Stampa

PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo del 1 novembre 2018

Il commento della Solennità di Tutti i Santi è di Don Alberto Brignoli

La santità è semplice. Perché è quotidiana. Fa parte della vita di ciascuno, delle sue normali azioni, delle conversazioni solite, delle relazioni fra le persone. La costruiamo giorno dopo giorno, come ogni giorno diamo alimento al nostro corpo che da bambino diventa adulto. Nella vita di una parrocchia e in quella attorno a noi, esistono persone che non conoscono malizia. Accolgono tutti con garbo e delicatezza. Sanno parlare e fare silenzio al momento opportuno. Sorridono e piangono con chi sorride e con chi piange. Nessuno le considera. Come nessuno si accorge delle fondazioni di una casa. Però tengono in piedi il mondo. A volte mi domando con quale sguardo Dio si attardi a contemplarle. Sicuramente dirà che sono i suoi capolavori. Niente di più splendente illumina i nostri orizzonti oscuri. La santità è semplice.
Chiede umiltà di cuore: un atteggiamento che sa mettere avanti gli altri, senza svalutare se stessi; non si vanta ma ha piena coscienza del valore di ciascuno; non si colloca su un piedestallo, eppure tutti quelli che la vedono nelle persone più insignificanti, provano sentimenti di amore e di stima, di apprezzamento e di accoglienza buona.
Chiede semplicità d'animo: un atteggiamento che non porta mai al giudizio, allo sguardo malizioso, alla parola inopportuna. Nella persona semplice non c'è posto per la cattiveria, anche se ce n'è molto per la verità. La santità vissuta corregge e non offende. Richiama ma non fa star male. Si indigna senza distruggere.
Chiede un profondo silenzio interiore: davanti ad ogni situazione sa tuffarsi nel pozzo profondissimo del dialogo intimo con Dio. Da Lui attinge l'acqua della sapienza. In lui cerca sempre ristoro e riposo per essere pronta a nuove giornate, a nuove difficoltà, a nuove gioie. Il silenzio sa fare spazio agli altri. E' uno scrigno che custodisce ogni cosa per non perdere la bellezza e la problematicità delle persone che incontra.
Ascolta molto e parla poco. E quando parla lo fa bene e per il bene, senza sotterfugi, senza parole occulte e cattive quando è assente “la vittima”. Il silenzio accorcia la distanza da Dio e fa incontrare, nella contemplazione, Gesù nostro amore e nostra tenerezza. Offre spazi di purificazione interiore efficaci, stabili e allo stesso tempo offre i doni necessari per perseverare.
La santità chiede autenticità: il nostro parlare sia sempre sì quando deve essere sì e no quando deve essere no. I rapporti che stabiliamo non sono double-face, una per delineare la nostra personalità ufficiale, l'altra per demolire la persona “concorrente”. Non transige sulle virtù umane tanto apprezzate e vissute. E quindi non pone mai gesti ambigui, indecifrabili, leggibili in mille maniere e attraverso mille interpretazioni. Senza virtù umane non c'è uomo. E se non c'è uomo, come potrà brillare il credente credibile?
La santità è una chiamata da parte di Dio, destinata non ad alcuni privilegiati ma a tutti. E' una vocazione universale da condividere e da vivere. Una vocazione da vivere insieme, aiutando gli altri a percorrere lo stesso cammino: quello che Gesù ha tracciato nelle Beatitudini. Esistono strumenti per camminare nella santità. Ce li ha offerti il Signore stesso. Si possono tradurre in alcuni verbi significativi.
Vigilare: la pigrizia che porta a dormire, porta anche ad ogni sorta di mediocrità.
Pregare: il dialogo con Dio è l'ossigeno della santità.
Restare nel Signore: un continuo e ininterrotto dialogo con Lui permette di rimanere nell'amore. L'Eucaristia è un dono particolarissimo per entrare nell'intimità con Dio. (commento di Don Mario Simula)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a


