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IL 14 MARZO AL BIVIO E IL 20 MARZO A CAPENA
Il movimento "Anno Zero" proporrà una delibera popolare per inserire nello statuto comunale il concetto di "Acqua Bene universale dell'Umanità"
CAPENA - Una raccolta di firme per dire "no" la privatizzazione dell'acqua: "Anno Zero" proporrà una delibera popolare per modificare lo statuto comunale. È questo il nuovo obiettivo del movimento "Anno Zero" di Capena, che dal 27 febbraio scorso ha indetto la raccolta delle sottoscrizioni. I prossimi incontri si terranno il 14 marzo presso la chiesa di Santa Marta al Bivio di Capena e il 20 marzo in piazza della Libertà, nel centro del paese.
IL FINE DELLA RACCOLTA DELLE FIRME. Lo scopo del movimento "Anno Zero", che ha anche aderito al forum italiano dei movimenti per "acqua bene comune", è quello di presentare, nel prossimo consiglio comunale della Città d'Arte, una proposta di delibera popolare per poter modificare lo Statuto del comune di Capena ed inserire il concetto di "Acqua Bene universale dell'Umanità".
IL PROBLEMA DELLA PRIVATIZZAZIONE. Se fino al 10 settembre 2009 l'art.23 bis della Legge 133/2008 prevedeva il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali ad imprenditori o società attraverso delle gare, a partire proprio da questa data il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge, divenuto Legge nel novembre scorso. L'art. 15 muove passi ancora maggiori nei confronti della privatizzazione dei servizi idrici, ma non solo. In realtà il servizio idrico integrato è un servizio pubblico privo di rilevanza economica. L'acqua è un bene comune che andrebbe rispettato e valorizzato senza speculazioni. Inoltre l'Europa non obbliga a privatizzare tutti i servizi pubblici. Nel caso specifico del servizio idrico c'è libertà di scelta da parte dei governi, dal momento in cui è oggetto di sovranità nazionale il demanio pubblico e, di conseguenza, anche l'acqua.
IN ITALIA E IN EUROPA. Forme di privatizzazione dell'acqua sono già avvenute in Toscana, ad Arezzo, dove, secondo i dati forniti dal rapporto Blue Book 2009, i cittadini pagano circa 400 euro l'anno nei comuni serviti da "Nuove Acque". Ma anche nel Lazio, a Latina, dove c'è un'aspra contestazione civica nei confronti della cattiva gestione dell'acqua, appunto, da parte dell' "Acqualatina spa". In Europa, invece, la situazione è più varia; se in Olanda la gestione continua ad essere pubblica e in Portogallo solo il 12 per cento dell'acqua è stata privatizzata, in Inghilterra e Galles il servizio è interamente privato. Mentre in Francia, sebbene il 72 per cento dei francesi riceva dai rubinetti acqua privata, adesso si sta tentando un ritorno alla completa municipalizzazione del bene.
PARLA IL CONSIGLIERE MONTEREALI. "L'acqua è un bene comune che deve essere mantenuto privo di rilevanza economica - dice il consigliere comunale della lista "Anno Zero" Angela Montereali - non è mercificabile, ma deve continuare ad essere gestito dai comuni che hanno da sempre il dovere di garantire la distribuzione per tutti al costo più basso possibile". Il consigliere Montereali ha ricordato poi la manifestazione nazionale del 20 marzo, che partirà alle ore 14 da piazza della Repubblica a Roma, per difendere questo bene così importante.
