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PAROLA DEL SIGNORE
Il commento della XV Domenica del Tempo Ordinario è di Don Roberto Seregni
Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile. Inizia così la seconda lettura di questa domenica, tratta dalla lettera di San Paolo ai Colossesi . Ora, se chi vede Gesù vede Dio, perché quando questo da un comando, non gli si obbedisce? Oggi, molti che dicono di credere in Dio e in Gesù, non si comportano affatto come ordinato; non ci pensano proprio! Ipocriti, falsi, avidi di denaro e conservatori del potere a qualunque costo; questo sono molti che si dicono religiosi e fedeli a Gesù. Preghiere vuote imparate a memoria e mai un gesto di bontà. Chi può credere nella verità della religione cristiana vedendo delle persone così? Nessuno. Anzi, vedendo delle persone così viene voglia di andarsene, cosa che infatti sta succedendo. Le persone lasciano e vanno a cercare altrove l'acqua per la loro sete, perché chi cerca ha bisogno di risposte adesso. Chi ha fame e sete di verità, di umanità, di risposte sul destino del proprio essere, non può indugiare. Solo l'amore congiunto per Dio e per l'uomo può salvare davvero; le persone religiose che non sanno incarnare questo non sono credibili. I grandi santi cristiani ne sono la prova perché con l'esempio delle loro vite sono ancora degli strumenti di salvezza e dei luminosi esempi da seguire.
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
che vi amiate a vicenda come io ho amato voi.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,25-37
In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: "Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?". Gesù gli disse: "Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?". Costui rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso". E Gesù: "Hai risposto bene; fa' questo e vivrai". Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è il mio prossimo?".
Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?".
Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui". Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' lo stesso".
IL COMMENTO DI DON ROBERTO SEREGNI. Farsi prossimi
UNA SOLA UMANITA'. C'è un uomo. Di lui non si sa nulla, se non il suo cammino: da Gerusalemme a Gerico. Un percorso pericoloso, trenta chilometri di strada e mille di dislivello. Su questo cammino l'uomo incontra i briganti, lo spogliano, lo picchiano, lo lasciano mezzo morto. Così, il Rabbì di Nazareth, introduce uno dei suoi racconti più famosi. Il maestro della legge chiede chi è il suo prossimo, argomento dibattuto tra gli esperti della scrittura. Gesù ribalta il problema. Ciò che conta non è delimitare il confine con chi è prossimo e chi non lo è. La prossimità evangelica non ha steccati, il prossimo non è etichettabile. Passano un sacerdote e un levita. L'uomo mezzo morto rimane lì. Nessuno dei due si ferma. Nessuno dei due si occupa in nessun modo di lui. Sono il fior fiore della società israelita, eppure passano oltre. Non si dice il motivo per cui proseguono il cammino senza fermarsi. Luca vuole creare un forte contrasto con il terzo personaggio. Anche il samaritano passa di lì per caso, come il sacerdote e il levita. E' il personaggio a sorpresa, quello con cui gli ascoltatori sono chiamati a confrontarsi, a prendere come modello. E proprio qui sta la novità: non si tratta di un buon giudeo, laico e attento a quel poveretto in fin di vita. Il Rabbì di Nazareth sorprende e fa entrare in scena, come personaggio chiave, un samaritano eretico, peccatore, odiato. Il racconto a Luca scava a fondo: dove meno te lo aspetti, dove non avresti mai scommesso, né puntato due lire, proprio lì sei invitato a focalizzare il tuo sguardo. Il samaritano diventa modello dell'amore nelle sue declinazioni più concrete. Non si preoccupa dell'identità dello sventurato, gli va vicino, gli presta il primo soccorso, si prende cura di lui e lo accompagna alla locanda. Mi piace l'accuratezza con cui Luca descrive le cure e l'attenzione del samaritano. C'è una bellezza profonda in quei piccoli gesti, in quella gratuità che anticipa i bisogni e le necessità del ferito.
IL COMANDAMENTO DI GESU'. "Chi è stato prossimo?", chiede Gesù. Ecco il ribaltamento. Non ci sono steccati o recinti nei quali riconoscere il prossimo; non è questo il problema. Gesù invita ad abbattere le distanze, a farsi prossimi, ad avere cura di chi hai vicino senza stabilire circonferenze di appartenenza o di esclusione. "Va' e anche tu fa' lo stesso", dice Gesù. Lo dice al dottore della legge, ma pure a te. Coraggio, va', non avere paura! Come il buon samaritano prenditi a cuore le ferite di chi ti sta vicino. Grandi o piccole che siano, ferite del corpo o del cuore, colpevoli o incolpevoli, non passare oltre, non fare finta di non vedere, non dirti che non è compito tuo. Un sorriso, una piccola attenzione, una parola, possono dar vita a prossimità impreviste e inzuppate della presenza di Dio. Ricorda che l'amore è l'unica ricchezza che si moltiplica donandola e condividendola. Più la spendi e più ne sei ricco. Più la condividi e più i tuoi occhi si fanno attenti a scovare nuovi volti da incrociare e nuovi abbracci da riempire. Provare per credere.
Il commento è di Don Roberto Seregni
- 09 Luglio 2010
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