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UNA GRANDE MOSTRA IN VATICANO
Il patrimonio storico italiano quattrocento anni dopo Galileo esposto ai Musei Vaticani
CITTA' DEL VATICANO - In occasione dell'Anno Internazionale dell'Astronomia, proclamato dall'Onu, i Musei Vaticani ospitano una mostra che illustra in modo completo il cammino di questa scienza. Promossa dall' Inaf, dall'Osservatorio Vaticano e dai Musei Vaticani, sotto il patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana, di Sua Eminenza il Cardinale Segretario dello Stato del Vaticano, nonché del Ministero per l'Università e la Ricerca Scientifica, del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Accademia delle Scienze, l'esposizione è stata presentata il 13 ottobre nella sala stampa vaticana dal presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, mons. Gianfranco Ravasi; presenti, fra gli altri, il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci e il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, Tommaso Maccacaro. La mostra resterà aperta fino al 16 gennaio 2010 con gli stessi orari dei Musei Vaticani.
LA MOSTRA: PARLA LA CURATRICE. La mostra ripercorre il passaggio dalla cosmologia geocentrica a quello eliocentrica da diversi punti di vista, scientifico, storico, ma anche filosofico ed estetico. "L'Italia - ha sottolineato la curatrice della mostra, l'astronoma palermitana Ileana Chinnici - possiede un patrimonio storico astronomico unico al mondo, per numero e valore delle collezioni... In mostra ci sono dei pezzi di particolare interesse, sia dal punto di vista storico, sia dal punto di vista scientifico, ma anche di altri materiali conservati negli osservatori astronomici: libri, carte d'archivio e altro. Certamente, per la parte relativa all'astronomia pre-galileiana ci sono gli astrolabi: sono tra i pezzi più pregevoli. Subito dopo, ci sono dei telescopi molto preziosi del '600, e poi dei telescopi abbastanza interessanti e dei documenti unici, come alcuni manoscritti, o alcuni degli strumenti di padre Angelo Secchi. Inoltre, fra gli altri manoscritti ci sono, ad esempio, il diario delle osservazioni di Schiaparelli, che osserva quelle strutture sul pianeta Marte che poi chiamerà "i canali", che apriranno una serie di dibattiti interessantissimi sull'esistenza o meno di vita su questo pianeta". In esposizione anche i documenti delle prime spedizioni astronomiche, in occasioni di particolari eclissi o per esigenze cartografiche.
L'EDITORIALE DI PADRE LOMBARDI SULL'ESPOSIZIONE. Le stelle continuano a brillare nel firmamento, ma è sempre più difficile vederle dalle nostre città, sia per l'inquinamento atmosferico, sia per la presenza permanente dell'illuminazione artificiale. Un tempo era spontaneo per il salmista cantare: "Se guardo il cielo, opera delle tue mani, la Luna e le stelle che hai fissato..." (Sal. 8). Oggi rischiamo di dimenticarci di loro. L'Anno internazionale dell'astronomia, che è in corso, può aiutarci a rialzare lo sguardo verso il firmamento, e l'attiva partecipazione - con convegni e mostre - dell'Osservatorio Vaticano (la famosa "Specola") ci incoraggia a ritrovare questo spazio quasi naturale del dialogo fra la scienza e la fede. Il giovane direttore della Specola, padre Funes, ci dice che gli indiani dell'Arizona - dove gli scienziati hanno costruito numerosi osservatori per il cielo terso e cristallino - hanno definito gli astronomi "il popolo dagli occhi lunghi". Proprio così: tutti dobbiamo allungare i nostri occhi, abituati a guardare troppo vicino, per superare i veli che ci impediscono di lasciarci prendere nuovamente dallo stupore vertiginoso, dalla meraviglia, dalla trepidazione, che suscita la profondità dello spazio che ci circonda. E lasciar rinascere in noi le inevitabili domande su chi siamo e dove siamo, su questo piccolo e fragile pianeta in volo attraverso il tempo e lo spazio... Infatti il salmista continua il suo canto: "Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi? Eppure gli hai dato potere sulle opere delle tue mani...". E alla fine conclude: "O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!". Per molti dei nostri contemporanei la conclusione non è così rapida, ma per tutti è possibile ritrovare la domanda iniziale e il senso del mistero. Accompagniamoci a loro allungando gli occhi per cercare le risposte più profonde, più vere e più belle.
di Fabiana Chini
Roma - 22 Ottobre 2009
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