017

Il commento della XXXII Domenica del Tempo Ordinario è di Padre Ermes Ronchi

A quanto pare procurarsi l'olio all'ultimo momento non giova; è l'olio che rende evidente la saggezza e la stoltezza delle ragazze. Nella Scrittura l'olio è segno della ospitalità: Tu cospargi di olio il mio capo (Sal 23.5), di benedizione e di consacrazione (cfr. Sal 133); Gesù stesso si presenta come il Messia, l'unto, il consacrato. Lui è l'olio per la lampada. Gli stolti vivono anche di religione, un po' per tradizione o per abitudine compiono gli stessi gesti partecipano alle stesse feste ma senza l'olio, vivono una religione senza Cristo, senza il profumo della sua Parola. Da bambini si sono rimpinzati di catechesi, gruppi e attività ma ciò che è raccolto da ragazzi, diventando adulti quando la vita cambia di prospettiva diventa insufficiente, se non si alimenta di amore per Dio e per il prossimo. L'olio non è cedibile, nessuno può crescere nella relazione con Dio e nell'amore per qualche altro. Abbiamo, sì, la responsabilità della testimonianza: Voi siete la luce del mondo (Mt 5,14), ma ognuno ha la responsabilità delle proprie scelte. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita. (Benedetto XVI, Angelus, 06.11.2011). (commento di Don Luciano Cantini)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,1-13


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: "Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.
Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;
le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio;
le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.
Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.
A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!
Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.
Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici!
Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora". 

IL COMMENTO DI PADRE ERMES RONCHI: "NELLA NOTTE, LA VOCE DELLO SPOSO CHE RISVEGLIA LA VITA". Una parabola difficile, che si chiude con un esito duro («non vi conosco»), piena di incongruenze che sembrano voler oscurare l'atmosfera gioiosa di quella festa nuziale. Eppure è bello questo racconto, mi piace sentire che il Regno è simile a dieci ragazze che sfidano la notte, armate solo di un po' di luce. Di quasi niente. Che il Regno è simile a dieci piccole luci nella notte, a gente coraggiosa che si mette per strada e osa sfidare il buio e il ritardo del sogno; e che ha l'attesa nel cuore, perché aspetta qualcuno, uno sposo, un po' d'amore dalla vita, lo splendore di un abbraccio in fondo alla notte. Ci crede.
Ma qui cominciano i problemi. Tutti i protagonisti della parabola fanno brutta figura: lo sposo con il suo ritardo esagerato che mette in crisi tutte le ragazze; le cinque stolte che non hanno pensato a un po' d'olio di riserva; le sagge che si rifiutano di condividere; e quello che chiude la porta della casa in festa, cosa che è contro l'usanza, perché tutto il paese partecipava all'evento delle nozze... Gesù usa tutte le incongruenze per provocare e rendere attento l'uditorio.
Il punto di svolta del racconto è un grido. Che rivela non tanto la mancata vigilanza (l'addormentarsi di tutte, sagge e stolte, tutte ugualmente stanche) ma lo spegnersi delle torce: Dateci un po' del vostro olio perché le nostre lampade si spengono... La risposta è dura: no, perché non venga a mancare a noi e a voi. Andate a comprarlo.
Matteo non spiega che cosa significhi l'olio.
Possiamo immaginare che abbia a che fare con la luce e col fuoco: qualcosa come una passione ardente, che ci faccia vivere accesi e luminosi. Qualcosa però che non può essere né prestato, né diviso. Illuminante a questo proposito è una espressione di Gesù: «risplenda la vostra luce davanti agli uomini e vedano le vostre opere buone» (Mt 5,16). Forse l'olio che dà luce sono le opere buone, quelle che comunicano vita agli altri. Perché o noi portiamo calore e luce a qualcuno, o non siamo. «Signore, Signore, aprici!». Manca d'olio chi ha solo parole: «Signore, Signore...» (Mt 7,21), chi dice e non fa.
Ma il perno attorno cui ruota la parabola è quella voce nel buio della mezzanotte, capace di risvegliare la vita. Io non sono la forza della mia volontà, non sono la mia resistenza al sonno, io ho tanta forza quanta ne ha quella Voce, che, anche se tarda, di certo verrà; che ridesta la vita da tutti gli sconforti, che mi consola dicendo che di me non è stanca, che disegna un mondo colmo di incontri e di luci. A me basterà avere un cuore che ascolta e ravvivarlo, come fosse una lampada, e uscire incontro a chi mi porta un abbraccio.

Il commento al Vangelo è di Padre Ermes Ronchi

- 10 Novembre 2017

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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