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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di domenica 1 novembre 2009

Il commento della festa di Tutti i Santi è di padre Romeo Ballan

Il santo è colui che realizza il progetto che Dio ha scritto nella sua anima. Chiamati a vivere in questo mondo meraviglioso, spetta a noi scegliere sempre il bene, cioè ciò che è conforme al progetto di Dio, e rifuggire i pensieri cattivi e le azioni sbagliate che feriscono noi e gli altri. Il male che insidia la vita umana ha turbato la Creazione e per questo motivo Gesù viene chiamato Redentore, Salvatore, Egli è la strada per ritornare a Dio e vivere una vita santa. Oggi il Vangelo ci presenta le Beatitudini enunciate da Gesù come via preferenziale per essere santi, per essere coloro che vedranno Dio, che saranno chiamati figli di Dio, che entreranno nel regno dei cieli. I cercatori della verità, coloro che il dolore segna, chi si lascia umilmente condurre da Dio, gli affamati della giustizia di Dio e non di quella spesso sommaria degli uomini, quelli che sanno capire la sofferenza degli altri e li soccorrono, le persone oneste e sincere che rifuggono la malizia e l'inganno, gli operatori di pace, chi per essere giusto secondo Dio viene perseguitato, chi ha fede in Dio e viene disprezzato. Le Beatitudini mettono in discussione il nostro modo di vivere, di sentirci padroni del mondo e di ciò che contiene, di crederci sempre migliori delle altre persone e distruggerle solo perché non sono come pretendiamo noi. In verità ciò che "abbiamo" ci è dato in prestito e nell'aldilà non ci portiamo niente se non l'amore vissuto nei confronti di Dio e dei nostri fratelli. Mi piace molto questa descrizione che san Giovanni apostolo fa nel libro dell'Apocalisse: Io, Giovanni, vidi salire dall'oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente... Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all'Agnello». 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

IL COMMENTO DI PADRE ROMEO BALLAN. I Santi: l'energia che trasforma il mondo. RIFLESSIONI. Le donne e gli uomini che riempiono il calendario annuale dei santi e dei beati della Chiesa sono molti, ma quelli che sono scritti nel Libro della Vita, il registro di Dio, sono infinitamente di più. Di tutti loro fa memoria e ad essi si rivolge oggi la preghiera supplicante della Chiesa. Sono uomini e donne di ogni tribù, lingua, popolo, nazione, età, epoca, professione, condizione sociale, famosi e sconosciuti, ricchi e poveri, fedeli e peccatori convertiti..., chiunque essi siano, come canta la liturgia cristiana nella solennità di Tutti i Santi. L'universalità è, quindi, la prima caratteristica di questa festa. A ragione alcuni la chiamano "festa nazionale della Chiesa", la quale vive e crede nella "comunione dei santi". Siamo come in una immensa "cattedrale della santità", dove vi è accesso, posto e gloria per tutti, come cerca di spiegare Giovanni nel libro dell'Apocalisse (I lettura). Egli parla di "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare" (v. 9), che celebra una liturgia di lode a Dio, al quale soltanto appartiene la salvezza che Egli offre a tutti (v. 10.12). Sarebbe una pretesa assurda limitare la salvezza ai 144.000 segnati (v. 4) o escluderne altri, come vorrebbero alcune sette, per le ragioni più disparate. (*)

IL TESORO DEI SANTI. L'unico tesoro dei santi è di essere realmente e di vivere da figli di Dio (II lettura), amati dal Padre (v. 1), tutti chiamati a essere simili a Lui (v. 2). Nel cammino di progressiva somiglianza al Padre, il credente sa di dover fare delle scelte di purificazione (v. 3) coerenti con la speranza che lo abita. Scelte coerenti fino alla suprema testimonianza di fedeltà nella "grande tribolazione", lavando "le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell'Agnello" (I lettura, v. 14).  

