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PAROLA DEL SIGNORE

Il Vangelo del 1 gennaio 2010

Maria Madre di Dio e Giornata mondiale della Pace: il commento è di Mons. Antonio Riboldi

La solennità di Maria SS. Madre di Dio che la Chiesa celebra il primo gennaio di ogni anno - alla quale Paolo VI unì nel 1968 la Giornata mondiale della pace - è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale. Maria, il cui nome significa amata da Dio, essendo fedele al progetto della Salvezza, diventò madre di Gesù e ubbidendo alla volontà salvifica di Dio, dedicò se stessa a questo progetto e alla persona e all'opera di Gesù, partecipando alla Redenzione. Nel Concilio di Efeso (anno 431), dove venne affermata la natura umana e divina dell'unica persona del Verbo in Gesù Cristo, venne affermata anche la maternità divina di Maria. Maria fu definita madre di Dio, "Theotokos", e ciò contribuì a calmare le dispute intellettuali. Questo appellativo è particolarmente caro ai cristiani dell'Est, ai nostri fratelli del mondo ortodosso, ed è profondamente radicato nella loro teologia, ripetuto spesso nelle loro belle liturgie, specialmente nella liturgia bizantina, che è stata considerata la "più perfetta" proprio per via delle sue preghiere ufficiali dedicate al culto di Maria. I pastori del Vangelo di oggi, immagine dei poveri di tutti i tempi, accorrono e trovano Gesù Bambino, ma non si accontentano di adorarlo, corrono invece ad annunciare a tutti quello che hanno visto e sentito. Nella loro semplicità, sono i primi annunciatori di un fatto prodigioso avvenuto nella loro terra. I poveri, sempre, centro del cuore di Cristo. Affamati e assetati non solo di cibo e acqua, ma della verità e dell' amore che vengono da Dio; affamati di salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.

IL COMMENTO DI MONS. ANTONIO RIBOLDI. La Pace inizia dalla giustizia per i poveri. Ogni anno la Chiesa propone a tutti gli uomini, senza distinzioni, un serio impegno per la pace, bene necessario per la convivenza civile. E ogni volta, quando si parla di pace - sogno di ogni uomo per sé, per la sua famiglia e per il mondo - si avverte l'urgenza che non resti solo un sogno, ma coinvolga la nostra laboriosità. Sappiamo che quello che genera 'guerre', di ogni genere, tante volte parte dalle condizioni di vita, in cui si ritrovano tanti, costretti ogni giorno a conoscere una ansiosa lotta per soddisfare anche bisogni fondamentali, fino al lento morire per fame o sete. E per ogni uomo, che vive questa estrema miseria, in qualche modo ci dobbiamo sentire responsabili, senza dimenticare il nostro stesso Paese, che ha i suoi poveri, dove il 40% della popolazione vive sotto il livello della povertà.

