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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo del 6 gennaio 2018 - Epifania del Signore

Il commento è di Padre Gian Franco Scarpitta

Ancora una volta, celebrando la manifestazione del Signore ai Magi, celebriamo l'infinità bontà e misericordia di Dio che vuole offrire ad ognuno la salvezza: si mostra come colui che non ha confini e non ha età. Oltre al Vangelo è anche la tradizione popolare (della quale è bello mettersi in ascolto) ad affermarlo.
- Non ha confini, perché i Magi sono persone che provengono dai luoghi più diversi e lontani.
- Non ha età perché i Magi incarnano (lo leggevo in questi giorni in un autorevole commentario) le tre età dell'esistenza umana: la giovinezza, l'età adulta, la vecchiaia.
Facevo questo pensiero tra me: forse la fantasia popolare è ingenua, però è nutrita di quella saggezza di fondo che oggi rischiamo di perdere, perché da un lato viviamo paure, gelosie, invidie "strane"; abbiamo paura che gli altri ricevano più di noi e allora tentiamo di marcare un territorio presidiandolo (chissà, forse sono le stesse paure di Erode) e dall'altro ci lasciamo irretire da una tecnologia che toglie ogni spazio alla fantasia. Il significato di questa solennità è molto semplice così come è molto semplice il messaggio del Vangelo di Matteo che quest'anno ci farà compagnia: all'inizio, nella visita dei Magi è chiaro che Gesù è quel pane-bambino disponibile per alimentare tutti gli uomini che da essi sono rappresentati e alla fine saranno i discepoli a portare il pane-bambino a tutti gli uomini sparsi nel mondo.
(...) Forse si può davvero dire che l'Epifania è la festa dello sconfinamento. Sconfinano i Magi perché escono dal loro paese ed invitano a sconfinare, ad uscire, a partire, a mettersi in cammino. Mi pare bella la vita dei magi: una vita che cerca, che pone delle domande, che sbaglia (lo ripetiamo sempre: sbagliano stella ad un certo punto e quindi sbagliano città, sbagliano interlocutore) ma che non si chiude nel suo errore, una vita che non si arrende fino a che non ha trovato, una vita capace di cambiare, forse perché c'è una angelo che in sogno li avverte, ma forse perché il percorso che si decide dopo l'incontro con Gesù è sempre nuovo e diverso.
Quante indicazioni ci vengono dall'ascolto del Vangelo:
1) La strada di Dio (R. Laurita) segue il percorso delle stelle: è necessario saper alzare lo sguardo per vedere una luce, che per quanto piccola e distante sia, ci permette di non perderci nella notte.
2) La strada di Dio segue il percorso dell'umiltà: chi viaggia di notte è obbligato anche a guardare a terra al momento giusto. Potrai allora contemplare il Bambino appena nato e contemplare quel Dio che tanto si cerca.
3) La strada di Dio segue il percorso dei profeti: hanno scrutato la Bibbia sì, ma le voci di tanti profeti di oggi si distinguono dai rumori di questo mondo.
4) La strada di Dio evita il percorso dell'uomo chiuso, dell'uomo che ha un cuore prigioniero dell'egoismo e dell'immobilità.
5) La strada di Dio segue il percorso degli audaci, di quelli che si lasciano coinvolgere, di quelli che hanno il coraggio di partire.
6) La strada di Dio ti porta a vedere a capire che quel Bambino non è di Maria o di Giuseppe ma è un bambino per il mondo, per l'umanità intera, per i vicini e i lontani, che viene a stare con tutti e per il bene di tutti. Quanti, nel corso degli anni hanno tirato questo bambino da una parte e dall'altra; lo Spirito Santo ha dato appuntamento a Betlemme invece alle persone più diverse perché di fronte a quel Bambino non ci si divida ma ci si unisca sempre di più. (commento di Don Maurizio Prandi)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
«Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella
e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.


