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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 12 agosto 2018

Il commento della XIX Domenica del Tempo Ordinario è di Don Giovanni Berti

I giudei si misero a mormorare perché aveva detto: io sono il pane disceso dal cielo, il pane della vita. Dio è disceso dal cielo, il mondo ne è gravido. È dentro di te, intimo a te come un amante, disciolto in te come un pane dentro la bocca. Il perno della storia è la discesa di Dio, discesa che continua per mille strade. Dio, il vicino-lontano, "Colui-che-viene" è in cammino verso ciascuno: se lo accogli, ti abita il cuore, la mente, le parole, e li nutre di cielo. C'è un segreto gioioso nascosto nel mondo e Dio te lo svela: il cibo che sazia la tua fame di vita e di felicità esiste. Non sprecare parole a discutere di Dio, puoi fare di meglio: tuffati nel suo mistero. Cerca pane vivente per la tua fame. Pane vivente che cambia la qualità della tua vita, le dà un colore divino. Non accontentarti di altri bocconi, tu sei figlio di Dio, figlio di Re. Prepàrati allo stupore e alla gioia dell'inedito: un rapporto d'amore al centro del tuo essere e nel cuore del mondo. (...) Assimilare la vita di Gesù non significa solo Eucaristia, non si riduce a un rito, ma comporta una liturgia continua, un discendere instancabile, a ogni respiro, di Cristo in me. Vuol dire: sognare i suoi sogni, respirare l'aria limpida e fresca del Vangelo, muoversi nel mare d'amore che ci avvolge e ci nutre: "in Lui siamo, ci muoviamo e respiriamo" (Atti 17,28). Chiediti: di cosa nutro anima e pensieri? Sto mangiando generosità, bellezza, profondità? Oppure mi nutro di egoismo, intolleranza, miopia dello spirito, insensatezza del vivere, paure? Se ci nutriamo di Cristo, egli ci abita, la sua parola opera in noi (1Ts 2,13), dà forma al pensare, al sentire, all'amare. Se accogliamo pensieri degradati, questi ci fanno come loro. Se accogliamo pensieri di Vangelo e di bellezza, ci renderanno uomini e donne della bellezza e della tenerezza, le due sole forze per cui questo mondo sarà salvato. (commento di Padre Ermes Ronchi)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,41-51

In quel tempo, i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».
E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».
Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi.
Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.
In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita.
I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti;
questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

IL COMMENTO DI DON GIOVANNI BERTI: "UN PANE CONTRO LA SUPERFICIALITA'". Il vero male spirituale di oggi come ai tempi di Gesù non è la mancanza di fede in Dio, ma la superficialità. Credere di sapere solo per sentito dire, giudicare solo in base alle apparenze, lasciarsi condizionare dai pregiudizi, tutto questo ci porta a morire spiritualmente, minando alla base una sana convivenza con gli altri e alla fin fine non comprendendo più Dio, la sua parola e la sua volontà, e riducendo magari tutto ad un rapporto superficiale fatto di riti e tradizioni religiose.
E' la superficialità quella che in molte occasioni Gesù denuncia quando ha davanti il popolo e specialmente i capi del popolo e i responsabili religiosi.
Gesù fa di tutto per rendere presente Dio nella vita delle persone, mostrando il suo volto misericordioso e vicino, ma il popolo molto spesso si ferma ai miracoli e al fatto che ha la pancia piena e i problemi immediati risolti. E anche i capi del popolo, qui chiamati "i Giudei", mormorano contro Gesù non vedendo in lui altro che "il figlio di Giuseppe..." e non l'inviato di Dio che compie le azioni preannunciate dalla Scrittura.
E' questa superficialità che porterà Gesù sulla croce, perché lui sarà visto proprio come un inutile disturbo da levare di torno. Ma è proprio la superficialità dei capi religiosi che non farà loro vedere che proprio sulla croce Gesù porta a compimento il suo disegno di Salvezza, dando la vita per tutti. I discepoli dopo la resurrezione, comprenderanno a fondo, oltre le apparenze, che quel Maestro ed amico in realtà è davvero l'inviato di Dio Padre che è venuto a Salvare il mondo anche attraverso di loro.
Gesù dice a coloro che mormorano: "tutti saranno istruiti da Dio". Con questo vuol dire che comprendere Dio non è impossibile, e che proprio l'Onnipotente vuole entrare in fondo alla nostra vita per renderla eterna, cioè piena di amore e realizzata. Ma per cogliere questa istruzione di Dio, per poter mettersi davvero in ascolto di Dio, bisogna coltivare l'ascolto vero, la profondità d'animo e l'intelligenza che tutti abbiamo.
Non è facile specialmente oggi, dove tutto è veloce e non siamo abituati a fermarci per ascoltare veramente chi siamo e chi sono gli altri di fronte a noi.
Trovare del tempo per sedersi ed ascoltarci gli uni e gli altri sembra un lusso per pochi e una cosa impossibile. Eppure sappiamo bene che il tempo dedicato all'accoglienza reciproca, all'ascolto e alla comprensione con la pazienza di non giudicare subito, è un tempo ben speso che ci porta a non vivere di superficialità che sterilizza e fa morire i rapporti umani, e che alla fin fine fa morire anche il rapporto con Dio. La superficialità ci fa vedere tutti in modo massificato e rende veloci i giudizi categorici. E allora gli stranieri che vengono in Italia spinti dalla povertà e dalle guerre nei loro paesi diventano tutti terroristi e una minaccia per la convivenza, e guardando alle tragedie dei migranti che affondano nel Mar Mediterraneo, la nostra mente malata di superficialità è portata a pensare che "in fondo se la sono cercata e sarebbe meglio rimanessero nel loro paese". E finiamo a commuoverci di più per un leone che viene ucciso da un cacciatore disonesto che per 200 africani che affogano nel mare.
La superficialità ci porta a giudicare senza conoscere mentre Gesù non è rimasto alla superficie dell'umanità, ma si è totalmente immerso nell'uomo.
E' proprio questo che faccio ogni volta che ricevo il pane eucaristico. Mangio un pane che è Gesù, che è in me fino in fondo, e si fa mangiare per dimostrarmi quanto vicino vuole essere ad ogni uomo e a me in particolare. E in questo modo mi indica anche la strada della vita che passa proprio dall'immergermi anche io nella vita nel prossimo, anche il più lontano e straniero, e a non rimanere mai in superficie.

Il commento al Vangelo è di Don Giovanni Berti

- 09 Agosto 2018

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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