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SPECIALE MONDIALI SUD AFRICA 2010

Italiani nel nel nome del calcio: quando lo sport ci ricorda di essere ancora "Fratelli d'Italia"

La dicianovesima edizione del Mondiale inizierà l'11 giugno

Mancano pochi giorni e, per la prima volta, il Sud Africa darà il via alla diciannovesima edizione del campionato mondiale di calcio. Inutile dire quello che in genere accade in Italia durante l’anno dei Mondiali. C’è chi ci crede, chi no. C’è chi biasima da subito l’allenatore, senza nemmeno sapere bene chi metterà in campo. Chi invece si affida al buon nome dello stesso allenatore che, poi, durante il campionato mondiale vero e proprio verrà insultato e maltrattato. Ma c’è qualcosa di più grande che si smuove. Si rispolvera dalle cantine dell’anima quel sentimento un po’ desueto di patriottismo e orgoglio; rinasce un’idea di italianità che per la gran parte del tempo rifiutiamo di riconoscere in noi. Se pensiamo a quanto il calcio possa essere un collettore di senso per il pubblico italiano, ci rendiamo facilmente conto di quanto sia semplice l’identificazione con il calciatore nostrano che si batte per la maglia (forse non solamente per la maglia) e, soprattutto, per l’Italia (forse non solamente per l’Italia). Il Mondiale ci fa riconoscere italiani tra noi, crollano le differenze regionali, torniamo tutti fratelli d’Italia. Certamente è anche merito di questo sport che nel nostro paese ha una eco più che rilevante, per alcuni una questione di vita. Nel calcio, spesso, non esiste partecipazione. Esiste solo la ferrea volontà di vittoria e il tifo unisce, per il tempo di una partita, ancora più che un legame di sangue. Quest’anno la situazione sembra piuttosto complicata, perché non è facile trovare qualcuno disposto a credere in questa squadra e, forse, riusciamo solo a ricordare il buon nome di Lippi, che quattro anni fa ci accompagnò verso il trionfo in Germania. Ma anche negli ultimi Mondiali non ci credeva nessuno. Una squadra finita, dicevano. Invece, per la prima volta dopo tanti anni, l’Italia ha giocato con quel senso di piacere, di squadra, di volontà di vincere insieme che ha fatto la differenza. Tutti ricordiamo gli occhi di ghiaccio di Totti al momento del rigore contro l’Australia, le parate di Buffon, l’ultimo rigore di Fabio Grosso. Probabilmente quest’anno non siamo allo stesso livello, ma crederci un po’ non costa nulla. Anzi, riaccende in noi quello spirito italiano che potrebbe anche rivelarsi utile. Come cantavano Gianna Nannini ed Edoardo Bennato in “Notti Magiche”, inno dei Mondiali d’Italia ’90, “…dagli spogliatoi, escono i ragazzi e siamo noi!”.

di Caterina Fava

- 06 Giugno 2010

Articolo scritto da Caterina Fava
Redazione TevereNotizie.com

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