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L'ANGOLO DI FRA' PIO

Sentisi l'amato per amare...

La terza parte de "Il cammino dell'amore"

Nell’articolo precedente abbiamo scoperto che da bambini abbiamo fatto l’esperienza della forma passiva dell’amore, ovvero dell’essere amato senza che io faccia niente per meritarlo, e successivamente facciamo la scoperta che se diamo, se tagliamo dei traguardi percepiamo un amore gratificante. Abbiamo scoperto, infine, che nè l’uno nè l’altro di per sè sono negativi se sono presenti entrambi. Il bambino passa da un bisogno di essere guidato ed orientato per sentirsi amato ad un bisogno di essere lasciato libero per amare. Nascono così le prime esperienze, le prime avvisaglie dell’amore: essere attratti da una persona e dimostrare ad essa il proprio amore.

Ognuno di noi ha fatto o sta facendo l’esperienza dell’amore adolescenziale: questo tipo di amore è la seconda esperienza dell’amore, il primo passo verso l’amare l’altro, non solo perche l’altro è mia madre o mio padre ma perché l’altro ha un qualcosa che mi attira, un qualcosa che mi affascina, qualcosa che mi fa stare bene. Se siamo onesti con noi stessi ci diremo che appena percepiamo un’attrazione per qualcuno inizia una caccia a capire quali sono i suoi gusti, i suoi passatempi, la sua musica preferita. Il nostro principale obiettivo diventa capire ciò che gli piace, e quindi non mostriamo ciò che noi siamo ma ciò che l’altro desidera. Gli piace il colore nero, mi vestirò spesso di quel colore; gli piacciono le persone serie, cercherò di non essere eccessivamente superficiale...ci sono persone che smettono persino di fumare perché dà fastidio all’altro, e questo è giusto (lo smettere di fumare) ma se poi la storia finisce invece di dieci sigarette al giorno ne fumiamo venti.
Sembra assurdo tutto ciò?
No! anzi questa è solo una minima parte di ciò che siamo disposti a fare per assecondare gli altri. Uso questo termine in risposta a chi ripete la famosa frase: “per amore siamo disposti a tutto”. Il termine è giusto, solo che a volte, come in questi casi, viene usato in modo improprio.
Se cerco gratificazioni, quello che farò con l’altro non sarà il vivere l’amore, ma sarà l’usare il prossimo, usarlo per compensare la mia mancanza, ovvero il sentirmi l’amato. Siamo anche convinti che il soddisfare i bisogni dell’altro/a sia amore, perché come tutti sappiamo il vero amore è cercare il bene dell’altro. Ecco che qui dobbiamo fare molta attenzione perché non sempre il bene dell’altro è il bisogno dell’altro, cioè quello che vuole e desidera.
Così facendo, dopo un pò di tempo scopriremo di diventare il modello perfetto dell’altro, ma non per noi, e questa realtà comporta una crisi perché si realizzerà che non ci amiamo. Dopo questa scoperta ci convinceremo che non ci amiamo perché non siamo amabili oppure che abbiamo amato la persona sbagliata perché pur non avendo pensato a noi stessi, quindi ad un amore egoistico, ma avendo amato solo l’altro questo amore non è stato ricambiato perché quest’ultimo non lo meritava.

Siamo così convinti che l’amore per gli altri sia altruismo e quindi una virtù, e ci sforziamo di ricoprire l’altro di attenzioni, di esaudire tutti i suoi desideri; questo non è decisamente altruismo ma è molto plausibile che sia una forma sottile di egoismo, se tali attenzioni le dono per ricevere amore. Al contrario siamo convinti che amare se stessi sia sbagliato e sia l’equivalente dell’egoismo, ma in realtà, se io mi amo, non perché penso di essere affascinante, o forte o muscoloso, o ricco ecc. ecc. ma perché sono, perché esisto, e proprio perché sono ed esisto sono amato, allora questa è la forma più alta di altruismo, perché con questa consapevolezza riuscirò ad amare sinceramente l’altro.