Per leggere il testo dell'art 23 bis L.133/2008 modificato dall'art.15
di Caterina Fava
Capena - 11 Marzo 2010
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Caro Oreste, permettimi di puntualizzare 2 cose in merito. Innanzitutto mi preoccupa molto vedere che te e altri come te purtroppo ancora non si rendano conto della gravità di affidare la gestione del servizio idrico a privati pur mantenendo la proprietà dell'acqua pubblica, tesi poi sostenuta addirittura con orgoglio dal PD! E' la stessa cosa di quei paesi che hanno il petrolio nel proprio territorio, quindi la proprietà, e però come te ben sai a sfruttarlo e ad arricchirsi sono altri! Hai poi detto una totale inesattezza riguardo la possibilità per gli amministratori di poter scegliere tra gestione pubblica o privata in quanto, e ti consiglio di andare a leggerti tutta la legge, il Decreto Legge n° 135/2009, c.d. decreto Ronchi, sostanzialmente preveda l'OBBLIGO o di affidare completamente la gestione degli acquedotti a società private, oppure a società miste dove la quota di partecipazione pubblica dovrà entro il 2015 rigorosamente scendere al 30%. Secondo punto, bisogna aver ben chiaro il concetto che l'ingresso del privato nella gestione del servizio idrico presuppone l'obiettivo da parte dello stesso dell'ottenimento di un'adeguata remunerazione dei capitali investiti (l'art. 13 della legge Galli n. 36/1994 lo definisce chiaramente). I fatti parlano chiaro: ogni privatizzazione del servizio idrico ha sempre comportato l'aumento delle tariffe, la riduzione e la precarizzazione del lavoro, la riduzione della qualità del servizio. Faccio un esempio pratico per ribattere poi alla tua teoria dei minori sprechi: Pubbliacqua SpA ha recentemente innalzato del 9,5% le tariffe dei cittadini di Firenze e sai per quale motivo? Per la diminuzione dei consumi di acqua. Quindi se consumi meno, il privato per garantirsi l'adeguata remunerazione del capitale investito, ti aumenta la bolletta. Concludendo, sabato 20 marzo a manifestare contro questa legge ignobile e vergognosa eravamo tanti, oltre 200mila, compresi, tra i tanti, i cittadini di Arezzo e Latina che sperimentano sulla propria pelle la gestione privata dell'acqua. E noi saremo in piazza anche per la raccolta di firme in vista dei 3 referendum abrogativi promossi dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua: www.acquabenecomune.org Mi auguro che per allora anche te avrai capito che l'acqua debba rimanere di gestione pubblica. I miei più cordiali saluti.
Commento inviato il 28-03-2010 da Angela Montereali
Il problema, mio parere, è stato posto male dal movimento Anno Zero. Infatti l'acqua è un bene pubblico per legge e su questo non ci sono equivoci. Il problema è la gestione del servizio dell'acqua potabile, che può essere effettuato direttamente dall'ente pubblico, oppure affidato a società (private o con capitale misto). A mio parere non bisogna avere pregiudizi sulle soluzioni tecniche possibili. Devono essere gli amministratori a valutare quando sia più economica la gestione pubblica e quando sia più economica quella privata. Se è più conveniente quella privata ben venga. Non è detto che la gestione pubblica costi di meno di quella privata. Un ente pubblico può anche decidere di erogare gratuitamente l'acqua, ma ciò non vuol dire che quel servizio non costi nulla: significa solo che quei costi vengono fatti gravare sulla fiscalità generale. Se, invece, si decide per la gestione affidata a terzi, questi esigeranno dagli utenti il costo del servizio, che, però, non graverà più sulla fiscalità generale. Normalmente le gestioni pubbliche hanno favorito irresponsabilità. Ad esempio il costo basso dell'acqua ha favorito usi impropri di questo bene prezioso. Innaffiare gratuitamente il giardino di casa spesso significa sperperare l'acqua, sottraendola all'uso comune. Per non parlare poi dell'uso industriale dell'acqua. La privatizzazione della gestione dell'acqua potabile ed il pagamento del suo servizio, invece, impone all'utenza una maggiore responsabilità e, di conseguenza, un uso nei limiti dello stretto necessario. Insomma l'acqua offerta gratis può favorire il suo sperpero, se, invece, costa all'utente può favorire un suo uso più corretto. Far pagare, tramite la gestione di un terzo, il costo dell'acqua non significa privatizzare, perchè l'acqua è già un bene pubblico.
Commento inviato il 13-03-2010 da Oreste Malatesta