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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 10 giugno 2018

Il commento della X Domenica del Tempo Ordinario è di mons. Roberto Brunelli

Dio non vuole che non pecchiamo: sa benissimo che ci risulta impossibile. Dio non ci vuole perfetti: sa benissimo che non ci corrisponde. Dio non ci vuole irreprensibili o immacolati, e nemmeno liberi da tentazioni: sa benissimo che la nostra è la stirpe del calcagno insidiato, del serpente avvolto alle nostre caviglie, sempre vivo, sempre con le fauci aperte. Dio vuole però che al male schiacciamo la testa: ma per fare questo, il male dobbiamo guardarlo negli occhi, dobbiamo affrontarlo come lui lo affronta, a viso aperto, prendendoci le nostre responsabilità, ammettendo che sì, è vero, siamo peccatori, ma ciò non toglie nulla al suo amore per noi, anzi! L'importante è avere il coraggio di rispondere noi, per primi, a quella domanda che osiamo spesso rivolgere a lui: “Dove sei?”. Non abbiamo paura a dire a Dio: “Mi sono nascosto da te perché ho sbagliato”. Non abbiamo paura a dire: “Sono stato io”, invece di dare la colpa a chi ci è a fianco, o a chi ci inganna, o peggio ancora a Dio, che ci mette accanto le persone sbagliate. Se avremo il coraggio, di fronte al “Dove sei?” di Dio, di rispondere: “Sono qui, ho sbagliato”, saremo in grado anche di ascoltare la sua risposta ai nostri innumerevoli “Dove sei, Dio?”: “Sono qui, non me non sono mai andato. Perché tu sei per me fratello, sorella, madre. Perché io ti amo”. (commento di Don Alberto Brignoli)    
  
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,20-35


In quel tempo, Gesù entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E' fuori di sé».
Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni».
Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana?
Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi;
se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi.
Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa.
In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno;
ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «E' posseduto da uno spirito immondo».
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare.
Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!
Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».

IL COMMENTO DI MONS. ROBERTO BRUNELLI: "POSSIAMO DIVENTARE "PARENTI" DI GESU'". Dopo le celebrazioni legate alla Pasqua, con questa domenica riprende la lettura continuata dei Vangeli relativi alla “normale” vita pubblica di Gesù, a quei tre anni trascorsi a insegnare e fare del bene. In verità lo impegnava anche altro: l'opposizione dei suoi nemici, che cercavano di ostacolare la sua missione in ogni modo, anche ricorrendo all'assurdo, come narra il brano odierno (Marco 3,20-35).
Nella casa in cui si trova, Gesù è assediato dalla folla, che non lascia, a lui e agli apostoli, neppure il tempo di mangiare; tutti ricorrono a lui per essere guariti dalle loro malattie: detto nel linguaggio e secondo le convinzioni di allora, per essere liberati dal demonio. Ne approfittano i suoi nemici, per sostenere che lui stesso è posseduto dal demonio, e “scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni”.
Gesù fa rilevare l'assurdità di queste accuse:
“Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso non potrà restare in piedi; se satana si ribella contro se stesso, è finito”! E aggiunge una frase di quelle “pesanti”, su cui riflettere seriamente. Dice: “Tutto sarà perdonato agli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno”.
Bestemmiare contro lo Spirito significa ostinarsi a chiamare bene ciò che sappiamo essere male, e viceversa. Significa, in altri termini, negare ciò che la coscienza riconosce come giusto e vero. Chi persistesse in tale atteggiamento non potrebbe essere perdonato, non perché Dio non possa o non voglia farlo, ma perché l'uomo negherebbe anche la necessità e il desiderio di esserlo. Dio rispetta la libertà dell'uomo, e peciò non costringe nessuno ad accogliere i suoi doni.
L'episodio narrato da Marco continua poi con un risvolto inatteso, che richiede anch'esso qualche chiarimento e offre un altro rilevantisssimo motivo di riflessione. Gesù dunque è attorniato dalla folla, tanto che i nuovi arrivati non riescno ad avvicinarsi a lui, e qualcuno lo informa: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”.
Il fatto che Gesù avesse fratelli e sorelle, e dunque sua madre, la sempre-vergine, abbia avuto figli oltre a lui, in passato è stato motivo di turbamento. In realtà non sarebbe stato il caso, se avesero considerato che i Vangeli riflettono concetti e linguaggio di duemila anni fa e di una civiltà per tanti aspetti differente dalla nostra; scrivessero oggi, Matteo Marco Luca e Giovanni si esprimerebbero diversamente. Si è visto anche in questo stesso brano: chi allora era ritenuto posseduto dal demonio, oggi sarebbe detto semplicemente malato. E allora dicevano fratelli tutti i consanguinei, i parenti, gli appartenenti a uno stesso clan.
E' da notare piuttosto come risponde Gesù a chi gli segnala che i parenti lo cercano. Si chiede: “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?” E guardandosi attorno, alla folla che lo assedia affidandosi a lui, dichiara: “Ecco mia madre, ecco i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.
Questa risposta ha dato un dispiacere a qualche lettore dei vangeli, di quelli molto devoti verso la Madonna. Qualcuno l'ha intesa come uno sgarbo verso di lei, come se per lui non contasse, e l'ha associata alla risposta apparentemente brusca (“Donna, che vuoi da me?”) datale alle nozze di Cana. Forse che Gesù non volesse bene a sua madre? Assurdo, per mille ragioni che non è possibile esporre qui.
E' di maggiore rilevanza invece considerare quanto implicano le parole di Gesù: implicano l'affermazione che più importanti dei vincoli di sangue sono i vincoli elettivi, in particolare quelli derivanti da una stessa fede. E dunque, a tutti è possibile diventare “parente” di Gesù. La condizione è quella esposta: è una, è chiara. Essere cristiani significa cercare di tradurla nella propria vita.

Il commento al Vangelo è di mons. Roberto Brunelli

- 09 Giugno 2018

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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