Vedete, spesso quando vediamo una persona che si atteggia, o che è troppo appariscente, diciamo che si ama troppo, in realtà non si ama per niente, ed è proprio questa mancanza di amore che lo porta a cercare gratificazione nel campo del lavoro, del successo, e anche sul campo delle relazioni. Ecco spesso accostiamo l’amore per se stessi all’egoismo, ma in realtà è proprio la mancanza di esso che porta all’egoismo, è il percepire di non essere amabile che porta a gratificarsi gratificando l’altro. Quindi si pensa che più sono apprezzato più sono considerato e ricercato e più sono amato e questo si trasformerà in un dedicarmi ancora di più sul mio proposito, ed è possibile che nel cercare il mio bene faccia il bene del prossimo ma sarà un bene solo per soddisfare il mio bene che è il sentirmi amato.

Se è virtù amare il prossimo perché è la creatura amata e creata da Dio, come posso pensare che amare me stesso, che sono una creatura amata e creata da Dio, sia sbagliato?
“Ama il tuo prossimo come te stesso” significa che il rispetto, l’amore e la comprensione per il mio prossimo (colui che mi sta accanto) non devono essere scissi dal rispetto, dall’amore e dalla comprensione per me stesso. Non solo gli altri ma anche noi stessi dobbiamo essere l’oggetto di tale amore.
L’amore quello genuino implica cura, rispetto, responsabilità, e comprensione, tutti valori che se non si hanno verso noi stessi non li avremo nemmeno per gli altri. Se riesci ad amare te stesso, vedendoti come sei veramente, con i tuoi pregi e i tuoi difetti, se riesci a riconciliarti con le tue ferite, non potrai non amare il prossimo perché avrai tolto quella trave che impediva la vista.
Chi ama se stesso quindi ama anche il prossimo, perchè l’amare se stesso è a servizio dell’amore per l’altro, perché ha come meta il bene dell’altro.
L’egoista invece s’interessa solo di se stesso: gli altri sono in funzione di se stesso, vuole tutto per sè, non trova gioia nel dare ma solo nel ricevere, e se dà lo fa solo per ricevere. Vede il mondo esterno solo dal punto di vista di ciò che può ricavarne; non ha interesse per il bene degli altri, nemmeno per quello del proprio partner. Non farà l’amore per donarsi ma per ricevere, per autogratificarsi; i complimenti che farà saranno solo in vista di se stesso, perché dando complimenti la persona si sente stimata e amata, e automaticamente darà di più per ricevere ancora di più. Ecco che anche il partner non sarà più visto come persona ma come oggetto, come servizio, perché non cercherà il bene del partner, nè della sua dignità e integrità. Il pensiero che l’egoista è una persona che si ama troppo è sbagliato, perché non è colui che si ama troppo, ma che si ama troppo poco fino al punto quasi di odiarsi, e per non ammetterlo usa gli altri per riempire il vuoto di questo amore.

Spesso si sente dire che è sbagliato amare troppo, ma nell’amore non c’è limite, c’è un modo giusto e un modo sbagliato ma non un limite. Chi veramente si ama non può far altro che amare e quando trova l’obiettivo, la vocazione della sua vita, sia quello di sposarsi sia quello di consacrarsi, allora dona tutto se stesso. La persona innamorata non è quella che non sbaglia mai, ma quella che non ha paura di sbagliare, non è quella che pesa la quantità dell’amore dato, ma quella che dà tutto l’amore che sente dentro; chi ha veramente amato qualcuno anche se questo qualcuno non ha ricambiato il suo amore non potrà dire:" è stato tempo sprecato", perché amare non è mai uno spreco.
Sant'Agostino ha detto: "Ama e fai ciò che vuoi",
ovvero  anteponi a tutto l’amore, e vedrai che tutto ciò che farai non è sbagliato, perché sarà amore. Se anteponi a tutto l’amore scoprirai che ciò che stai facendo è amare e quando ti telefoneranno chiedendoti che stai facendo, ti verrà spontaneo dire: “sto amando”. Concludo con una citazione di Roberto Benigni: “non si può amare un po' così, un po' cosà; e oggi sì e domani no ma continuamente! Perché l'amore che s'accende e si spegne, si fulmina come una lampadina, ma bisogna amare con grandezza. L'amore che vivacchia, quello che tira a campare, prima o poi muore”. 

di Fr. Pio Maria della Divina Misericordia (Comunità Mariana Oasi della Pace)

- 07 Giugno 2012

Articolo scritto da Fr. Pio Maria cmop
Redazione TevereNotizie.com

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