IL COMMENTO DI PADRE GIAN FRANCO SCARPITTA: "DIO RISVEGLIA FEDE E SENTIMENTO". Osservando la postura presepiale di Gesù Bambino raggiunto prima dai pastori e adesso dai Magi provenienti dall'Oriente, mi viene in mente la poetica di Giovanni Pascoli: ciascuno di noi possiede un Fanciullino interiore, capace di farci meravigliare delle cose che ci circondano, di suscitare emozioni, sentimenti e fascino in noi a motivo di tutto quello che ci troviamo attorno. Solo il poeta tuttavia è capace di vivere appieno questa “fanciullezza” che ci caratterizza tutti. Una sensibilità propria dei bambini, insomma, che solo alcuni sanno mettere a frutto, a differenza di tutti gli altri che si lasciano sorprendere dalla superficialità della vita mondana.
Sembrerebbe anche adesso, a Betlemme, questo fanciullino interiore si risvegli in tante persone, che sono in grado di notare la Grandezza in un piccolo bambino appena nato e pasciuto in una grotta. Non tanto per la capacità propriamente personale di suscitare sentimenti ed emozioni, quanto soprattutto per la rivelazione. Dio si è rivelato in questo Bambino a Betlemme, ha reso manifesto se stesso nella piccolezza di un Fanciullo e adesso suscita in parecchie persone la meraviglia commista alla gioia mentre si recano davanti all'ingresso della greppia. Si notavano giorni fa i pastori che, abbandonato il gregge correvano al Bambino una volta ricevuto l'annuncio dell'angelo e adesso si notano “alcuni Magi” provenire dall'Oriente.
Questa volta si tratta di persone tutt'altro che rozze, becere e incolte come i pastori: sono al contrario raffinati sapienti, filosofi e astronomi intenti a osservare gli astri e ad interpretare ogni evento sulla base della manifestazione dei fenomeni astrali. Un po' come i nostri fautori di oroscopi. Proprio in questi sconosciuti personaggi si placa l'attitudine tronfia e sostenuta e il fascino del “fanciullino” interiore ha la prevalenza sulla speculazione e sulla raffinatezza intellettuale, perché viene motivato dalla presenza del divino Fanciullo. Mentre osservano un fenomeno astrale fra i più rari quale l'arrivo di una stella cometa, vengono catturati dalla Verità, comprendono che essa non risiede nella materia, nell'esperienza diretta, nella sola scienza empirica, insomma in tutto ciò che è propriamente umano e che si tocca con mano o si sente o si vede: la Verità trascende questo mondo, prevarica le nostre illusioni, smentisce le nostre certezze e non riguarda il solo limitare del cosmo o del mondo. La verità sta al sopra di noi, al di fuori e consiste in un Dio che è Amore e che si umilia al punto da farsi bambino. E allora accorrono dall'Oriente non già per indagare sulla volta celeste della Giudea o per verificare che connessione possa esserci fra questo Bambino e le relative percezioni cosmiche e astrali, ma semplicemente per (appunto) stupirsi, strabiliare e adorare. E per esternare un fondamentale atto di fede in loro insita.
Protagonista di tutto è però (come prima dicevamo) la libera manifestazione di Dio che, fattosi bambino, si mostra al mondo: l'Epifania. La manifestazione del Bambino nato che è capace di sedurre, coinvolgere e risvegliare i sentimenti interiori e soprattutto la fede, cioè l'adesione a cuore aperto al suo mistero affascinante.
Proprio questa è la caratteristica dell'Epifania di Dio: richiamarci all'attenzione invitandoci ad abbandonare l'esasperata razionalità e il consueto bizantineggiare che ci rende insoddisfatti e che non ci porta a trovare la verità nelle sole cose materiali.
Diceva Pascal: “La natura ha tante perfezioni per dimostrare che essa è l'immagine di Dio; ma ha anche tanti difetti per dimostrare che ne è solo un'immagine.” Quindi la verità va ben oltre quelle che potrebbero essere le sole nostre aspettative e richiede sottomissione e fede anziché recalcitrazioni. Ma soprattutto essa nel Dio fatto uomo ci viene incontro come verità assoluta e quello che è ancora più esaltante ci invita alla comunione con sé e fra di noi, come avviene adesso attorno alla casa del Bambino. L'Epifania infatti crea coesione fra uomini e condizioni differenti, facendo interagire culture ed etnie anche fra le più lontane e raccogliendo in unità uomini dispersi. E' riprovevole considerare che al giorno d'oggi la religione intesa in senso lato abbia notorietà per essere stata (ed essere tuttora) causa di divisione e di scontri anziché di interazione fra gli uomini; il cristianesimo che nel Crocifisso è di per sé emblema di raduno universale e di comunione fra varie etnie e culture, è diventato per tanti occasione di scontro e di inconciliabilità, nonostante gli sforzi continui dei pontefici di incoraggiare il dialogo e il confronto. Eppure l'Epifania di Dio, che anche in tempi recenti è stata capace di attrarre alla fede uomini refrattari per esasperato scientismo e razionalismo sulla scia dei Magi, si propone come espressione di condivisione e di comunicazione nella “casa del pane” che è Betlemme.

Il commento al Vangelo è di Padre Gian Franco Scarpitta

- 02 Gennaio 2018

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

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