In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

IL COMMENTO DI DON ALBERTO BRIGNOLI: "BEATI I FELICI!". Si possono dire - e di fatto già si sono dette - un'infinità di cose riguardo a questa festa di Tutti i Santi: che è la festa in cui ricordiamo tutti quei santi che non sono iscritti nel calendario ufficiale; che è la festa in cui diamo onore a quei cristiani che, pur agendo nell'anonimato e nel silenzio, hanno contribuito a costruire il regno di Dio; che è il giorno in cui veneriamo non solo le persone buone fedeli al messaggio cristiano, ma anche coloro che appartenendo a “ogni nazione, tribù, popolo, lingua” sono state segno della presenza di Dio in mezzo all'umanità; che è il momento in cui - creando un tutt'uno con la ricorrenza di domani - ricordiamo con affetto quelle persone che abbiamo amato in questa vita, che ci hanno preceduto nell'incontro con Dio Padre, e che per noi sono state esempio di santità, cioè di bontà, di amore disinteressato, di generosità, di attenzione agli altri; che è la solennità dell'Anno Liturgico nella quale invochiamo l'intercessione di tutti i santi perché ci aiutino nel nostro cammino quotidiano verso la santità. E via dicendo.
Tutte cose giuste e sacrosante. Io credo tuttavia che, sulla scorta di quanto ascoltato nel famosissimo brano di Vangelo delle Beatitudini, quanto abbiamo sopra elencato (e potremmo, ripeto, aggiungere molto altro), possa essere condensato in un unico concetto: la ricerca della nostra felicità, della felicità come segno della santità di Dio che opera in noi. Perché uno solo è Santo, Dio: e i nostri, e quelli di ogni cristiano, sono solo balbetti. E comunque, devono mettere in evidenza una sola cosa: la nostra felicità. Si è santi se si è felici; nella vita di un santo, o di una persona che aspira a diventarlo, non c'è assolutamente spazio per la tristezza.
E la felicità non vuol dire darsi alla pazza gioia, ridere e scherzare sempre, oppure comportarsi da “gaudente” attraverso una vita spensierata e dedita al divertimento: credo che neppure la metà delle persone che passano la loro esistenza a divertirsi e a fare baldoria, possa dirsi felice. Quanta tristezza, quanto vuoto, quanta noia esistenziale anche oggi, nei crapuloni, nei gaudenti, nei “fuori di testa” del fine-settimana... No, non si può confondere la felicità con la pazza gioia! Perché, nell'ottica del Vangelo, la ricerca della felicità coincide con la ricerca della santità. E la santità la ritroviamo in quella parolina ripetuta per ben nove volte nel Vangelo di oggi: “Beati”.
Essere incamminati verso la santità significa essere felici; ed essere felici significa essere “beati”. Che è l'esatto contrario di quello che pensa il mondo e che anche noi pensiamo, ovvero “avere fortuna”, una fortuna che suscita quasi invidia (della serie: “Beato te!”, “beata lei!”). No: essere beati significa esserlo nonostante tutto, o grazie a qualcosa.
Possiamo essere beati grazie alla nostra ricerca dell'essenzialità, che ci fa essere poveri nello spirito;
possiamo essere beati grazie alla nostra mitezza, che ci fa spegnere ogni tentativo di inutile polemica;
possiamo essere beati grazie ai nostri comportamenti misericordiosi, che ci renderanno amati da tutti;
possiamo essere beati grazie alla nostra purezza di cuore, alla nostra semplicità quasi ingenua, che ci fa impazzire di gioia stando insieme ai bambini e sapendo giocare con loro e come loro anche da adulti;
possiamo essere beati grazie alla nostra opera di pacificazione e di ricerca della pace sempre, sopra di tutto e nonostante tutto.
Nonostante tutto, infatti, si può comunque essere beati, santi, se si ha la serenità nel cuore: nonostante ci si trovi nella sofferenza per la malattia o nel pianto per la morte di una persona cara;
nonostante ci si senta perseguitati dalle ingiustizie, a livello personale o sociale;
nonostante desideriamo giustizia per noi e per i nostri cari e non la otteniamo;
nonostante ci sentiremo minacciati, oppressi, condizionati, controllati, perseguiti, vessati, oggetto di ossessioni, privati della nostra libertà.
Perché la ricerca della beatitudine, la felicità, passa attraverso la lotta contro ogni forma di oppressione, di ingiustizia, di negazione della libertà.
Non possiamo essere incamminati verso la santità, se non siamo felici; non possiamo sentirci veri cristiani se non abbiamo la felicità nel cuore; e se non l'abbiamo, Dio oggi vuole da noi che facciamo di tutto, ma veramente di tutto, per essere felici.
Perché lui ci vuole così: non ci vuole martiri e sofferenti, ci vuole santi. Cioè felici.

Il commento al Vangelo è di Don Alberto Brignoli

- 31 Ottobre 2018

Articolo scritto da Redazione TevereNotizie
Redazione TevereNotizie.com

Commenti dei lettori

scrivi commento

annulla commento

Scrivi il tuo commento

Nome

Inserisci il tuo nome e cognome

Email

La tua mail non sara' visibile al pubblico

Commento

Hai qualcosa da dire o da condividere? Ora lo puoi fare!...

Per l'anima

Il Vangelo di domenica 11 novembre 2018

L'offerta di quella donna è un vero e proprio olocausto, un dono totale... tutto quanto aveva per vivere equivale alla sua vita. Non c'è un dopo nella sua storia, la sua è una offerta totale...

Per l'anima

Il Vangelo di domenica 4 novembre 2018

Ma cosa vuol dire amare "come se stessi"? Bisogna, appunto, guardare Gesù per poterlo capire. Lui infatti sa indicarci qual è il vero amore per noi stessi. Non di rado l'ignoranza in...

Per l'anima

I messaggi del mese di ottobre 2018 della Regina della Pace

"Cari figli! Voi avete la grande grazia di essere chiamati ad una nuova vita attraverso i messaggi che io vi do. Figlioli, questo è tempo di grazia...

Per l'anima

Il Vangelo di domenica 12 agosto 2018

I giudei si misero a mormorare perché aveva detto: io sono il pane disceso dal cielo, il pane della vita. Dio è disceso dal cielo, il mondo ne è gravido. È dentro di te, intimo a te come...

Per l'anima

I messaggi del mese di luglio 2018 della Regina della Pace

"Cari figli! Dio mi ha chiamata per condurvi a Lui, perché Lui è la vostra forza. Perciò vi invito a pregarLo e a fidarvi di Lui, perché Lui è il vostro rifugio da ogni male che sta in agguato e porta le anime lontano dalla grazia e dalla gioia alla quale...