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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 11 aprile 2010

Il commento della II Domenica di Pasqua è di Mons. Angelo Sceppacerca

Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!". Queste parole di Gesù sono profetiche e illustrano bene la condizione di chi, oggi, dopo secoli, ascolta l'annuncio della Resurrezione. Non è certo semplice, per chi vive nel mondo contemporaneo e vuole sempre vedere e toccare e capire con il proprio intelletto, comprendere veramente e profondamente chi fosse Gesù di Nazaret. Su di lui sono stati scritti milioni di libri, gli antichi manoscritti della Bibbia sono ancora oggetto di studio e le traduzioni non finiscono mai di essere rivedute e migliorate. Chi è Gesù? Sono vere le sue parole? Veramente è il Figlio di Dio, il Salvatore promesso e annunciato? La risposta, non scontata, non imparata a memoria, risiede nel cuore di ciascuno di noi, ma ci sono nella storia del mondo dei segni, degli indizi, niente affatto trascurabili. Ci sono migliaia e migliaia di martiri, da Santo Stefano in poi; ci sono migliaia e migliaia di Santi veri, vissuti in ogni epoca e ci sono milioni di  esseri umani salvati umili, anonimi, sconosciuti, che hanno ritrovato il senso e la bellezza della vita dopo aver patito sofferenze indicibili perché hanno creduto in Gesù e in chi l'annunciava, si sono fidati delle sue parole, le hanno vissute e hanno compreso la profondità e l'altezza del loro significato. Queste persone formano una processione infinita di anime belle che da secoli si disseta alla stessa Fonte d'acqua Viva.

Dal Vangelo secondo Giovanni
 Gv 20,19-31

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi".
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: "Abbiamo visto il Signore!". Ma egli disse loro: "Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò".
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!". Rispose Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!". Gesù gli disse: "Perché mi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!".
Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

IL COMMENTO DI MONSIGNOR ANGELO SCEPPACERCA: incontrare Gesù Risorto oggi.

LA GIOIA DELLA RESURREZIONE. "Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!". Questo è il Vangelo di oggi. Ogni uomo e ogni donna desidera proprio questo: incontrare Gesù e ricevere il dono della pace. Le due cose vanno insieme, perché la pace è dono del Risorto.Può capitare anche di notte, alla radio, ascoltare questi incontri di resurrezione. Lucia e Andrea. La prima, sconvolta dalla droga e dalla violenza fin da quando aveva 13 anni, il secondo con una lunga vita di alcolizzato alle spalle. Per entrambi, un giorno, l'incontro con dei cristiani vivi e, nella loro testimonianza, con il Signore Gesù. Per entrambi, una vita nuova, letteralmente "risorta" nella pace. Lucia opera nella comunità "Nuovi Orizzonti" a servizio di altri giovani, Andrea è padre di sei figli e cristiano impegnato in una comunità di evangelizzazione. I risorti indossano la "veste bianca" (questa è la Domenica in albis) di una mentalità rinnovata, secondo il Vangelo. Solo così si può gioire  quando si condivide la fede con la gente semplice (la lettura degli Atti), ma anche quando si è afflitti da varie prove. Si gioisce sempre, si è in qualche modo convinti della gioia, perché prima c'è la gioia di un incontro: "Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore".

UNA GIOIA CONDIVISA CON TANTI AMICI. Pasqua dura cinquanta giorni e si compie a Pentecoste. È lo Spirito Santo, infatti, che rende presente il Risorto nella Chiesa e realizza la promessa di Gesù. A Pasqua-Pentecoste inizia il tempo della Chiesa: "Come il Padre ha mandato me, io mando voi". Da questo momento il vento di Dio porterà i discepoli sino agli estremi confini della terra e... fino al martirio. Come in una nuova creazione, lo Spirito del Risorto fa capaci i discepoli di qualcosa d'inaudito: perdonare i peccati. Vanno a tutti perché gli uomini e le donne, sotto tutti i cieli, hanno bisogno proprio di questo: misericordia e perdono. Perché il vecchio Pietro oserà spingersi fino a Roma? Perché Paolo rischierà ogni cosa spostandosi di paese in paese? E gli altri apostoli fino ai confini allora conosciuti? Perché lo Spirito aveva acceso in loro un amore più forte d'ogni legame e della loro stessa vita. Un amore unico per Cristo e per ognuno, perché in Cristo ci apparteniamo  reciprocamente e si supera ogni estraneità. Quanta forza e quanta gioia in quell'esperienza di vedere Gesù in mezzo ai dodici, con le mani e i fianchi luminosi delle ferite dei chiodi. A Pasqua c'è da gioire immensamente perché si travasa in noi la stessa gioia del Risorto. Nel tempo della Chiesa - il nostro - l'adesione a Gesù non è più fondata sul vedere, ma sulla testimonianza dei cristiani, come quelli incontrati da Lucia e Andrea. Da due millenni funziona così. La fede nella Risurrezione si allarga non col ragionamento, ma con i segni di pace e di perdono che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli.

Il commento è di Mons. Angelo Sceppacerca

- 09 Aprile 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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