I  "FOLLI" CHE AMANO DIO. Ma chi ha ragione? Chi ha indovinato la vita? Molti li chiamano poveretti, o poveracci... Gesù nel Vangelo li chiama beati! Beati i poveri, i sofferenti, i miti, i puri, i misericordiosi, i perseguitati, gli operatori di pace... Le beatitudini sono, in primo luogo, la biografia di Gesù, ne descrivono le scelte e i comportamenti. Sono lo specchio di Cristo, e quindi diventano il programma per ogni discepolo. Le beatitudini sono scelte di radicalità che trasformano il cuore delle persone e le rendono strumenti della rivoluzione di Dio e della trasformazione del mondo. Una lettura obiettiva e serena della storia mette in luce le energie positive e le forze trasformatrici della società messe in opera da uomini e donne secondo il cuore di Dio, come: Agostino e Benedetto, Francesco e Domenico, Caterina da Siena e Teresa d'Avila, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio, Rosa da Lima e i Martiri d'Uganda, Daniele Comboni e Don Bosco, Teresa di Lisieux e Charles de Foucauld, Teresa di Calcutta e Giuseppina Bakhita, Oscar Romero e Annalena Tonelli, Gandhi e i trappisti di Tibhirine... Essi, come tantissimi altri, sono autentici benefattori dell'umanità. La loro testimonianza di vita e di dottrina perdura nel tempo come modello, esemplarità, energia di attrazione per noi. I santi e le persone di buona volontà, anche se lontani nel tempo e ignoti, non sono mummie secche più o meno inutili, ma esseri viventi e dinamici, che esercitano un influsso positivo sulle persone e sui fatti della storia. Vivono nella vita di Dio e continuano ad amare, a voler bene a Dio e a noi. Hanno un potere speciale di intercessione a nostro favore. Sono veri benefattori! Tale è lo straordinario valore missionario della preghiera di intercessione, operato da Cristo, dallo Spirito, da Maria e dai santi, alla portata di ogni persona viva o defunta. La preghiera è mezzo di santificazione personale e di intercessione missionaria, alla portata di ciascuno.  

VIVERE DA SANTI E' POSSIBILE. L'esistenza di persone come loro è la prova che vivere da santi, cioè da discepoli di Gesù, è possibile. Per tutti. La santità di vita non è un recinto chiuso, riservato ad alcuni privilegiati o a dei mistici solitari... È un condominio aperto a inquilini sempre nuovi. Non occorre un passaporto speciale, al limite neppure il sacramento del Battesimo. Vivere da figli di Dio è un dono che Egli offre a chiunque lo cerca con cuore sincero. Il missionario, uomo e donna delle Beatitudini, come lo chiama Giovanni Paolo II (RMi 91), annuncia ovunque, con la vita e la parola, il piano del Padre, che ha mandato il Figlio suo, Gesù di Nazaret, per dare a tutti vita e felicità in abbondanza.

LA QUALITA' DELLA VITA. La felicità si realizza nella qualità di una vita spesa per Dio e al servizio dei fratelli. La felicità vera è legata alla santità nella vita ordinaria, insegna Giovanni Paolo II: "È ora di riproporre a tutti con convinzione questa misura alta della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione. È però anche evidente che i percorsi della santità sono personali, ed esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone" (NMI 31). I santi sono la parte più sana della pianta, la più vitale e rigogliosa, il ramo più sicuro, il più attaccato al tronco. Contemplare la loro sorte finale porta a riflettere sul dopo dell'esistenza terrena, che dipende e ha necessariamente delle ricadute sull'adesso della vita. La miglior preparazione al dopo è certamente l'uso onesto e creativo dei talenti ricevuti; tra questi anche il dono della fede. Fede vissuta con gioia e condivisa con umiltà. Questa è missione!  

PAROLA DEL PAPA. (*) "Il mondo ci appare come un giardino, dove lo Spirito di Dio ha suscitato con mirabile fantasia una moltitudine di santi e sante, di ogni età e condizione sociale, di ogni lingua, popolo e cultura. Ognuno è diverso dall'altro, con la singolarità della propria personalità umana e del proprio carisma spirituale. Tutti però recano impresso il sigillo di Gesù (cf Ap 7,3), cioè l'impronta del suo amore, testimoniato attraverso la Croce. Sono tutti nella gioia, in una festa senza fine, ma, come Gesù, questo traguardo l'hanno conquistato passando attraverso la fatica e la prova (cf Ap 7,14)".  Benedetto XVI, Angelus 1° novembre 2008.

Il commento è di padre Romeo Ballan

- 29 Ottobre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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