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EDITORIALE
Nel Suo Natale Dio fa una proposta all'umanità: quella di seguire un percorso buono, sano e santo nelle cose quotidiane e di trovare il coraggio di cambiare
Mentre nel mondo va in scena la lotta tra il bene e il male, torna Natale. Metà pianeta mangia e festeggia, ma muore di solitudine, alcool, droga e di divisioni; l'altra metà muore lo stesso, ma di fame e di sete, di guerre e malattie sciocche che da noi si curano con poco. Milioni di donne e bambini subiscono violenze e schiavitù. Dov'è il Natale, dov'è Gesù? L'uomo di oggi, in alcuni casi, è talmente ripiegato su se stesso che neanche cerca più. Eppure...nel corso dei lunghi secoli della storia umana, un giorno, anzi, una notte, è nato Gesù ed è ormai storicamente provato. A Betlemme, mentre splendeva un punto luminoso nel cielo, si è accesa una Luce sulla terra. Ha brillato nel mondo per pochi anni, circa trentatré, e poi è ritornata a splendere da dove era venuta. Ai suoi Apostoli ha lasciato il testimone, la sua parola, fatta di predicazione e azione, accolta dalle loro semplici anime; una fiaccola accesa che passando di mano in mano, è giunta fino a noi, sospinta dalla forza dello Spirito Santo. La sua luce ha dato vita a migliaia di Sante e Santi, ha dato coraggio ai martiri, di ieri e di oggi, ispirazione a poeti, musicisti, letterati, pittori, scultori, architetti, conforto e speranza a milioni di persone che hanno letto e pregato il Vangelo.
CHI CERCA GESU' CERCA IL SENSO DELLA VITA. In un punto della Storia, Dio viene nel mondo, Natale di ogni uomo che in Lui rinasce; si fa vedere, udire, toccare, mangia con noi poveri dei secoli e si fa cibo di vita eterna, acqua degli assetati d'Amore, d'Eternità, dello splendore della vita vera, quella serena nella gioia, che il male ci ruba. Chi cerca Gesù cerca il senso della vita, quella fondata su cose che non si sbriciolano come polvere, perché sa che Dio non ha creato l'essere umano per gettarlo nel nulla e nel dolore, ma per la gloria, cioè perché splenda della Sua bellezza. Chi ama Gesù ama se stesso perché crede e sente dentro di sé che l'umanità è nata davvero in un Paradiso Terrestre e lì deve ritornare, vivendo quì, adesso, proteggendo il suo stesso essere e il mondo. La guerra, la fame, la sofferenza, l'assurdo dell'inquinamento, sono il volto del male che non vogliamo abbattere dentro di noi, sono il ritratto della violenza antiumana e ancora non ci vogliamo credere e diamo la colpa a Dio.
UNA STORIA...Vi racconto una storiella trovata su internet: Sei persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola persa nelle brume del mare del Nord. Al centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile. Il freddo si faceva sempre più insopportabile. La prima persona era una donna, ma un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle scura. La donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno. Perché consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e lavoro? L'uomo che stava al suo fianco vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel pezzo di legno per un avversario politico. La terza persona era vestita malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo il suo pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare il suo ramo per un ozioso riccone? Il ricco sedeva pensando ai suoi beni, alle due ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in banca. Le batterie del suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti. Il volto scuro dell'immigrato era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai spento. Stringeva forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che tutti quei bianchi lo disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nelle braci del fuoco. Era arrivato il momento della vendetta. L'ultimo membro di quel mesto gruppetto era un tipo gretto e diffidente. Non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo devono pagare caro questo pezzo di legno, pensava. Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti nei pugni, immobili nella morte per assideramento. Erano morti per il freddo di dentro. Non erano morti per il freddo di fuori.