IL MESSAGGIO DEL PAPA. Ma sono davvero tanti i 'poveri del mondo', al punto che il Santo Padre, nel suo Messaggio per la Giornata della pace, invita tutti noi ad uscire dall'indifferenza o dalla rassegnazione. Da qui il titolo: 'Giustizia per i poveri'. Ricorda le parole del grande Pontefice Giovanni Paolo II: "Si afferma e si aggrava sempre più nel mondo una seria minaccia per la pace: molte persone, anzi intere popolazioni, vivono oggi in condizioni di estrema povertà. La disparità tra ricchi e poveri, si è fatta più evidente anche nelle Nazioni più economicamente sviluppate Si tratta di un problema che si impone alla coscienza dell'umanità, giacché le condizioni in cui versa un gran numero di persone, sono tali da offendere la dignità e da compromettere conseguentemente l'autentico e armonico progresso della comunità mondiale". Sappiamo tutti che la ricchezza, il benessere e lo sviluppo, se si realizzano in una 'civiltà', che ammette vi siano situazioni di forte disagio sociale per i cittadini, a cui non è resa possibile la conquista, seppur con fatica, di una condizione di vita dignitosa, diventano una vera guerra tra uomini. È una guerra che, oggi, coinvolge tanta parte dell'umanità. Sono troppi quelli che sembra nascano senza conoscere la giustizia e, quindi sono condannati a morire senza colpa! È come una guerra, che la ricchezza e lo sviluppo mal distribuiti fanno, senza cannoni, ma con troppi morti! Ricordo di aver letto un articolo di uno studioso inglese sulla disparità tra chi ha e vive bene e chi è costretto 'a raccogliere le briciole che cadono dalla tavola del ricco epulone, per poi inevitabilmente morire. Lo studioso, dopo lunghe e serie ricerche, era giunto a questa conclusione: se sommiamo i rifiuti alimentari che, in un giorno, gettiamo nei cassonetti d'Italia e Inghilterra, questi basterebbero a eliminare la fame nel mondo, almeno per un giorno! Forse che questa non è lotta contro la pace?... Il Santo Padre accenna ad un'accusa, che il mondo sviluppato rivolge nei confronti delle popolazioni sottosviluppate. "La povertà viene spesso correlata come prima causa allo sviluppo demografico". Ma subito risponde con severità a tale accusa: "Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l'eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani". Non sono i bambini non nati a minacciare l'umanità, ma è l'egoismo che genera miseria, ostilità e guerre. Occorre avere il coraggio di dirlo alle nostre coscienze, a volte intorpidite dalla corsa al benessere. Nell'Enciclica 'Centesimus annus', Giovanni Paolo II, che aveva conosciuto nella sua infanzia e giovinezza, in Polonia, la povertà, scrive. "Occorre abbandonare la mentalità che considera i poveri - persone e popoli - come un fardello e come fastidiosi importuni che pretendono di consumare quanto altri hanno prodotto. I poveri chiedono solo il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali, e mettere a frutto la loro capacità di lavoro, creando così un mondo più giusto e per tutti più prospero". "Nel mondo attuale e globale è sempre più evidente - prosegue il S. Padre, Benedetto XVI, nell'attuale Messaggio - che si costruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilità di una crescita ragionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, prima o poi; presentano il conto a tutti: solo la stoltezza può quindi indurre a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto e il degrado".

COME GESU'. Deve suonare come serio monito a tutti; Governi; industrie; cittadini; quanto scrive il Santo Padre. Se davvero vogliamo la pace, si dovrebbe seguire l'esempio di Gesù che, 'per farsi tutto a tutti' scelse la povertà. Una povertà che Lui chiama beatitudine di spirito e che visse da Betlemme a Nazareth, fino alla croce. Dovremmo ricordare che la vera 'povertà di spirito' non significa non possedere niente, ma considerare tutto un dono e, se possibile, spartire ciò che si ha con chi ha meno o è materialmente povero. Se c'è un voto evangelico, che noi religiosi facciamo nell'atto della nostra consacrazione a Dio, è proprio il voto dì povertà: ti fa libero da tutto, per essere capace di essere amore per tutti. Viene in mente il 'culto' all'estrema povertà di Francesco, che esprimeva la sua gioia nel Cantico delle creature: un canto che, chi è vittima dell'egoismo, non conosce, ma che diventa gioia pura sulle labbra dei 'poveri in spirito' che, possedendo, 'distribuiscono i loro beni', perché anche il fratello possa vivere dignitosamente e lodare Dio per il bene ricevuto. Così il Santo Padre chiude il Messaggio alle comunità cristiane: "Fedele all'invito di Gesù, che consigliava agli apostoli di dare da mangiare alla folla, che Lo aveva ascoltato per una intera giornata, la comunità cristiana non mancherà di assicurare il proprio sostegno nello slancio di solidarietà creativa, non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere, che oggi reggono la società". Con l'invito di Gesù ad essere poveri in spirito, per strappare tanti fratelli alla povertà che fa morire, auguro un felice anno nuovo, nel segno della solidarietà, costruttrice di pace.

Il commento è di Mons. Antonio Riboldi

- 01 Gennaio 2010

Articolo scritto da Fabiana Chini
Redazione TevereNotizie.com

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