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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo di sabato 26 dicembre 2009 - Santo Stefano

Il commento è di monsignor Angelo Sceppacerca

Stefano, il primo martire cristiano, era uno dei primi sette diaconi che si dedicavano al servizio della Chiesa e degli apostoli.  Stefano voleva davvero servire Gesù, e, nel momento della sua morte,  agì in modo simile a lui. Quando si trovò di fronte al Sinedrio (il tribunale ebraico) per il giudizio, lo Spirito Santo lo ispirò ed egli non solo respinse le accuse che gli erano state mosse, ma redarguì duramente i suoi accusatori. Era così intimamente unito al Signore che il suo volto splendeva come quello di un angelo e rifletteva la gloria di Cristo che era in lui. Come Gesù, nel momento della sua morte, il santo diacono pregava perché i suoi assassini fossero perdonati. Anche il fariseo Saulo, che poi si convertirà e diventerà san Paolo, era presente alla lapidazione di Stefano. Fin da quel tempo, tanti cristiani, pur di non rinnegare la loro fede in Cristo, sono stati ingiustamente uccisi. Nella preghiera di oggi chiediamo che tutti loro, come Santo Stefano, possano contemplare eternamente la gloria di Dio e Gesù. 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,17-22

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

IL COMMENTO DI MONSIGNOR ANGELO SCEPPACERCA. Le parole di Gesù ai discepoli si avvereranno presto. Innanzitutto sulla sua persona: lui è l'Agnello immolato, condannato, flagellato e messo a morte. Ma sarà anche la dolorosa esperienza delle comunità cristiane dei primi decenni: perseguitate, isolate, umiliate. E poi, per molti cristiani, la situazione descritta dal Vangelo è ancora oggi una realtà in diverse parti del mondo. Viene subito da chiedersi: ci informiamo, almeno, su queste situazioni? Sosteniamo i nostri fratelli cristiani perseguitati e perfino uccisi?

OGNI DISCEPOLO E' ASSOCIATO A GESU'. Ogni discepolo è associato al destino dell'Agnello, preda della ferocia del lupo. Ma è proprio l'Agnello a svelare il senso del dramma della storia: il bene vince il male perdendo, e il male perde quando sembra che vinca. La croce è la parola più sapiente perché sa che il male si arresta solo quando uno che lo riceve non lo restituisce. E' come dire che il male non sta tanto nel soffrire e nel morire, ma nel far soffrire e nel far morire. Gli agnelli, le pecore - tante volte nominati e portati ad esempio da Gesù nelle sue parabole - sono animali utili e miti: sia in vita che in morte, danno cibo e vestito. Sono il simbolo di Dio stesso, l'Agnello immolato che toglie il peccato - il male! - del mondo. Sta a noi essere prudenti e semplici: la prudenza, per sottrarci all'inganno del male; la semplicità che è la fiducia del bimbo che si affida alla madre. Ogni nostro patimento non sarà mai una sconfitta, ma la testimonianza resa al Signore della vita.

RESTARE FEDELI. E' difficile riuscire a restare fedeli al Signore nelle persecuzioni. Davanti ai lupi viene voglia di fuggire! Non tutti lo fanno. Nella Chiesa apostolica il giovane Stefano è stato fermo, in tribunale e sotto le pietre. Tra i primi diaconi, Stefano aveva compreso molto bene che cosa significasse pregare per gli uomini: "Dare sangue dal proprio cuore", offrire al loro cuore il sangue di Gesù. Mentre era colpito, Stefano intercedeva per i suoi persecutori. Intercedere significa cedere la propria vita fra due contendenti, essere disposti a dare la propria vita per l'altro. Padre Massimiliano Kolbe è un altro intercessore.

COME GESU'. "Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato. La carità che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. Stefano aveva per armi la carità e con essa vinceva ovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quanti lo lapidavano. Sostenuto dalla forza della carità vinse Saulo che infieriva crudelmente, e meritò di avere compagno in cielo colui che ebbe in terra persecutore. Dove Stefano, ucciso dalle pietre di Paolo, lo ha preceduto, là Paolo lo ha seguito per le preghiere di Stefano perché la carità esulta in tutt'e due". Così ha scritto di Stefano san Fulgenzio di Ruspe. Stefano subì le stesse accuse rivolte pochi anni prima contro Gesù. Come Lui fu condannato a morte e ucciso. Il Sinedrio non aveva il potere di ordinare esecuzioni capitali, ma non ebbe neanche il tempo di concludere il processo per emettere una regolare sentenza. Un gruppo di fanatici gli aveva sottratto Stefano, aizzando contro di lui il furore del popolo. Come Gesù, Stefano perdonò chi lo stava uccidendo. I cristiani raccolsero il corpo del martire e gli diedero degna sepoltura. La storia delle sue reliquie entrò nel mondo della leggenda e in ogni parte sorsero chiese in suo onore, ma il monumento più bello resta senza alcun dubbio quanto Luca scrisse di lui negli Atti degli apostoli.

Il commento è di mons Angelo Sceppacerca

- 25 Dicembre 2009

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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