...IL SENSO DI QUESTA STORIA. Così è, siamo tutti uno contro l'altro e stiamo sciupando il mondo. In verità ciò che abbiamo, ci è stato dato dall'Alto, come dice Gesù a Pilato, perché il mondo non l'abbiamo fatto noi e la vita nemmeno. Provate a resuscitare una formica - diceva il mio professore all'università. Nel Suo Natale Dio fa una proposta all'umanità, quella di seguire un percorso buono, sano e santo nelle cose quotidiane e di trovare il coraggio di cambiare, non per fare un favore a qualcuno, ma per trovare il vero significato del nostro essere figli del Sommo Bene, nella certezza che in fondo al cuore umano si può incontrare un Dio vivo e ritrovare la gioia di una vita piena di senso e non di oggetti o di nulla. Egli era la vita e la vita era luce per gli uomini. Quella luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. (dal Vangelo di San Giovanni, 1, 4-5)
Buon Natale di Dio nei vostri cuori!
Fabiana Chini
LA PAROLA DEL PAPA. "Ecco, cari amici, in che cosa consiste la vera gioia: è il sentire che la nostra esistenza personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande, il mistero dell'amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino, che riscalda il nostro cuore, e risponde alle nostre attese profonde. Questo Dio si è manifestato in Gesù, nato dalla Vergine Maria. Perciò quel Bambinello, che mettiamo nella capanna o nella grotta, è il centro di tutto, è il cuore del mondo. Preghiamo perché ogni uomo, come la Vergine Maria, possa accogliere quale centro della propria vita il Dio che si è fatto Bambino, fonte della vera gioia". (Benedetto XVI, 13 dicembre 2009)
- 17 Dicembre 2009
Le stelle del 2012: tutto su amore, lavoro e salute per i segni zodiacali di aria, terra, acqua e fuoco. Nel nuovo anno i segni superfavoriti sono quelli di terra: Toro, Vergine e Capricorno. Il pianeta Giove, infatti, quest'anno si troverà in Toro e favorirà tutti i segni di terra. Giove in Toro sarà favorevole, anche se per un periodo limitato nel tempo, anche per i nati sotto il segno dei Pesci e del Cancro. A fine giugno Giove si sposterà in Gemelli favorendo anche i Bilancia, gli Acquario, i Gemelli, i Leone, gli Ariete e i Sagittario...
Capita ormai di frequente di leggere sulle cronache dei giornali, di persone letteralmente uccise mentre attraversano (magari sulle strisce pedonali) una strada: episodi raccapriccianti, fastidiosi e ormai davvero insopportabili; sintomo di "maleducazione" e "ignoranza" (per usare degli eufemismi) che sembrano proprie di un malcostume italiano sempre più generalizzato: il non rispetto delle più elementari regole del Codice della Strada...
Qualche mese fa, all'indomani della Risoluzione dell'Onu che autorizzava l'intervento militare al fine di salvaguardare la popolazione civile coinvolta nella rivolta contro il regime del Raìs, avevo salutato con pacato assenso tale decisione. Si trattava di abbattere un regime che ormai era diventato troppo oltranzista, anche nei confronti dell'Europa, ed aiutare la popolazione libica a liberarsi dal tiranno. Ebbene, il Regime è alla fine caduto. Ma come? Forse, nel peggiore dei modi. Gheddafi è stato letteralmente giustiziato in maniera sommaria...
La prematura scomparsa di Steve Jobs, il guru di Apple, sta registrando un cordoglio senza fine. Tributi d'ogni sorta e d'ogni provenienza. Dai presidenti di tutto il mondo, alle star dello spettacolo e d'ogni altro settore. I colleghi, gli amici, i concorrenti, e chiunque abbia avuto l'immensa fortuna di incontrarlo e lavorare con lui. Ma soprattutto tra la gente comune. Tra gli innumerevoli fan di Apple e utenti delle loro macchine straordinarie, iPhone, iPad, portatili e fissi. Nella rete, letteralmente inondata di messaggi d'affetto e di dolore, nella realtà, con le candele e i mazzi di fiori alle porte degli Apple Store disseminati in tutto il mondo. Nemmeno per la scomparsa del re del pop Michael Jackson c'è stata una partecipazione così grande, per fare un paragone recente...
