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DAL 25 AL 28 GIUGNO AL VIA LA MOSTRA DI GIANFRANCO ZACCAGNINO

Sperimentazione di luci e colori nelle sale dell'antico maniero

Il Castello Ducale ospita, per quattro giorni, un'interessante mostra di Gianfranco Zaccagnino. L'esposizione propone alcune tra le maggiori opere dell'artista romano

L'artista Gianfranco Zaccagnino posa vicino alle sue opere (Foto: Cat. Fa.)

L'artista Gianfranco Zaccagnino posa vicino alle sue opere (Foto: Cat. Fa.)

FIANO ROMANO- Ciò che Gianfranco Zaccagnino espone al Castello Ducale, dal 25 al 28 giugno, è un’interessante mostra, dedicata allo sperimentalismo di luci e colori. “Non è la prima volta che espongo al castello" esordisce Zaccagnino raccontando la sua avventura nel mondo dell’arte partita dall’infanzia. L'artista è nato a Roma nel periodo della guerra ed è il terzo di cinque fratelli. Sono anni difficili, miseri ed il giovanissimo Gianfranco viene mandato dalla nonna, dove passa un’infanzia dura ed all’insegna della povertà. Tornato a Roma, all’età di sei anni ha il suo primo incontro col colore: un’insegnante porta in classe delle scatole di colori e sprona i suoi alunni a sperimentarli sul foglio. Per Gianfranco è la folgorazione, capisce che il colore è vita! Da quel momento, grazie ad una serie di fortunate coincidenze, come il fatto che il padre sia un sarto che lavora al centro di Roma, riesce ad entrare in contatto con un nutrito gruppo di pittori romani che gravitano intorno a via Margutta. È l’inizio del suo apprendistato; intorno agli anni ’70 poi, riesce, grazie a delle borse di studio, ad entrare nell’Accademia di Varsavia e in quella di Strunica in Macedonia. E' qui che si forma il pittore che nel corso degli anni dà vita a mostre personali e partecipa a numerose collettive. Ricordiamo una fra tutte, la mostra che nel 2003 allestì presso la sala “Giotto” dell’aereoporto “Leonardo da Vinci” nell’ambito di “Alitalia per l’Arte”.

LO STILE. “Lo stile dei quadri esposti al Castello Ducale fa parte di una ricerca nuova - spiega il pittore Zaccagnino - dopo anni dedicati alla figurazione, soprattutto paesaggistica, mi sono concentrato su qualcosa di diverso, direi anche di difficile composizione”. La nuova avanguardia cui fa riferimento, è frutto di un’intensa ricerca tecnica volta a creare nuove forme, luci e colori. Ogni quadro, infatti, ha la sua particolarità; Zaccagnino utilizza il catrame per dare corposità al nero o bende e garze intrise di colore che danno una connotazione differente all’immagine e ci sussurrano quasi l’idea di qualcosa di scultoreo e plastico. Ma l’innovazione maggiore è nell’inserzione di cristalli di quarzo, invisibili all’occhio lontano ma che con la giusta luce donano al dipinto una forte intensità. “La mia è una costante ricerca della luce - dice Zaccagnino - in tutti i quadri, infatti, cerco di inserire questi punti lucenti, che sia quarzo o che sia oro.” Uno dei quadri esposti, infatti, mostra proprio la sovrapposizione di sottilissime carte metalliche d’oro, di rame e di argento. Questo sperimentalismo risiede nelle sue origini bizantine che ritornano e riecheggiano anche nella sua arte.

IL PITTORE E L’UOMO. Gianfranco Zaccagnino si ritiene un uomo appagato; ha avuto l’opportunità di fare in modo che il suo talento diventasse il suo lavoro e soprattutto, afferma sorridendo: “Sono uno dei pochi che riesce a vivere dell’arte”. La sua voglia di sperimentare è molto forte e, scherzando, dice: “Voglio andare avanti fino all’eternità!”. E noi, sinceramente, glielo auguriamo.

di Caterina Fava

Fiano Romano - 26 Giugno 2009

Articolo scritto da Caterina Fava
Redazione TevereNotizie.com

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