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LA SLOVACCHIA VINCE SUGLI AZZURRI PER 3 A 2
Dopo 34 anni viene eliminata prima ancora di accedere alla fase finale
Grande rammarico per non aver avuto Andrea Pirlo dalla prima partita con il Paraguay o quanto meno dal primo minuto di questa partita contro una Slovacchia in giornata di grazia, che difficilmente dimenticherà questo Mondiale. Ci sono le lacrime, sono quelle di tutti i tifosi. Quelle di un'intera Nazione. Quelle di chi fino all'ultimo secondo ci spera, con i battiti del cuore accelerati e la salivazione azzerata, che fosse scritto che la sua Italia dovesse vincere a tutti i costi. E sono le stesse lacrime dei giocatori che si ricordano di essere i Campioni del Mondo soltanto gli ultimi 15 minuti di gioco. Ci sono i brividi, sono quelli di chi ad un certo punto pensa di potersi salvare e sposta per un attimo i pensieri alla qualificazione ai confini della realtà. Sono quelli del pubblico sugli spalti, colorato di verde bianco e rosso. E sono gli stessi degli Azzurri in panchina, che osservano, piangono, urlano, ci credono e alla fine, per un attimo che varrà in eterno muoiono dentro, come tutti gli italiani.
LA PARTITA PERDUTA. Doveva essere un piacevole pomeriggio italiano, in cui milioni di persone si dimenticavano di tutto per un'ora e mezzo, si sedevano di fronte al televisore e si godevano una meritata e, quanto mai scontata, vittoria contro la Slovacchia. Alla fine della gara sarebbe rimasto soltanto da capire contro chi l'Italia avrebbe giocato gli Ottavi di Finale. Ma il sorprendente gioco del calcio e il sempre temibile destino beffardo scombinano tutti i piani e al ventesimo del primo tempo inizia l'incubo azzurro, quando Vittek segna il primo gol su errore della difesa italiana. Gli Azzurri non sono convinti, non pressano, non passano, sembrano inermi e senza energie, come sotto un incantesimo e il primo tempo si chiude così. Quando inizia la seconda frazione i giochi sono ancora aperti e, si pensa, se l'Italia ci si mette di cuore due gol li segna con un attimo, quindi si spera. Una speranza che dura poco perché la squadra azzurra il cuore non ce lo mette e anche se la Slovacchia gioca senza più l'energia del primo tempo, non subisce molto e chiude bene gli spazi.
GLI SCHERZI DEL DESTINO. A questo punto entra Pirlo ed ecco che il destino si fa più beffardo che mai. Arriva il secondo gol della Slovacchia e al 28° minuto del secondo tempo, la partita sembra chiusa, ma è appena cominciata. Su triangolazione perfetta di Quagliarella arriva il gol di Di Natale, quando mancano una decina di minuti alla fine. Due minuti dopo Quagliarella la mette dentro, ma il guardalinee segna fuorigioco. A 2 minuti dal 90° arriva il terzo gol della Slovacchia. Ma in zona recupero segna Quagliarella. Quando la partita sta sul 3 a 2 per la Slovacchia e il 3 a 3 qualificherebbe l'Italia, quando mancano solo pochi secondi alla fine e l'Italia ha la sua ultima occasione, Pepe si trova da solo davanti alla porta avversaria, ma non ci crede abbastanza e calcia di un soffio al lato. La partita si chiude subito dopo, al brivido si sostituiscono le lacrime e alla speranza l'amarezza.
ITALIA - SLOVACCHIA 2 A 3
di Stefano Papalia
- 24 Giugno 2010
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A me dispiace, come tutti, la sconfitta e l'eliminazione dell'Italia, ma non mi sono piaciuti i commenti su Lippi e sulla squadra, da parte di tutti i giornali. In particolare penso che Lippi non poteva fare meglio di così, perchè l'Italia non dispone più di campioni come 4 anni fa. Basti pensere che l'Inter, la prima squadra al mondo, vincitrice di Scudetto, Coppa dei campioni e Coppa Italia, in formazione non aveva nessun titolare italiano e che l'artefice del suo record (nessuno ha mai vinto i 3 trofei in Europa in una sola stagione) è Mourigno, un allenatore che viene dal Portogallo. Io continuo a pensare che Lippi sia, insieme a Capello, il miglior allenatore d'Italia. Penso che sia molto più bravo di Maradona e di Dunga. Il problema è che l'Argentina ed il Brasile hanno una rosa di campioni fuoriclasse che l'Italia non ha. Ripeto: il grande Lippi non poteva fare meglio di quanto ha fatto.
Commento inviato il 25-06-2010 da Oreste Malatesta