Steve Jobs se n'è andato. L'uomo che ha rivoluzionato il modo di comunicare nel mondo, cambiando le abitudini e lo stile di milioni di persone è morto oggi all'età di 56 anni. Se ne va un genio che ha dimostrato al mondo che non è necessario possedere un pezzo di carta, diploma, laurea o attestato per essere grande. Se ne va un uomo che ha dimostrato che la migliore scelta personale non è mai quella giusta agli...
Commenti dei lettori
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Grazie gentile lettore, mi fa piacere sapere che sono utile a qualcuno e apprezzo molto il tuo interessantissimo commento.
Buon Santo Natale,
Fabiana Chini
Commento inviato il 18-12-2009 da Fabiana Chini
Grazie Fabiana. Bellissimo il tuo editoriale, che ha sollecitato in me questa riflessione. La ragione umana ha bisogno della rivelazione di Dio e di Dio fattosi Uomo come noi. Ce lo testimoniano due geni dell'umanità: Budda e Socrate, vissuti qualche secolo prima che l'Uomo Dio, Gesù, venisse ad abitare stabilmente in mezzo a noi. Il grande Budda raccontava di un re dell’India che volle riunire tutti gli abitanti ciechi del suo regno e li fece passare davanti ad un elefante. Alcuni toccarono la sua testa, altri toccarono l’orecchio o la zanna, la proboscide, il dorso, la zampa, i peli della coda. Dopo di che il re chiese a ciascuno di essi: “Com’è un elefante?”. E questi, a seconda della parte che avevano toccato, risposero: “è un cesto intrecciato”, “è una scopa”, “è come un vaso”, “è come un pilastro”, “ è come un mortaio”. Allora essi si misero a discutere urlando “l’elefante è così!”, “No, è così!” e si scagliarono gli uni contro gli altri, prendendosi a pugni. Così succede anche a quelli che cercano di conoscere come stanno le cose su Dio. La conclusione di Budda (che non era credente) fu che non vale la pena intraprendere certe indagini perché noi siamo tutti come i ciechi che di Dio diciamo cose parziali, applicando quelle immagini che l’esperienza parziale di ognuno di noi ci propone (e che ci fanno pure litigare); ma non siamo in grado di conoscere il mistero della esistenza e della natura di Dio. Platone, invece, nel suo Fedone, pur giungendo alla stessa conclusione, apre una nuova prospettiva di ricerca: “Pare a me, o Socrate, e forse anche a te, che la verità sicura in queste cose, nella vita presente, non si possa raggiungere affatto, o per lo meno con grandissime difficoltà: Però io penso che sia una viltà non studiare sotto ogni aspetto le cose che sono state dette in proposito, e lo smettere le ricerche prima di avere esaminato ogni mezzo. Perché in queste cose una delle due: o venire a capo di conoscere come stanno; o, se a ciò non si riesca, appigliarsi al migliore e al più sicuro tra gli argomenti umani e con questo, come sopra una barca, tentare la traversata del mare. A meno che non si possa con maggiore agio e minore pericolo fare il passaggio con qualche più solido trasporto, con l’aiuto cioè della rivelata parola di un dio”. Quello che il cuore e la ragione di Socrate (non di Budda) osò desiderare e sperare è capitato: cinque secoli dopo è comparso un Uomo, che, unico nella storia, ha identificato sé stesso con il Mistero di Dio, rivelandone la natura: Dio è Creatore e Padre. Tutti quelli che Lo hanno seguito (e Lo seguono ancora oggi) e che hanno creduto (e credono anche oggi) in Lui, hanno la pretesa di avere visto, toccato e conosciuto tutto l’elefante di Budda, non solo una parte come i ciechi dell’antico regno dell’India. Il Natale è l'inizio dell''esperienza di Dio con noi: un bambino, che, come l'esperienza, con il tempo diventa grande.
Commento inviato il 18-12-2009 da Oreste Malatesta